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Difficile una pace senza il dietro front della Russia

 

Caro direttore, nei giorni scorsi Macron e Biden hanno detto che vorrebbero organizzare una conferenza di pace per porre fine alla guerra in Ucraina ma Putin ha subito risposto che è interessato ad essa se si accetta il principio che la Russia non rinuncia ai territori occupati. Cosa emerge da questo scambio di opinioni? Che la situazione è bloccata perché il governo russo non intende rinunciare ai territori per entrare in possesso dei quali ha attaccato l’Ucraina (Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson) e che ha formalmente annesso il 30 settembre scorso. Il problema di fondo qual è? Che la Russia è recidiva perché nel 2014 ha annesso la Crimea, che faceva parte dell’Ucraina, senza che nessun organismo internazionale abbia riconosciuto la validità del referendum che ha decretato l’annessione. Per questo motivo, per non legittimare ulteriormente la prepotenza, gli ucraini non possono accettare di cedere i territori annessi dai russi quest’anno. Se il governo russo avesse fatto capire che era disposto a rinunciare a tali territori accontentandosi della Crimea probabilmente (al di là della formale non rinuncia alla Crimea da parte degli ucraini) ci poteva essere a breve una soluzione pacifica al conflitto ma nel momento in cui il governo russo fa capire che non vuole fare alcuna rinuncia territoriale allora la soluzione pacifica diventa molto difficile. Mi chiedo se questo scenario è chiaro a coloro che insistono perché le nazioni occidentali si impegnino a trovare a breve una soluzione pacifica al conflitto. Mi chiedo anche se essi ritengono moralmente ipotizzabile una rinuncia, anche parziale, da parte degli ucraini a Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. Significherebbe legittimare la forza bruta senza avere alcuna considerazione per gli ucraini che dovrebbero rinunciare ad altri territori, dopo la Crimea, dopo essere stati barbaramente attaccati e massacrati.

 

Cordiali saluti

 

Franco Pelella - Pagani (SA)

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