La città di Solofra è una realtà industriale da almeno cinquecento anni
La riconoscenza degli uomini.
La città di Solofra è una realtà industriale da almeno cinquecento anni, specializzata in diverse attività, tra queste è prevalsa la monocultura della concia delle pelli. Sui mercati internazionali la cittadina irpina ha sempre fatto valere i suoi prodotti nelle fiere e nei mercati. Ha conosciuto momenti di grande fervore economico e momenti di profonda crisi. Ancora oggi il primato della concia, nell’ambito manifatturiero, porta Solofra ad essere l’unico polo nel Sud dell’Italia.
Mentre questa parte della medaglia la porta ad essere nota, l’altra faccia della medaglia la porta ad essere la realtà dell’insofferenza operaia, dell’arroganza padronale, della mancanza di Cultura. A guardare la sua storia c’è da rabbrividire: non ha mai avuto una classe dirigente capace di condurla oltre i limiti dell’avere. Scomparsa la parte aristocratica che aveva gestito le sorti della città fino agli albori del XX secolo: si veda il bel libro di Franca Pirolo:”L’industria conciaria italiana tra tradizione e innovazione”(Rubbettino,2011), i nuovi ricchi non hanno saputo tenere il timone della sua artigiano/industrialità , riducendola ad una città dormitorio.
Lo studio della Pirolo ha messo in evidenza la grande storia economica di Solofra maturata dall’uso sapiente delle risorse del piccolo territorio: pastorizia, manodopera, proprietà terriera. Alla base uomini colti che nei viaggi commerciali sapevano consolidare le proprie esperienze riportando a Solofra i frutti migliori. “Il ponte delle ferriere” oggi è una isolata parte del contesto urbano senza più memoria del suo grande passato fatto di concerie, fonderie, lanerie.
Un uomo, nato sul finire del XIX secolo, figlio di borghesi, lasciò la sicura carriera ecclesiastica, che l’avrebbe portato ai successi che si preannunciavano dalle prediche tenute nelle molte chiese dell’Irpinia, per abbracciare la causa degli umili, dei meno abbienti, della classe operaia sfruttata e ricattata da padroni senza scrupoli: divenne sindacalista di sinistra. Quest’uomo era nato a Solofra il 13 novembre 1882, il suo nome è leggenda: Vincenzo NAPOLI.
Quest’uomo, colto e tollerante, abbracciò la causa operaia dormendo accanto ai minatori del piccolo centro irpino di Tufo, fondò la Lega Pellettieri e la Cooperativa Operaia “La Riscossa” (la foto è oggi nella sede del Circolo Ricreativo Operaio a lui intitolato in Piazza Umberto I), riscattò le sorgenti d’acqua di Solofra dalla sottomissione dei padroni antichi donandole all’uso civico: per questa forte vittoria la città di Solofra ha potuto godere ,dagli inizi degli anni ’20 dello scorso secolo, dell’autonomia conciaria e i cittadini avere l’acqua nelle fontane pubbliche.
Ricordate che questa è Storia!
Storia che insegna agli uomini come vivere,a coloro che si pongono alla guida della cittadina come governare, a quanti amano la Libertà come camminare di fronte agli ostacoli dei Suoi nemici. Ebbene ci sono voluto 130 anni, tanti ne sono passati dalla nascita di Vincenzo NAPOLI, perché un piccolo grande uomo si ricordasse che la città doveva molto al suo sindaco: Aniello De Chiara, sindaco di Solofra, al suo primo mandato (1993-1997) deliberò in Consiglio Comunale di intitolare la Sala Consiliare, nel Palazzo Orsini(attuale sede municipale), all’unico uomo che aveva amato sinceramente la sua città migliorandola a cominciare dalle classi più deboli, rinunciando agli orpelli del proprio egoismo,divenendo due volte sindaco: prima e dopo l’avvento del Fascismo: Vincenzo NAPOLI (vedi Deliberazione del Consgilio Comunale N.171 del 18.12.1996):
Oggi, a 130 anni dalla nascita, Vincenzo NAPOLI, vede riconosciuto il prezzo delle sue rinunce, delle sue sofferenze, degli allontanamenti forzati dalla città natale con l’apposizione della targa, realizzata a sue spese dalla figlia dello scomparso sindaco Aniello De Chiara, all’ingresso della sala consiliare, nel Palazzo Orsini, dove ancora si decide il destino di questa terra.
10 novembre 2012 dr. Vincenzo D’Alessio