Anche la famigliona ha la sua “Casta” e.....il kraken, il Pigmalione ed il “paccottaro”!
3^ puntata della Saga “Castigat scribendo (et ridendo) mores”
Con tante tasse che il Governo Tecnico ci sta appioppando, fa molta rabbia leggere ogni giorno sui giornali che esse servono per ripianare le spese folli, le ruberie e gli abusi della “Casta”, abilmente occultati per anni ed ora snocciolati in tutti i loro risvolti più ignominiosi. Tempo fa, in verità, leggemmo qualcosa su Bertinotti e D’Alema che, mentre si ergevano a paladini del proletariato, pare abitassero in prestigiosi edifici dello Stato nei posti più esclusivi di Roma. Ma la notizia fu prontamente declassata a notiziola e non se n’è parlato più, sebbene il “magna magna” dei politici continuasse ad oltranza. Comunque, si trattava pur sempre della “Casta” per antonomasia. Da oltre quarant’anni al potere! Con privilegi ineguagliabili! Eppure…., si racconta che un nucleo della famigliona abbia goduto, per lunghissimi anni, di privilegi abbastanza simili a quelli dei politici. Chi di noi non ha mai desiderato abitare GRATIS un grandissimo edificio pubblico con terrazzo, giardino e parcheggio privato? Di non dover pagare le fatture di acqua, luce, gas e telefono? Né IMU, TARSU e balzelli vari? Di ricevere gratis abbondantissime “spese” giornaliere? Di vedersi accordare addirittura uno, due, tre stipendi, per assolvere qualche piccolo “incarico” nell’edificio stesso? Chi non lo ha mai sognato, eh…? Ebbene, signore e signori, SI DICE che, per gentile concessione di un politico probabilmente eletto con i voti della famigliona, questo sogno sia.….diventato….REALTA’!!!!!! Nemmeno Raffaella Carrà è mai riuscita a tanto con le sue “Carrambate”! Si racconta che un nucleo della famigliona, grazie a quei privilegi, sia riuscito ad accumulare, negli anni, tali somme da poter acquistare vari appartamenti in città, case al mare, un palazzo antico di grande valore e…..poco è mancato che non comprasse anche la “Casa a Montecarlo”, se Gian fry fry non l’avesse prontamente ceduta al congiunto di Betty Blonde. Una vera e propria “Casta”, dunque. Paesana, ma pur sempre “Casta”!
Questo nucleo, poi, per quell’ingarbugliato intreccio di “fuitine” ed accoppiamenti tra componenti di famiglie numerose, annovera tra le sue tante parentele acquisite nientepopodimeno che…il KRAKEN !!!
Il Kraken! ( animale malsano, letteralmente)
Nella mitologia scandinava, il leggendario Kraken delle maree è un mostro marino, una sorta di gigantesca creatura a metà tra piovra e serpente. In ambito cinematografico, nel film “Scontro fra Titani”, il Kraken ( Ceto, nella mitologia greca) viene tenuto imprigionato sotto il mare da Zeus. Quando Perseo, figlio di Zeus e dell’umana Danae, decide di ribellarsi e sovvertire l’ordine delle cose (che vedeva gli Dei comandare e gli uomini costretti ad obbedire), il padre degli Dei, istigato dal fratello Ade, libera il Kraken con lo scopo di distruggere la città di Argo ed uccidere il ribelle Perseo. Il “nostro” Kraken paesano, però, più che un mostro mitologico appare sempre più un mostriciattolo telecomandato dalla famigliona. Una sorta di “guappo di cartone”, tenuto sempre ai margini dagli abitanti del posto per la sua fama di soggetto rissoso, ignorante, immorale; capace, si dice, di picchiare ripetutamente genitori e sorelle per appropriarsi della “roba” di famiglia. Questo vigliacco, specialista in “fuitine”, era entrato a far parte della parentela appunto irretendo, come ricordano tutti, una "pecorella nera" della famigliona. Proprio per questo motivo, non era ben visto dai large family's members, preoccupati di preservare immacolato l’alone di “gente di Chiesa e timorata di Dio”, che è diventato negli anni il loro (finto) “marchio di fabbrica”. Una volta, però, si diede il caso che “i buoni uffizi” del parroco di turno non sortirono gli effetti sperati. I proprietari non erano interessati alla vendita di alcuni terreni che il capo-famigliona, invece, DOVEVA necessariamente acquisire per una delle sue innumerevoli speculazioni. A quel punto, vistosi alle strette, il capo-Zeus ebbe una delle sue tante idee criminose: sdoganare il Kraken e sguinzagliarlo contro chi aveva opposto “il gran rifiuto”! Così quell’essere immondo, che non aspettava altro per ingraziarsi il capo-famigliona ed essere finalmente accolto nel mellifluo abbraccio della malefica organizzazione, incominciò a porre in essere le azioni più ABOMINEVOLI, atte verosimilmente ad “invogliare” i proprietari a vendere i loro terreni, per “quieto vivere”. Si racconta che, mentre il suo squallido entourage familiare aveva il compito di mettere in moto la macchina del fango, confezionando e diffondendo porta a porta calunnie sui proprietari terrieri, l’infame si dedicasse ad atti vili, che non stiamo qui a descrivere ad uno ad uno, perché rappresentano un oltraggio al comune senso del vivere civile. Le sue “carognate” probabilmente ricevono l’imprimatur ed il compiacimento del capo-Zeus ed il vigliacco si sente sempre più parte integrante dell’organizzazione di quei farabutti. D’altronde si è integrato proprio bene: pur “facendosi passare”, pare, per nullatenente, possiede interi palazzi in paese e case al mare. Probabilmente “esenti” IMU e TARSU, tanto per continuare la “tradizione” della parentela! E così, strada facendo, di speculazione in speculazione, la famigliona è passata dall’utilizzo soft dei “buoni uffizi” di qualche parroco bonaccione all’utilizzo permanente del turpe Kraken paesano. I tempi cambiano, si sa! I fetentoni, però, restano sempre gli stessi ripugnanti PARASSITI!
Avrei tante altre storie da raccontare sulla famigliona e su tutti quelli che le orbitano intorno. A cominciare da quella dell’immancabile flop come aspirante galoppino politico, dopo quello come aspirante imprenditore truffaldino, del figlio legittimo del capo-famigliona. Uno squallido traffichino “senza arte né parte”, che ha “beneficiato” di uno stipendio di circa 2600,00 euro più bonus per ben 10 anni, presso un comune si dice. Per svolgere quale lavoro? Non si sa! O la storia di quell’impiegato, anche lui di un comune dicono, che ha un tenore di vita molto al di sopra delle sue “possibilità dichiarate”; abilissimo, si racconta, con il gioco delle tre…..licenze. Tutti ne parlano, eppure sfugge sempre al redditometro, così come un capitone invitato al cenone della vigilia di Natale. O, ancora, la storia del PIGMALIONE della famigliona, detto anche “Cazzano” perché abilissimo, si dice, a “dribblare” inchieste su inchieste. Dicono anche che sia un grande appassionato di quel famoso ballo tanto in voga in Brianza: il “Bunga Bunga”. O la storia di un nipote diretto del capo-famigliona. Un mascalzone capace, come si racconta, di raggirare uno zio che “aveva fatto fortuna” in sud-america: invogliandolo ad impiantare una conceria nell’hinterland. Questo ricco zio era proprietario di moltissime mandrie delle pampas, perciò poteva fornire materia prima in quantità industriale. Il nipote farabutto si offrì di curare il ciclo lavorativo, in quanto nell’ambiente conciario veniva accreditato come buon conoscitore del mestiere. Il piano era semplice: invogliare lo zio ad inviare capitali e pelli, prospettandogli un buon business, e poi, sfruttando la sua lontananza, assestargli la “stangata”. Non dimentichiamoci che il disonesto era “depositario” del famoso marchio di fabbrica (finto) di “gente di chiesa” della famigliona. Per rafforzare il quale, non disdegnava di accompagnare lo zio, durante i suoi soggiorni dalle nostre parti, in visita ai vari santuari vicini. Il furfante organizzava quasi una processione. Davanti c’era sempre lui, vestito come un questuante. Di lato posizionava lo zio, nel suo variopinto abbigliamento delle pampas. Dietro seguiva tutto il codazzo delle “pie” donne in una “rappresentazione “ ascetico-contemplativa, come si usa appunto durante le processioni. Esse “apparivano” in formazione sparsa: la suocera del lestofante con le mani a pugno sul petto, quasi a voler richiamare la gestualità rituale dei battenti dei Santuari dell’Agro nolano-vesuviano; leggermente più indietro la moglie, sempre rigorosamente in tenuta da …“per grazia ricevuta” (saio, cingolo/cordone, piedi scalzi); infine, a chiudere la scenografia ed il finto corteo “mistico”, le figlie. L’abbigliamento di queste ultime era, come da copione, un modello mix piccole fiammiferaie / extracomunitarie ai semafori. Più commiserevoli che “mistiche”, dunque. Bisognava pur impietosire il ricco zio! Oltre a mostrarsi fedeli devoti (finti) dovevano anche fargli credere di essere “umili”, per scardinarne la naturale diffidenza, che è una caratteristica costante degli ex emigranti “invogliati” ad investire i loro capitali nel paese di origine. Non appena, dunque, le “rappresentazioni” della “corte dei miracoli” riuscirono a fugare alquanto le pur legittime perplessità sulla sua affidabilità, l’imbroglione portò a compimento il suo piano. Si dice che, come già precedentemente sperimentato con successo ai danni del suo ex “padrone di conceria”, il malfattore confezionò il “paccotto” anche allo zio d’oltreoceano. Gli sottrasse capitali e, soprattutto, ingenti partite di pelli, dichiarando spesso un mancato arrivo del “pellame grezzo” dalle pampas ed altre volte, invece, che era stato consegnato in condizioni tali da risultare inutilizzabile, buono solo per l’inceneritore. Menzogne truffaldine, come nella consolidata tradizione della famigliona, che fecero così soffrire quello zio tanto….amato, da farlo morire di crepacuore! Eh…sì, ne avrei ancora da scrivere di storie ascoltate in giro, raccontate dalla gente. ‘AIVOGLIA’! Però è appunto la voglia che manca in questo momento. Forse più in là ve le racconterò. Ma non ora! Scrivendo queste puntate sulla famigliona…..“Qualcosa mi ha disturbato! Non lo so esattamente cosa.......ma qualcosa mi ha disturbato!” Le storie sulle “MISERIE” umane, in genere, procurano sempre un non so che di fastidioso sia a chi le racconta o scrive, sia a chi le ascolta o legge.
Capitan Uncino