Montella: "L’Ospedale dei pochi mascherato da bene comune".
“Se la proprietà è del Comune, l’amministrazione ha il diritto di farci ciò che vuole”, “è un progetto fondamentale per lo sviluppo del paese”, “i frati si oppongono a un’opera necessaria per il prossimo”. Basta scorrere i commenti sui social in questi giorni per imbattersi nelle voci di chi sostiene la linea del Comune di Montella, decisa a stipare un Ospedale di Comunità nell’edificio adiacente al convento di San Francesco, custodito dai religiosi, la cui proprietà è tuttora oggetto di disputa tra le parti.
Affermazioni del genere spiegano perché “Montella capitale”, invece di splendere, scivoli verso un lento declino: i carcerieri di questo domani sono spesso gli stessi cittadini. Dietro le difese d’ufficio traspare la parzialità di chi appare legato a doppio filo alle consorterie di palazzo. A Montella ci conosciamo tutti, e basterebbe accostare i nomi di certi commentatori a quelli che compaiono negli atti comunali per scorgere legami professionali, amicizie o parentele. Una dinamica che sa più di gratitudine e vicinanza che di reale convinzione nel progetto: l’impressione è che si tratti di posizioni inquinate da logiche di interesse. E quando osservazioni così intrise di malizia provengono dai giovani, il futuro scricchiola paurosamente.
Al contrario, chi sta dalla parte dei frati – o meglio, chi ritiene inopportuna la scelta di quell’edificio per l’Ospedale di Comunità – appare mosso da imparzialità e puro buon senso, senza nemmeno conoscere i dettagli legali sulla proprietà. In un’Irpinia sospesa tra i segni della ricostruzione post-sisma e l’ombra dello spopolamento, disseminata di palazzi fantasma, strutture abbandonate e spazi vuoti, l’argomentazione che non vi siano alternative appare grottesca.
Oltretutto, non c’è alcuna certezza che questa struttura funzioni davvero. Guardando al panorama nazionale, il rischio che tali presidi restino gusci vuoti è altissimo. Vale davvero la pena sfregiare un complesso storico per un esperimento che sta già fallendo ovunque? Bisogna fare chiarezza, perché molti cittadini, ingannati dal nome “ospedale”, si aspettano un medico pronto a gestire un’emergenza, come un infarto o un trauma. Ma non è così: non troverete né un Pronto Soccorso, né la tecnologia per ecografie, radiografie o risonanze. Si tratta di una struttura di passaggio per degenze brevi, utile a chi è già stato dimesso o a pazienti fragili che necessitano di terapie in ambiente protetto. Sarebbe il caso di investire sulle persone piuttosto che sui mattoni, perché senza medici e infermieri ci ritroviamo con l’ennesima cattedrale nel deserto, una scatola gestita da personale burocratico ma priva di vera assistenza sanitaria.
Di questo passo, Montella rischia di diventare la capitale del ridicolo, simbolo di una cattiva gestione che riguarda l’intera provincia: quella politica pronta a calpestare l’armonia dei luoghi pur di dare l’idea di fare qualcosa. Altro che “il futuro non si deve fermare”, come recita il mantra dei sostenitori dell’opera. Il sospetto è che a non doversi fermare sia un certo modo di intendere il potere: un sistema che, invece di servire la comunità, serve alla propria conservazione. Se questo futuro è destinato a nutrire l’ego e le carriere dei pochi, allora non appartiene a nessuno di noi. Davanti a scelte così opache, porsi delle domande diventa il minimo sindacale.
Carmine Pascale