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Tempo Ordinario: Domenica 22.ma dell'Anno C (2024-25).

 

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Ordinario: Domenica 22.ma dell'Anno C (2024-25)

Introduzione. Siracide esorta alla pratica della mitezza e umiltà; Gesù in Luca rinnova l’invito all’umiltà ma anche alla pratica della carità verso il prossimo; Ebrei sottolinea il clima di umiltà e dolcezza che accompagna la nuova Alleanza.

I - Siracide 3,19-20.28-29 – (a) L’Autore raccomanda insieme la pratica della mitezza: compi le tue opere con mitezza (17) e dell'umiltà: fatti umile: perché i due concetti sono affini. Chi è mite e umile di cuore e nelle azioni, specie se è grande (18), in posizione elevata, sarà amato più di un uomo generoso (17), e troverà  grazia davanti al Signore (18), ne godrà i favori; dagli umili Egli è glorificatoPerché grande è la Sua potenza (20) e ai miti Dio rivela i suoi segreti (19). Gesù si presenta come mite e umile di Cuore (Mt 11,29) e tanto povero da non avere dove posare il capo (Mt 8,20); egli proclama la beatitudine della povertà (Mt 5,3) e della mitezza (Mt 5,5) e invita a imparare da lui queste virtù (Mt 11,29) e tutte le altre. La conclusione è che solo il povero di spirito è anche mite e umile e viceversa. In Gesù e in Maria si trovano in pienezza tutte le virtù e anche queste, che dobbiamo contemplare e imitare. (b) Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi (19), e purtroppo Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio, perché in lui, nella sua mente e nel suo cuore, è radicata la pianta del male (28), la malattia spirituale e psicologica; certo ogni aiuto può venire da Dio, che lo offre a tutti, come p. es. la meditazione della sua Parola: Il cuore sapiente medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio (29); utilissime sono le parabole, che illuminano con luce progressiva e perciò fanno accettare più facilmente la verità rispetto alla luce totale, che potrebbe abbagliare e infastidire. La Parola di Dio ci rende partecipi della Sapienza infinita di Dio.

II - Luca 14,1.7-14 - Un sabato si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo (1) per poterlo attaccare. Gesù notò come tanti sceglievano i primi posti, per sentirsi importanti, e Diceva agli invitati una parabola (7), in cui consiglia a uno, invitato a nozze da qualcunonon metterti al primo posto, per evitare il rischio che ci sia un altro invitato più degno di te (8) e il padrone venga a dirti: “Cedigli il posto!”; ciò sarebbe una vergogna per lui che dovrà occupare l’ultimo posto (9)il primo libero. Gesù suggerisce: Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali (10). Gesù non intende insegnare una regola del galateo o una furberia per farsi ammirare; vuole piuttosto insegnare che al banchetto si va per nutrire il proprio corpo e socializzare, e non per alimentare l’orgoglio, cosa che Dio condanna su tutta la linea e in tutte le sue manifestazioni. (b) Perciò Gesù conclude con l’affermazione sulla necessità di essere umili: Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato (11), cioè chi abbassa se stesso davanti a Dio e agli uomini sarà innalzato da Dio e chi si eleva al di sopra degli altri (superbo da super) sarà umiliato (umile da humus, gettato a terra). Sono umile se riconosco che tutto il bene che ho viene da Dio e tutto il male che ho proviene dai miei difetti e peccati, e quindi viene da me. Perciò non posso farmi grande davanti a Dio né sentirmi superiore agli altri per i doni che Dio mi dà, perché sono Suoi e non vengono dalle mie capacità. Non posso considerare inferiore a me chi non ha i miei doni, perché ne ha sicuramente altri, che io non ho. Circa il male che io e gli altri facciamo, non posso sentirmi migliore o meno cattivo degli altri, perché io conosco il mio grado di responsabilità e colpevolezza e quindi giustamente devo attribuirlo a me stesso; ma non conosco il grado di coscienza e colpevolezza degli altri, che è noto solo a Dio, che mi proibisce di giudicare. In sintesi, non posso sentirmi superiore agli altri per il bene che Dio mette in me, perché è suo dono, e devo sentirmi inferiore agli altri, per il male che facciamo, perché non ne so quanto l’altro sia colpevole. Graditissima è a Dio l’umiltà, se persino Gesù e Maria si fecero umili!

2. Gesù raccomanda la carità nell'invitare ai banchetti. Egli esorta colui che l’aveva invitato: Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio (12). Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi  (13), e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Così sarai beato presso Dio, da Cui Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti (14) alla fine del mondo, con un ricambio molto migliore. Attenzione: Gesù non dice di non invitare mai i parenti e gli amici: egli raccomanda l'amore per tutti e anche per i nemici; certamente vuole che ci teniamo ai vincoli di parentela e all’amicizia e mostriamo loro con segni concreti il nostro amore. Ma Gesù vuole insegnarci a praticare la carità, le opere di misericordia, per motivazioni soprannaturali esplicite. Alcuni soccorrono i bisognosi, perché vogliono farsi vedere: è una vergogna; altri li assistono, perché stanno male nel vedere soffrire gli altri e lo aiutano per non sentirsi loro a disagio: è egoismo; altri aiutano perché provano compassione e vogliono alleggerire la sofferenza del prossimo: rivelano sensibilità umana; altri soccorrono perché vedono l'immagine di Dio e la presenza di Cristo nel bisognoso e vogliono amarlo come si sanno amati da Gesù: è ottima, è la motivazione più alta. La terza e la quarta motivazione sono entrambe buone ma solo l’ultima ottiene la ricompensa piena da Dio. Queste idee dobbiamo alimentare in noi.

III - Ebrei 12,18-19.22-24a - Gli Ebrei uscirono dall'Egitto e si avvicinarono a Dio su un monte visibile e tangibilea un fuoco ardente, a oscurità, tenebra e tempesta (18); c'erano suoni terrificanti: squillo rimbombante di tromba e suono fortissimo di parole; perciò quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola (19), se non per mezzo di Mosè. L'Antica Alleanza fu realizzata in questo modo per affermare l'infinità grandezza di Dio, cosa che doveva aiutare gli Ebrei a impegnarsi nella fedeltà, purtroppo non realizzata. (b) Opposto è il clima della nuova Alleanza: vi siete accostati al monte Sion, e non al Sinai, e neanche alla Gerusalemme terrena, ma alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste, all’assemblea festosa del Paradiso, che è costituita da migliaia di angelidalladunanza festosa (22) e dall’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli già scritti in Cielo, e dagli spiriti dei giusti resi perfetti da Dio; al Dio giudice universale di tutti (23), a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova ed eterna, il cui sangue è purificatore ed è più eloquente di quello di Abele, che invocava vendetta (24). Non tutte le singole espressioni sono chiare e non vengono interpretate allo stesso modo; comunque è certo che l'antica Alleanza rivelava la grandezza di Dio e la sua infinità superiorità sugli uomini, pur richiamando il suo amore per l’uomo; invece la nuova Alleanza ci presenta un Dio vicino e amante e amabile, ma afferma anche che egli è giudice, e quindi escluderà dalla salvezza coloro che rifiutano di credere in Gesù, mediatore di questa nuova Alleanza, realizzata nel Sangue di Cristo e rinnovata in ogni Eucarestia. E noi, la viviamo questa alleanza?

EUCARESTIA. Dio istituì la nuova ed eterna alleanza col sacrificio di Gesù, che dura tutta la vita, vissuta nell’amore obbediente; così Dio offre a tutti la salvezza, ma ne “approfittano” solo quelli che aderiscono a Cristo con fede e carità. Ci ottengano la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, di vivere e morire uniti a Cristo (mons. Francesco Spaduzzi)

Altri Temi: 1. Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare… (1). Il Maestro e Taumaturgo accettava gli inviti anche di quelli che già erano suoi nemici o lo sarebbero diventati presto, perché anche queste erano occasioni per offrire la Parola di Dio e aiutare a lasciare la vita di peccato e iniziare la vita nuova. Il buon pastore s’impegna a cercare le pecore e le sa aspettare.

2. Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato… (11). In ebraico anaw (=povero), e ‘anì (=mite), si rassomigliano nel suono e si avvicinano nell’idea e la cosiddetta Bibbia dei 70 traduce anawim (=poveri) con praeis (=miti), quasi che i due termini siano interscambiabili; inoltre “il concetto biblico di povertà è affine a quello di umiltà” (A. Poppi). Ottime virtù da praticare!

3. Quando offri un pranzo, non invitare i tuoi amici… (12). Le parole di Gesù possono suonare dure ed essere interpretate male; è il linguaggio tipico orientale e del predicatore, che usa parole forti per far imprimere bene il concetto nella memoria e nella sensibilità della persona. Gesù ci tiene che amiamo i familiari ma vuole anche che facciamo le opere di carità verso i bisognosi.

4. Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio… (28). A tutto c’è rimedio con l’aiuto di Dio, ma il superbo si trova in una situazione peggiore rispetto a quella degli altri, perché non è capace di ascoltare un buon consiglio, in quanto si considera superiore a tutti. E’ rovinato e cade nel ridicolo per i suoi atteggiamenti di sicurezza e le bugie che dice per giustificare i suoi fallimenti.

5. Non vi siete avvicinati,… Voi invece vi siete accostati… (18.22). L’AT fu voluto da Dio ed è storia della salvezza anch’esso. Conteneva tante cose buone, che servivano a preparare la venuta del NT, ma è ovvio che la luna o le stelle non hanno lo stesso splendore e calore del sole. E L’A. cerca di spiegare nella Lettera ai fedeli somiglianze e differenze. (mons. Francesco Spaduzzi)


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