Mercato S. Severino. Il senso di un'esperienza giornalistica
Presentare il libro di un amico è sempre cosa non facile, in quanto si rischia di cadere nella retorica. L’opera di Raffaele Grimaldi è meritoria da diversi punti di vista: innanzitutto, quello strettamente giornalistico e dell’onestà intellettuale palesata nell’esercizio legittimo del diritto alla critica.
Il libro in esame raccoglie un’antologia di articoli di Non Solo Verde, che vengono pubblicati secondo un ordine cronologico, ma soprattutto secondo una linea concettuale, dal momento che esiste un sottile fil rouge che li collega tutti; infatti, esprimono coscientemente una visione diversa, rispetto a quella predominante, della città di Mercato San Severino, nella quale sia io che lui siamo cresciuti, pur non essendovi nati.
Una visione diversa, innanzitutto, della nozione di Bene Comune: la nostra Mercato San Severino, infatti, è stata amministrata in vista della difesa di interessi che, nel giudizio di Grimaldi, sarebbero distanti dal concetto più autentico di Cosa Pubblica.
Secondo la sua argomentata analisi, sarebbero stati lesi - talora - bisogni democratici in nome dell’efficienza, peraltro di un’efficienza meramente di principio, perché poi la storia avrebbe dimostrato che taluni interventi, aspramente criticati nelle pagine del giornale riportate dal libro, hanno comportato costi altissimi, non solo in termini finanziari.
È venuta meno, infatti, la dimensione della socialità; cementificazione a go-go; distruzione degli spazi pubblici verdi; eliminazione sistematica degli scarsi servizi sociali già esistenti, visti come ostacolo e non come giusto ausilio nello sforzo di governo della città: questi sono i dati essenziali sui quali gli scritti di Grimaldi hanno sollecitato, spesso, la riflessione dei lettori più attenti.
Peraltro, per la sua onestà intellettuale - innanzitutto di giornalista - ha pagato un prezzo altissimo, venendo rinviato a giudizio per un presunto reato di diffamazione mai consumato, così come il giudice di prime cure ha scritto nella sentenza, citata nelle pagine iniziali del libro.
Io ho avuto il piacere di scrivere per la testata di Grimaldi ed, in particolare, ho avuto la gioia di stare al suo fianco nei momenti nei quali il giornale viene costruito, dalla realizzazione e scelta delle foto fino all’impaginazione delle stesse: non ho potuto non notare la passione con cui Raffaele svolge il suo lavoro, una passione che è dimostrazione dell’amore nutrito verso la cittadinanza a cui, attraverso il giornale, egli ha offerto un utilissimo servizio informativo, ma soprattutto ha donato una parte importante delle sue conoscenze, del suo “mestiere” ed uso tale parola nell’accezione più nobile.
Al suo fianco sono cresciuti professionalmente molti miei coetanei, che hanno trovato in Non Solo Verde la possibilità di maturare un’esperienza altamente formativa e ricca di stimoli: Grimaldi ha fatto del suo giornale una vera e propria comunità, al cui interno è stata offerta ospitalità a sensibilità diverse, sia da un punto di vista culturale, che politico: l’unico requisito, richiesto a quanti negli anni hanno collaborato al giornale, è stato quello dell’attenzione volta al Bene Comune, che si esplica anche nella tutela e nella salvaguardia di “piccole” cose; gli articoli, ivi riportati, fanno riferimento non a caso ai luoghi della vivibilità quotidiana, dalla fontana pubblica, che viene dismessa per motivi meramente finanziari, al campetto sportivo che viene recintato ed inibito alla libera e gratuita fruizione di bambini ed adolescenti.
L’ambiente cittadino, nel quale Grimaldi da giornalista e da leader partitico si è mosso, non gli è mai stato invero amico: Mercato San Severino, infatti, vive tradizionalmente di un rispetto, a volte, fin troppo ossequioso nei riguardi del potere, per cui i suoi articoli - fortemente polemici - hanno sovente incontrato un muro di gomma, che ha impedito loro di avere la giusta e meritata eco.
Non si può negare, altresì, che la testata, di cui nel libro vengono riportati molti articoli, sia stata un laboratorio prezioso di militanza politica, l’unico esistente per molti anni nella nostra città.
Per tutti questi motivi è giusto celebrare la persona, prima ancora che il professionista, che ha mostrato un coraggio leonino nell’esporre le sue opinioni, anche quando queste – per moltissimo tempo – non hanno goduto del consenso prevalente dell’opinione pubblica.
A noi, spettatori dell’azione di Grimaldi ed, in alcuni momenti della vicenda editoriale di Non Solo Verde, suoi collaboratori – cresciuti nel rispetto sacrale della reciproca autonomia di pensiero – tocca oggi fare un plauso, perché, con la pubblicazione del libro, viene data ulteriore dignità a quegli articoli, che diventano finalmente patrimonio, anche, di chi non è Sanseverinese, ma è interessato a ricostruire un’altra visione della San Severino dell’ultimo ventennio.
Rosario Pesce