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Cattivi per scelta e non per necessità: ma anche no

Caro direttore, rispondendo ad una lettrice a proposito dell’assalto al Congresso degli Stati Uniti Michele Serra ha sostenuto che si sente di attribuire per il 51% a ragioni economiche l’assalto e il restante 49% all’incognita umana perché “…uno che assalta il Congresso inneggiando ad Auschwitz ha certamente qualche ferita sociale che gli brucia. Ma è anche, se non soprattutto, una cattiva persona, perché a milioni di altri offesi, esclusi, emarginati, non viene in mente di diventare nazisti” (Cattivi per scelta e non per necessità; Il Venerdì di Repubblica, 22/1/2021). Non sono d’accordo. Nè le ragioni economiche nè le ragioni morali bastano da sole a spiegare il comportamento umano. La ricerca scientifica degli ultimi decenni ha stabilito che il comportamento dell’uomo è dovuto, oltre che ai propri autonomi convincimenti morali, sia all’ambiente in cui vive (intendendo per ambiente le condizioni economiche, gli amici e le scuole che frequenta, l’ambito familiare in cui cresce, ecc. ecc.), sia al corredo biologico di cui è dotato, ai geni cioè ereditati dai genitori. Perciò la mia proposta è quella di attribuire il 51% dei comportamenti di ognuno a condizionamenti di varia natura (economiche, ambientali, sociali, geniche, ecc.) e il 49% alle autonome scelte individuali.

Cordiali saluti

Franco Pelella – Pagani 

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