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"Giulio Regeni. Tutto il male del mondo"

La sala Auditorium del Palazzo di Giustizia di Napoli, Alessandro Crisicuolo, ha ospitato quest’oggi la proiezione del film documentario "Giulio Regeni. Tutto il male del mondo", diretto da Simone Manetti e scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi.   
L'evento – organizzato dall’Ufficio studi e relazioni internazionali della Corte d’Appello di Napoli - si è aperto con gli indirizzi di saluto dei rappresentanti del Parlamento, delle Istituzioni territoriali e degli apicali del Distretto.
Il Senatore Sergio Rastrelli: “E’ un momento del quale dobbiamo essere grati alla Presidente della Corte d’Appello, perché anche la proiezione di un film è sicuramente un tassello di sensibilizzazione rispetto a una drammatica vicenda che ha attraversato ben sei Governi e ha scosso le coscienze nazionali e internazionali. Il processo finalmente volge al termine. Anche grazie all’intervento della Corte costituzionale sono stati spazzati via gli impedimenti di ordine processuale e l’Italia dimostra che la propria sovranità e l’intangibilità delle posizioni dei propri cittadini è un bene irrinunciabile”.    
L’Onorevole Gianni Cuperlo: “Quello che ci apprestiamo a vedere è un documento prezioso e, al tempo stesso, impietoso. È il racconto di un sequestro, di una tortura, di un omicidio. Giulio Regeni era uno dei figli migliori di questo Paese: un giovane studioso, animato dalla curiosità della ricerca, dalla passione per la conoscenza. Per questo ritengo che la proiezione di questo film, oggi, qui, assuma un significato particolare. In questo luogo le parole verità e giustizia non rappresentano formule astratte, ma trovano la loro ragion d’essere, nonostante tutto il male del mondo”.
Il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico: “Ringrazio la Presidente della Corte di Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli e l’Ufficio studi e relazioni internazionali della Corte, per aver voluto portare la proiezione del docufilm Giulio Regeni. Tutto il male del mondo nel Palazzo di Giustizia di Napoli. L'iniziativa rappresenta un importante momento di riflessione e un modo per mantenere alta l'attenzione sul sequestro, la tortura e l'uccisione del nostro ricercatore in Egitto. Seguo la vicenda di Giulio da anni e come Presidente della Camera ho cercato di riservare il massimo impegno perché si potesse fare luce su quanto accaduto. E' questione che riguarda non solo una famiglia, ma riguarda da vicino un'intera comunità e tutto il nostro Paese e ci vedrà in prima linea fino a quando non verrà fatta giustizia"
Il Presidente del Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi: "Ho molto apprezzato l’iniziativa della Presidente Covelli, che ha promosso questo importante momento di riflessione. Attraverso queste immagini possiamo comprendere ancora una volta la drammaticità di una vicenda inaccettabile, non solo per un cittadino italiano, ma per qualsiasi essere umano. È importante ribadire che questa non è soltanto la battaglia della famiglia Regeni: deve essere un impegno condiviso dall’intero Paese, affinché sia garantita la credibilità delle nostre istituzioni e venga tutelata la dignità di un nostro connazionale".
La Vicesindaca del Comune di Napoli, Laura Lieto: “La domanda di verità e di giustizia che emerge dalla vicenda di Giulio Regeni riguarda tutti noi. Siamo chiamati a difendere con convinzione la libertà di ricerca, la libertà di pensiero e la libertà di espressione, che costituiscono presupposti essenziali di ogni società democratica. Dobbiamo sostenere il coraggio, la curiosità intellettuale e la passione civile con cui tanti giovani studiosi si confrontano ogni giorno con realtà complesse”.
Maria Rosaria Covelli, Presidente della Corte di Appello di Napoli: “L'iniziativa odierna – a cura dell’Ufficio studi e relazioni internazionali della Corte, coordinato dal consigliere Nicola Russo - offre l'occasione per riflettere su una vicenda che ha profondamente colpito la coscienza civile del nostro Paese e che continua a interrogare le istituzioni, il mondo della cultura e l'intera collettività sui valori fondamentali che stanno alla base della convivenza democratica. La ricerca della verità e della giustizia costituisce un'esigenza fondamentale dello Stato di diritto. La fiducia dei cittadini nelle istituzioni si fonda infatti sulla capacità di affermare effettivamente la legalità, di accertare i fatti e di garantire che la dignità della persona non venga mai considerata un bene sacrificabile. La drammatica vicenda di Giulio Regeni, ci invita anche a riflettere su una questione più ampia, che negli ultimi anni ha assunto crescente rilevanza nel dibattito giuridico nazionale e internazionale: l'emersione autonoma di un autentico diritto alla verità. Le Corti sovranazionali e la nostra stessa giurisprudenza, anche in ambito civile, hanno affermato la sussistenza di un diritto alla verità, scaturente direttamente dagli articoli 2 e 21 della nostra Costituzione, che appartiene non solo ai familiari delle vittime, ma possiede una insopprimibile dimensione collettiva. In questo contesto, il cinema e la cultura svolgono una funzione civile ed etica particolarmente importante. Attraverso il linguaggio delle immagini e della narrazione, l'opera cinematografica rende accessibili vicende complesse e si oppone all'oblio. Opere come quella cui assistiamo oggi, contribuiscono a mantenere viva la memoria, a contrastare l'indifferenza e a promuovere - anche nelle nuove generazioni - una più profonda consapevolezza dei temi legati ai diritti fondamentali, alla libertà accademica e alla responsabilità istituzionale. Un pensiero e un ringraziamento affettuoso ai genitori di Giulio Regeni che stanno portando avanti una infaticabile battaglia per la verità e la giustizia con straordinari coraggio e compostezza. In questa vicenda è stato determinante il ruolo della magistratura requirente, giudicante e della Corte Costituzionale”.
Aldo Policastro, Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli: “Quella di Giulio Regeni è una vicenda nella quale i valori della verità e della giustizia emergono con straordinaria forza e, al tempo stesso, mostrano tutta la difficoltà del loro compimento. È una storia in cui la ricerca della verità ha richiesto anni di impegno, di tenacia e di coraggio da parte dei suoi genitori, che non hanno mai smesso di chiedere che fossero accertati i fatti e individuate le responsabilità. Va sottolineato il ruolo della Magistratura che ha anche sollevato questioni di legittimità costituzionale È una vicenda che richiama temi fondamentali per ogni democrazia: il rifiuto della tortura, il rispetto della dignità della persona. Giulio era un giovane ricercatore, eppure, proprio quell'attività di studio e di ricerca è stata deformata e interpretata come una minaccia. Un giovane studioso è stato trasformato in un presunto oppositore politico, individuato come un obiettivo da colpire, fino all'esito tragico della sua uccisione”.
Carmine Foreste, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli: “Essere qui oggi non rappresenta soltanto un'occasione di riflessione, ma un vero e proprio imperativo morale e civile. La vicenda di Giulio Regeni richiama tutti noi alla responsabilità di vigilare sul rispetto dei diritti umani. Giulio credeva profondamente nel valore della conoscenza. Per questo colpire Giulio non ha significato soltanto colpire un giovane ricercatore. Ha significato colpire la libertà di ricerca, il diritto alla conoscenza. Avvocatura e Magistratura sono vicini alla famiglia in questa battaglia”.
Dopo la proiezione del docufilm, si è tenuto un dibattito cui hanno partecipato i genitori di Giulio Regeni, Paola Deffendi e Claudio Regeni, che hanno ringraziato per la vicinanza le istituzioni e ai quali la platea ha riservato un caloroso applauso e una standing ovation.           
 
Si sono susseguiti gli interventi del Sergio Colaiocco, Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Roma, che ha sottolineato gli aspetti processuali più salienti della vicenda, evidenziandone i possibili risvolti anche alla luce delle sentenze della Corte costituzionale che ha ampliato i diritti della difesa e di Alessandra Ballerini, avvocato di parte civile della famiglia Regeni, che ha posto l’accento sulla “condivisione, che nasce dal fatto che Giulio ha sentito tutto il male del mondo che è la tortura, un crimine contro l'umanità. Tutta l'umanità, quindi, ha diritto di sapere quello che gli è successo”.

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