Tempo Ordinario: Domenica XXI dell’Anno A (2025-26).
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo Ordinario: Domenica XXI dell’Anno A (2025-26)
Letture bibliche: Is 22,19-23; Sal 137; Rm 11,33-36; Mt 16,13-20
Introduzione. (a) Gesù dice della Chiesa: “le potenze degli inferi non prevarranno contro di essa” (18), cioè della morte, che distrugge tutto, non vinceranno sulla Chiesa. La morte entra nel mondo come effetto del peccato dei progenitori. Noi apparteniamo alla Chiesa e la vittoria è anche nostra; ma, purtroppo, tante volte anche noi la diamo vinta alla morte, perché commettiamo tanti peccati. Chiediamone perdono. (b) Isaia ci delinea la caratteristica di servizio, che deve essere presente nell’esercizio di ogni autorità, specie nella Chiesa; Matteo ci presenta il primato di Pietro o, meglio, il servizio petrino nella comunione, che è la Chiesa; Romani è un inno di ammirazione e gratitudine per la grandezza di Dio e per le sue opere meravigliose, specie per la Chiesa.
I – Isaia ci ha offerto degli spunti di riflessione su come va esercitata ogni autorità nella Chiesa, nello Stato e nella società civile. A Sebna, maggiordomo del palazzo reale, Dio dice: Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto (19), perché indegno per la sua arroganza, e la promette a Eliakim, ben diverso: Metterò il tuo potere nelle sue mani. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire (21-22), un’autorità, quindi, molto ampia. Questi, a differenza di Sebna: Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme (21). E’ quello che Dio desidera da tutti i Capi in tutti i sensi: esercitare l’autorità con l’atteggiamento paterno, che Dio ha con gli uomini. Tali furono Mosè e Giosuè, Davide e pochi altri…
II – 1. (a) Gesù interrogò i discepoli su quello che la gente diceva di Lui, chi pensavano che Egli fosse. Le risposte furono varie e questo mostrava che si discuteva molto su Gesù e sulla Sua identità e missione: “Alcuni dicono Giovanni il Battista (14), che è risorto dai morti e per questo ha il potere fare prodigi” (Mc 6,14); altri Elia, altri Geremia redivivo o qualcuno dei profeti” (14). Poi Gesù pose la domanda direttamente ai Suoi discepoli: “Ma voi, chi dite che io sia” (15). Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (16). E’ probabile che Pietro risponda anche a nome degli altri, anche se la lode e la promessa riguarda solo Pietro. Chi è veramente Gesù per noi? (b) Esaminiamo la risposta di Pietro per verificare la nostra fede. A. Tu sei il Cristo, o Messia. Con questo termine gli Ebrei indicavano l’Unto per eccellenza. Venivano unti sempre i re e il sommo sacerdote; presto si incominciò a ungere anche gli altri sacerdoti; non era prevista l’unzione dei profeti, ma, poiché avevano il dono dello Spirito, che veniva considerato effetto dell’unzione sacra, erano considerati “unti”, anche senza esserlo. Il Cristo o Messia o Unto era l’inviato di Dio che doveva liberare il popolo ebreo e tutti gli uomini dalla schiavitù di Satana. Alcuni Ebrei interpretavano il ruolo del Messia in termini politici e così si spiega perché Gesù spesso proibisce di dire alla gente che Lui è il Messia; così avviene molte volte nel Vangelo di Marco e anche qui: Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo (20). B. Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Figlio di Dio nell’AT erano gli Angeli e il popolo ebreo nel suo insieme, i re ebrei e i singoli giusti. Attribuito a Gesù, il titolo si carica di un significato molto più profondo. In effetti Gesù opera miracoli e mostra un dominio sulla natura e sulla malattia, sulla vita e sulla morte, che solo Dio può avere. Oltre tutto Egli dichiara di avere il potere di rimettere i peccati, riservato a Dio: Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: “Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati se non Dio solo?” (Mc 2,6-7). “Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Alzati! - disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va’ a casa tua” (Mt 9,6). E in altre occasioni Si attribuisce così chiaramente poteri divini che i Suoi nemici, decisi ad ammazzarLo, Gli rinfacciano: Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio (Gv 10,33). Crediamo che Gesù è veramente Figlio di Dio?
2. (a) La risposta di Pietro è stata una cosa grossa... Gesù lo sottolinea innanzitutto dicendo a Pietro: né carne né sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli (17), cioè questa sua professione di fede esula dalle possibilità umane e quindi solo Dio Padre ha rivelato a Pietro la vera identità di Gesù, che egli esprime nelle sue parole; poi facendogli delle promesse: A. la prima è di metterlo a fondamento della Chiesa: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa (18); Gesù è il fondamento della Chiesa (1Cor 3,11); ma anche tutti gli Apostoli, Pietro compreso, sono fondamento insieme con Cristo (Ef 2,20): Pietro è da solo con Cristo fondamento della Chiesa come lo sono insieme tutti gli Apostoli, incluso Pietro; B. poi un’altra: le potenze degli inferi non prevarranno su di essa (18), cioè le forze disgregatrici della morte non potranno avere il sopravvento sulla Chiesa, anche se non sono escluse le persecuzioni, che Satana e i suoi accoliti susciteranno contro di essa; C. la terza è la trasmissione dell’autorità: A te darò le chiavi del regno dei cieli (19; cfr. Is 22,22); D. infine il conferimento a lui di un potere universale: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli (19), cioè, secondo il linguaggio giuridico di allora, un potere universale di condannare e assolvere, di proibire e permettere. Rinnoviamo la nostra fede nel primato di Pietro e dei suoi successori, fino a Leone XIV e finché Cristo vorrà. Particolarmente grazie ad esso, si conserva l’unità della Chiesa, che i nostri poveri fratelli Protestanti e Ortodossi hanno perso subito dopo il distacco da Roma. (b) Gesù proclama una differenza sostanziale nel modo di esercitare l’autorità nella Chiesa e nei governi umani: Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti (Mt 20,25-28); nella linea di Isaia Paolo parla della sua paternità e maternità nei confronti dei fedeli: siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre che ha cura dei propri figli... sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi (1Ts 2,7.11; cfr. 1Cor 4,15; Gal 4,19; Film 10). In questa linea di paternità e maternità S. Giovanni usa espressioni tenerissime per i suoi figli spirituali (1 Gv 2,1ss), che riprende dalle parole di Gesù durante l’ultima cena. Se chi ha autorità nella Chiesa riflettesse un po’ di più su queste parole di Cristo e di Paolo e Giovanni, come cambierebbe il clima nella Chiesa universale, nelle singole diocesi, nelle comunità religiose, nelle singole parrocchie! Rinnoviamo la nostra fede nell’Autorità Ecclesiale, che è voluta da Cristo perché sia esercitata a modo Suo, secondo le Sue indicazioni e il Suo esempio, per il bene dei fedeli. Preghiamo molto e offriamo molti sacrifici perché essa sia esercitata secondo l’esortazione di Pietro: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio; non per vergognoso interesse, ma con animo generoso; non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge (1Pt 5,2-3).
III – (a) Nella storia il primo intervento del vescovo di Roma nella vita delle altre Chiese fu quello di papa S. Clemente I, che, alla fine del primo secolo dell’epoca cristiana, scrisse una lettera alla comunità di Corinto, perché i preti rispettassero la missione del vescovo. Il secondo e il terzo furono papa Aniceto (155-166) e papa Vittore (189-199), che intervennero in Oriente per costringere Vescovi e fedeli a celebrare la Pasqua secondo il calendario romano. Ricordiamo l’approvazione – da parte del Papa - delle decisioni dei Concili Ecumenici, a incominciare da quello di Nicea del 325. Poi ci sono stati tanti altri interventi e si è creato un certo modo di esercitare questo servizio, che potrebbe cambiare perché soggetto alle vicende della storia, e questo per facilitare l’unione fra i cristiani. Il Papa, Vescovo di Roma e successore di Pietro, secondo la dottrina della Chiesa è “il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli... Infatti il Romano Pontefice, in virtù del suo ufficio di vicario di Cristo e di pastore di tutta la Chiesa ha sulla Chiesa la potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente” (LG 23 e 22). E’ infallibile il papa quando parla come maestro universale (ex cathedra) in materia di fede e di morale. Rinnoviamo la nostra fede nel ministero petrino e la nostra gratitudine a Dio per avercelo dato. (b) Guardiamo all’importanza del ministero petrino nella Chiesa, ai grandi vantaggi che esso ha procurato ai fedeli nei secoli, per conservare l’unità della Chiesa e della fede, nonostante i tanti attacchi contro entrambi, che ci sono stati e ci saranno, e possiamo ben esclamare: O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto sono insondabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? (33-34).
Pensiero eucaristico. Incontriamo Cristo nell’Eucaristia e in tanti altri modi. Lo incontriamo anche nel Papa, che S. Caterina da Siena definiva il “dolce Cristo in terra”. In ogni Messa ci uniamo a Gesù eucaristico e ricordiamo il nome del Papa insieme col Vescovo del luogo per riaffermare la nostra comunione con Cristo e con tutta la Chiesa attraverso la nostra unione col Papa e col Vescovo. (mons. Francesco Spaduzzi)