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"Annuncio".

La nuova creazione firmata da Michele Maffei e Miro performers.

Nel Complesso Monumentale di Santa Chiara, a Solofra, il pubblico ha assistito ieri sera ad Annuncio, la nuova creazione firmata da Michele Maffei e Miro performers, un lavoro che porta in scena cinque donne sospese in un territorio di dolore, memoria e resistenza. Non un racconto, ma un attraversamento: un dispositivo teatrale che trasforma il disagio esistenziale in materia viva, vibrante, condivisa.

Prodotto dal Centro Sperimentale Teatrale di Solofra, con il patrocinio della Città, Annuncio conferma la vocazione del luogo come laboratorio di ricerca scenica. La regia e il testo di Maffei dialogano con le musiche originali di Davide De Maio, creando un ambiente sonoro e visivo che accompagna l’azione, la incrina, la disturba, la amplifica.

Giulia Aromanno, Annamaria Somma, Luigia Angelica D’Urso, Nadia D’Angelo e Maura Brescia danno corpo a cinque figure che non rappresentano personaggi, ma stati dell’essere, non interpretano, ma si espongono. Cinque presenze e cinque fratture. Il pubblico le guarda entrare, una dopo l’altra, come se la scena fosse una soglia e loro le custodi di un annuncio che non rassicura.

Ognuna porta in scena una ferita diversa: la perdita, la paura, la rabbia trattenuta, la solitudine, la memoria che non guarisce. La loro presenza è fisica, tagliente, i gesti sono minimi, calibrati, ma carichi di tensione. Le voci si alternano tra confessione e resistenza, come se ogni parola fosse un atto di sopravvivenza.

Maffei costruisce un set essenziale, dove la luce diventa confine e la penombra diventa rifugio che racconta ed espone. Il ritmo è frammentato, volutamente irregolare, come un respiro che fatica a trovare continuità. Lo spettatore non è guidato, ma chiamato a stare dentro la frattura, a diventare testimone più che osservatore in questo spazio sospeso.

Così ci si trova davanti a cinque anime che cercano un varco, un modo per dire ciò che non si dice. E mentre le parole si spezzano, mentre i corpi tremano o resistono, qualcosa accade: un riconoscimento muto, un filo che lega chi guarda a chi si offre.

Alla fine della serata, diverse amiche hanno confermato di essersi sentite protagoniste con le attrici.

Nelle due performance della serata, il pubblico ha risposto con un ascolto teso, quasi trattenuto. Annuncio non offre soluzioni né catarsi: lascia aperte domande, restituisce un senso di inquietudine che continua anche dopo l’uscita dalla sala.

Quello di Maffei è un teatro che non consola, ma che invita a guardare ciò che spesso resta nascosto.

 

 

GAR

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