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20/08/2013 21:16:42
La tutela del patrimonio artistico: un’opportunità economica e civica
di Rosario Pesce
È, ormai, luogo comune pensare al patrimonio artistico di una nazione come ad un’opportunità economica, tanto più se il Paese, di cui discutiamo, è l’Italia, che – per sua tradizione – è ricchissima di “giacimenti” artistico-archeologici, distribuiti più o meno omogeneamente sull’intero territorio, da Nord a Sud. Diversi mesi or sono, venne giustamente pubblicizzata, in tale ottica, l’acquisizione dei diritti di sfruttamento dell’immagine del Colosseo da parte del gruppo Della Valle, che - a fronte di un investimento importante per la conservazione dell’Anfiteatro Flavio - ha prelevato un marchio dell’italianità notissimo nel mondo e potrà associarlo, così, ai prodotti della propria industria, che già rappresenta una delle più importanti griffe italiane dell’abbigliamento. Se dalla dimensione romana, scendiamo a quella dei piccoli paesi e dei centri della nostra penisola, ci imbatteremo in monumenti e palazzi gentilizi, che - pur avendo, certamente, un valore artistico meno rilevante di quelli della capitale o di città, come Firenze, Venezia e Napoli – danno vita, spesso, ad un tessuto urbano, comunque, non disprezzabile in termini di dignità artistica e, soprattutto, sono depositari dell’identità civica, il cui valore sociale è difficilmente quantificabile. Infatti, come recita la legislazione in materia di conservazione dei beni culturali, un manufatto deve essere preservato, innanzitutto, in funzione della salvaguardia del patrimonio storico, di cui esso costituisce testimonianza viva; solo, in un secondo momento, interviene poi la riflessione sul valore artistico, che è evidentemente il frutto di studi, i cui risultati non sempre sono univoci. Mercato San Severino è ricca di beni [come Solofra] che testimoniano un passato di non irrilevante importanza; pertanto, pur essendo difficile organizzarne un censimento e realizzarne un opportuno archivio fotografico, che ne conservi il ricordo in favore delle future generazioni, sarebbe cosa buona e giusta se le competenti autorità pubbliche ed i volontari - interessati a partecipare, anche, in virtù di proprie acclarate competenze professionali - dessero vita ad un’iniziativa organica di rilancio dell’immagine di tali manufatti, che sono presenti in gran copia sia nel capoluogo, che nelle frazioni. Evidentemente, una simile operazione potrebbe essere finanziata da quei privati, che dimostrino sensibilità per il Bello e che palesino interesse ad essere coinvolti in un intervento di promozione di una cittadina - come la nostra – che, nel suo nome, reca il riferimento tangibile ad una delle più importanti famiglie italiane del tardo Medioevo e della prima età moderna. Potrà avvenire tutto ciò, tanto più in prossimità della campagna elettorale amministrativa, ormai imminente, che notoriamente sollecita divisioni e non favorisce interventi ispirati da un giusto senso civico? Rosario Pesce
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