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Cristo è Risorto, Alleluia!

GIOVEDI’ SANTO  -  L’Amore che si fa Comunione di Vita

Credo sia un atto di grande carità aiutare i miei amici a condividere l’Amore di Dio per noi, in questi giorni davvero santi. Lo faccio, offrendo brevi riflessioni di partecipazione.

GIOVEDI’ SANTO,

IN MATTINATA, in tutte le cattedrali della Chiesa nel mondo, ogni vescovo raduna, in modo particolare, tutti i sacerdoti della sua diocesi, per quella suggestiva celebrazione definita ‘Messa del Crisma’, ossia la benedizione degli oli sacri: dei catecumeni, degli infermi e del sacro crisma. Momenti, grandi momenti, Cresima, Sacerdozio, Consacrazione episcopale, che sono, non solo la designazione e consacrazione di noi uomini nel nostro cammino vocazionale, ma sono espressioni della Forza dello Spirito. Davvero siamo ‘unti del Signore’.

Ed è un momento, questo, che ‘fa vedere’ come davvero la Chiesa è Corpo di Cristo, visibile nella grande Comunione dei sacerdoti con il vescovo: è la Festa dei sacerdoti e di tutti i fedeli, uniti in comunità con il proprio vescovo. Un evento davvero grande e commovente.

A SERA: con grande solennità, come a continuare ‘la Cena del Signore’, ossia il dono dell’Eucarestia, nelle parrocchie viene celebrata la S: Messa definita ‘In Caena Domini’, ossia ‘nella Cena del Signore’. È la solennità della ‘prima Comunione’ della Chiesa, rappresentata dagli Apostoli, con il Corpo e Sangue di Gesù, donato per sempre quella sera.

Una Cena che da allora non finisce mai ed è la grande manifestazione di Dio che si fa Dono, Pane di Vita, per noi: ‘Mistero grande della fede’. È qui che si misura quanto conta l’Eucarestia per noi: se poco o se tanto. Ognuno deve chiederselo.

Così commentava, il caro Giovanni Paolo II, il suo rapporto con l’Eucarestia, nell’Enciclica ‘Ecclesia et Eucarestia’.

“Da oltre mezzo secolo, ogni giorno, da quel 2 novembre1946, incui celebrai la prima Messa, nella cripta di San Leonardo, della cattedrale del Wawel di Cracovia, i miei occhi si sono raccolti sull’ostia e sul calice in cui il tempo e lo spazio si sono in qualche modo ‘contratti’ e il dramma del Golgota si è ripresentato vivo, rivelando la sua misteriosa ‘contemporaneità’.

Ogni giorno la mia fede ha potuto riconoscere nel Pane e nel Vino consacrati, il divino Viandante che un giorno si mise al fianco dei due discepoli di Emmaus per aprire loro gli occhi alla luce e il cuore alla speranza’. (Dall’Enciclica sull’Eucarestia)

Oggi, siamo chiamati a vivere questo dono. Ci saremo tutti?

Vorrei che fossero nostre le parole di Pietro, davanti alle nostre difficoltà nel credere:

 “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna...Conferma la nostra fede!”

VENERDI’ SANTO: Il trionfo dell’Amore che si fa dono

Da ieri sera, dopo la S. Messa ‘in Caena Domini’, deposto Gesù in quello che siamo abituati a chiamare ‘sepolcro’, la Chiesa si è raccolta nel silenzio, a cominciare dalle campane ‘mute’, come si volesse rispettare l’amore che si sacrifica totalmente sulla croce per ridare a noi, che davvero con i nostri peccati viviamo ‘come morti’, quella resurrezione che è l’unica vera speranza per tutti.

E, in tanti, quel silenzio della Chiesa fa impressione.

Noi, abituati quasi a ‘sentire la presenza di Dio nel suono delle campane’, siamo proiettati nel silenzio, che regnò sul Calvario, quando Gesù ‘spirò’.

Ci passa davanti all’anima la visione di quel Crocifisso, che è anche l’Amore che noi continuiamo a negare a tanti ‘crocifissi’, con le nostre ingiustizie, violenze, indifferenze.

È un’immensa selva quella dei Calvari nel mondo: l’uomo ‘dalla dura cervice’ sembra voglia continuare la storia di Gesù, messo a morte per odio e cattiveria, per indifferenza e ignoranza!

E quante volte anche noi, per tante ragioni, ci sentiamo in croce...ed è come sentirsi morti.

Ma Gesù, per non lasciarci orfani, sotto la Sua Croce, ci ha donato la Mamma: ‘Donna, ecco tuo figlio’. Così l’Amore non conosce sosta.

Possiamo facilmente comprendere i sentimenti di Maria, la Madre, di Giovanni, il prediletto, e delle donne che stavano sotto la Croce.

Non era facile accettare che ‘il più bello tra gli uomini’, la Bontà senza fine, li avesse lasciati soli. Era un vuoto incolmabile.

Ma non è un carattere dell’amore conoscere la fine: l’amore valica tempi e difficoltà.

E certamente, a sostenere il dolore di Maria, era la fede e la speranza incrollabili che Suo Figlio, il Crocifisso, sarebbe tornato. Lo aveva promesso.

Una tale certezza sappiamo che non vi era stata nei Suoi discepoli.

Gli apostoli avevano mostrato tutta la loro debolezza, nel momento della prova, facendosi prendere dalla paura e fuggendo. Una fuga senza speranza.

Dove andare senza il Maestro?

La massa – e ce n’è tanta, oggi, anche tra di noi – aveva partecipato alla passione e morte come fosse uno spettacolo, se tale può chiamarsi un uomo che soffre e viene ucciso!

Noi con chi siamo, oggi, venerdì santo?

Con Maria, Giovanni e le donne a ricordare in Chiesa la passione e baciare il Crocifisso, in attesa della speranza...della resurrezione?

O siamo vittime della paura, propria di chi fugge perché non trova più una ragione nella speranza e nel perdono? Ma dove andremo?

Oppure, Dio non voglia, siamo tra quelli cui non interessa più che Dio abbia fatto dono del Figlio, per permetterci di uscire dal sepolcro dei nostri peccati e tornare a conoscere la vera vita?

Siamo tra quei fratelli e sorelle che stanno giocando la vita sull’egoismo?

Tra coloro a cui ‘Dio non interessa più’, inconsapevoli che è proprio questa la strada per crocifiggersi...ma senza speranza?

Non si può conoscere la bellezza della vita, se non si conosce l’amore..... e Colui che è l’Amore!

Con voi, carissimi, vorrei condividere il silenzio del venerdì santo, accanto a Maria, accogliendo il dono di Gesù: sentiamola nostra Madre!

Con voi adorare, ringraziare, baciare quel Crocifisso, che è davvero tutto Amore dato.

Mi resta solo di pregare per voi e con voi e così ‘gustare i doni’, che sono nel silenzio della Passione.

 

Omelia del giorno 31 Marzo 2013

 Pasqua di Resurrezione

 Cristo è Risorto, Alleluia!

 Credo sia un prezioso atto di amicizia iniziare questa mia riflessione con un augurio di Santa Pasqua. È davvero ‘il giorno che ha fatto il Signore, alleluia!’ e, per noi che, insieme, guidati dallo Spirito, abbiamo cercato di vivere la Quaresima per essere degni di partecipare al dono della Resurrezione, il dramma, che ha caratterizzato il Venerdì santo e il silenzio che ha pervaso il Sabato santo, vi è la certezza che Dio ha dimenticato il passato, iniziato bene con la nostra creazione, ma interrotto drammaticamente dal peccato dei nostri progenitori e nostro.

Un peccato che è stato ed è, sempre, il rifiuto del dono dell’Amore del Padre, per affidarsi all’egoismo, alla superbia, la terribile tentazione di satana, che proprio non vuole la nostra felicità.

Il silenzio dell’attesa è stato come un ‘ricominciare da capo’ la storia incredibile del Padre che ci perdona tutto e vuole spalancarci le sue braccia per il nostro ritorno a casa... da ‘risorti con Cristo!’.

La Chiesa celebra questa ‘nuova creazione’ con la veglia pasquale, che si celebra in tutte le parrocchie.

Una veglia che inizia

-           con l’accendere il cero pasquale: ‘la Luce che riappare’, il Cristo. Il Vivente;

-           riporta alla memoria, con la Parola di Dio, la storia dell’uomo che, come il figlio prodigo ha lasciato la casa paterna; la storia del Padre che nei secoli non smette di cercarci; la storia di un amore che alla fine rompe gli indugi e fa dono della vita del Figlio, Gesù, che si fa carico di tutte le nostre colpe, che ci separano da Dio, e le cancella con un atto di amore che è donazione totale, impensabile per noi uomini, sacrificandosi sulla croce.

-           E la Chiesa, nella notte in cui torna la Luce, suona a festa le campane, esprime la pienezza di Vita ritrovata, cantando l’inno pasquale di S. Agostino. Chissà quante volte l’abbiamo sentito e ogni volta rinasce la Gioia, dono del Cielo, che torna ad aprirsi e sorridere.

“Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,

risorge vittorioso dal sepolcro.

Nessun vantaggio per noi essere nati, se Lui non ci avesse redenti.

O immensità del Tuo amore per noi!

O inestimabile segno di bontà: per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio.

Felice colpa, che meritò di avere un così grande Redentore!

O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora

in cui Cristo è risorto dagli inferi.

Di questa notte è stato scritto:

la notte splenderà come il giorno

e sarà fonte di Luce per la mia delizia.

Il santo Mistero di questa notte sconfigge il male,

lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori,

la gioia agli afflitti.

Dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti,

promuove la concordia e la pace.

O notte veramente gloriosa, che ricongiunge la terra al Cielo

E l’uomo al suo Creatore!.” (Inno di S. Agostino)

-           La Chiesa benedice l’acqua, che poi verrà usata per i battesimi e per la benedizione delle nostre case, come a raffigurare la beata notte, in cui tutto il creato e l’uomo vengono chiamati a vita nuova con Gesù Risorto.

-           In tante chiese, durante la veglia, per ricordarci che tutti siamo ‘stati fatti partecipi della rinascita’ con il santo Battesimo, la Chiesa celebra i battesimi.

La Chiesa ci ricorda che, in quella notte, - questa notte - con la Resurrezione, è iniziata l’era di ‘un mondo nuovo’. È una notte di immensa gioia, che apre il cuore di noi tutti, troppe volte come oscurato dalla notte del mondo, che si diverte a crocifiggere ogni seme di speranza.

Ci lascia nel cuore la Gioia vera e duratura che conobbero Maria, la Mamma di Gesù, Maria di Magdala, gli apostoli, che esultarono nel vedere Gesù Risorto.

Chi non ricorda lo smarrimento del Venerdì santo, così ben narrato dall’evangelista Luca?

“Era verso mezzogiorno, quando il sole si oscurò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: ‘Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito’. E detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: ‘Veramente quest’uomo era giusto’. Anche le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto”.

Quel momento di immenso e totale amore era stato condiviso, fino in fondo, solo dalla Mamma, da Giovanni il prediletto e da alcune donne.

Gli apostoli, presi da paura, erano fuggiti, temendo di essere coinvolti nell’odio dei farisei.

Ma fanno pensare, e molto, ‘quelle folle accorse allo spettacolo, che tornavano battendosi il petto’

Ci fanno pensare a tanti che oggi, come ieri, come sempre, parlano di ‘eclissi di Dio’, tranne poi accorgersi che senza Dio ‘si fa buio su tutta la terra’ e, ancora di più, nella speranza e nel cuore!

Ma c’era stato chi aveva provato un angosciante dolore nel vedere l’Amore crocifisso: una Croce necessaria per liberarci dalla croce.

Penso alla Madonna del Sabato santo, alla Maddalena e ai tanti che amavano veramente il Maestro. Gesù era la loro sola ragione di vita. Certamente non si erano rassegnati a pensarlo sepolto, come non esistesse più.

Tutto si può seppellire, ma non l’amore, che genera sempre speranza.

E così il Sabato era diventato il tempo dell’Attesa, come è il ‘sabato’ di quanti, raggiunti dalla Grazia del Perdono, attendono che l’Amore mostri il volto di una storia nuova.

Si scrive tanto, oggi, del bisogno di molti di tornare alla fede smarrita, e quindi alla speranza.

Ed è vero. Se si è sinceri, tornano sulle labbra le parole di S. Agostino:

“Nessun vantaggio per noi essere nati, se Lui non ci avesse redenti!”

Per noi diventa icona della Pasqua il racconto che Giovanni l’Evangelista fa dell’incontro di Maria Maddalena con il Risorto:

“Maria era andata a piangere vicino alla tomba.

A un tratto, chinandosi verso il sepolcro, vide due angeli vestiti di bianco. Stavano seduti dove prima c’era il corpo di Gesù, una dalla parte della testa e uno dalla parte dei piedi. Gli angeli le dissero:’Donna, perché piangi?’. Maria rispose: ‘Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno messo’. Mentre parlava si voltò e vide Gesù in piedi, ma non sapeva che era Lui.

Gesù le disse: ‘Perché piangi? Chi cerchi?’. Maria pensò che fosse il giardiniere e gli disse. ‘Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai messo e io andrò a prenderlo’.

Gesù le disse: ‘Maria!’.

Lei subito si voltò e gli disse. ‘Rabbunì! Che in ebraico vuol dire. Maestro!’.

Gesù le disse. ‘Lasciami, perché io non sono ancora tornato al Padre. Va’ e dì ai miei fratelli che io torno al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro’.

Allora Maria andò dai discepoli e disse: ‘Ho visto il Signore!’” (Gv. 20, 11-18)

Quel semplice chiamarsi o, se preferiamo, ‘ritrovarsi’ di Gesù e Maria, contiene tutta la Gioia della Resurrezione.

L’Amore non ha bisogno di tante parole!

Basta ‘chiamarsi’ per trasmettere l’intensità indescrivibile della Gioia, come quando ci si incontra dopo una lunga lontananza, con l’intenso desiderio di vedersi: basta uno sguardo.

Qui due parole: ‘Maria!’ ‘Maestro!’.

Chi di noi non vorrebbe ‘ritrovare la gioia della vita’ nell’Incontro?

La conoscono questa gioia, quanti, dopo una vita in cui ‘Gesù era come morto, sepolto’, nella conversione, Lo ritrovano, come accade ogni volta nel perdono della Riconciliazione.

Noi cerchiamo Colui che ci cerca, Lo ritroviamo e...ci sentiamo chiamati per nome!

Vorrei augurarla e, più ancora, pregarla per tutti la Gioia di Maria.

Una Gioia che la Chiesa così racconta, nella ‘sequenza’ della S. Messa di Pasqua:

“Raccontaci, Maria, che hai visto per la via?

La tomba del Cristo Vivente, la gloria del Cristo Risorto,

gli angeli suoi testimoni, il sudario e le vesti.

Cristo, mia speranza, è Risorto e vi precede in Galilea.”

L’esplosione di Gioia celeste, uscita dal cuore di Maria, nel trovarsi di fronte a Gesù Risorto, Vivo, da allora ha attraversato tempi ed anime.

Sono venti secoli che quell’annuncio si ripete, come un ‘oggi senza tramonto’.

Ha raggiunto tantissimi nella storia: meglio, è la stessa storia della Chiesa.

E anche oggi possiamo risentirlo...sempre se, come Maria, siamo animati dal desiderio di trovarLo...perchè senza di Lui, senza Resurrezione, direbbe S. Agostino: ‘a nulla varrebbe vivere!’.

Ma occorre vivere seguendo le parole che S. Paolo scrive ai cristiani di Colossi:

“Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù,

 dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio:

 pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra.

Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!

Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita,

allora anche voi sarete manifestati con Lui nella gloria” (Col. 3, 1-4)

L’augurio è che il nostro tempo conosca la bellezza del Cristo Risorto, esca dalla notte che fa paura e voi, che con me camminate, come Maria verso il sepolcro, possiate essere ‘testimoni di Gesù Risorto’ e, quindi ‘con Lui e per Lui, speranza del mondo’.

Antonio Riboldi – Vescovo

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