8 Marzo: festa della donna
Mimose a rametti e boccioli di parole a donne ancora in… fiore.
Il motivo che spinge ad interrogare una voce di dentro, è da ricercarsi in quel suggestivo incanto del prodigio della giovinezza che inesorabilmente, ahimè!, s’avvia al crepuscolo, quando del fulgore antico non resta che individuare le vestigia, fastose sì, ma sempre più sbattute dai nembi , sempre più consunte. Così, facendosi largo tra una tenue nebbiolina che avvolge un’antica visione, e leggiadra, spinto da un tocco di generosità, commovente, l’autore ha trovato estro e vigore per dipingere un onesto ritratto di donna mediterranea matura, ma non sfiorita; smarrita, ma non persa; ribelle all’incedere delle ore, ma cosciente di quei profumi primaverili sempre più attenuati,sempre più lontani, sempre più rincorsi e…appena scalfiti.
Torna alla memoria quella che fu,
e giammai m’avvidi di sì alta virtù.
Or che m’ammiro e guardo su e giù,
cala il sipario su te che rivedrò mai più.
Trist’è il vial che repentin prende la donna,
e viver la fa, in furor, ma pien d’affanno;
qual strega si riflette notte e dì:
specchio delle mie brame, ma perché finì?
Come il tardo villan solca la terra,
poggia le sementi e lesto le sotterra,
sì tu t’adopri a mille aggiustature,
con balsami odorati, a rivoli e insenature.
Ma vivi questa stagione ancora in… fiore:
all’arco ognora dardi ha di …splendore!
M.B.