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Musto: "Chi ha voltato le spalle a Vacchio e perché?"

È questa la domanda politica che Pratola Serra non può evitare.

Perché oggi il metodo di Vacchio non va più bene?

La notizia arriva dopo le dimissioni di Carmine Vacchio e sarebbe un errore - politico prima ancora che umano - leggerla come un episodio isolato, come una frattura improvvisa o come una scelta individuale maturata nel vuoto. Qui siamo davanti a una cacciata de facto, maturata nel tempo e consumata nel silenzio.

Non ho mai condiviso fino in fondo né le idee di Vacchio né il suo modus operandi. Le differenze politiche ci sono sempre state, non sono mai state un mistero e non intendo riscrivere la storia per convenienza. Ma una cosa non può essere negata, da nessuno: Vacchio è sempre stato coerente. Coerente nel metodo, coerente nelle scelte, coerente anche quando quella coerenza gli è costata consenso, rapporti, isolamento.

Per decenni ha rappresentato un perno della vita amministrativa e politica di questa comunità, nel bene e nel male. Ha guidato, costruito, tenuto insieme. Ha preso per mano chi ieri era opposizione e che oggi (non) amministra con una maggioranza risicata, fragile nei numeri e ancor più fragile nella visione. Lo ha fatto senza mai rinnegare se stesso, senza adattare le regole al momento, senza piegare i regolamenti alle convenienze.

Ed è qui che il quadro diventa inevitabilmente politico.

Perché oggi quel metodo non va più bene?
Perché oggi il rispetto dei regolamenti diventa un ostacolo e non una garanzia?
Perché la questione dei permessi - che non è un dettaglio tecnico, ma il punto in cui si incontrano legalità, trasparenza e responsabilità - diventa improvvisamente il nodo da aggirare?

"Ho chiesto trasparenza e rispetto dei regolamenti.
I permessi sono la questione che racchiude tutto.
C’è chi ha cambiato idea. Io no.", scrive Vacchio.

E c’è un’altra domanda, forse la più scomoda: con che faccia coloro che erano più vicini a Vacchio, politicamente e umanamente, gli hanno voltato le spalle? Con che disinvoltura lo si lascia solo proprio ora, proprio quando la sua coerenza non è più funzionale agli equilibri del momento?

Questa non è una vicenda personale: è una questione profondamente politica.

È legittimo chiedersi quali interessi oggi rendano scomoda la trasparenza. Chi trae vantaggio dal mettere da parte chi chiede semplicemente il rispetto delle regole? Perché si preferiscono l’ambiguità al confronto, il silenzio alla chiarezza, l’allineamento alla responsabilità?

Io continuo a stare dove sono sempre stato. Non ho mai fatto sconti politici a Vacchio, e non inizio oggi. Ma non accetto che la coerenza venga trattata come una colpa, né che il rispetto dei regolamenti diventi negoziabile.

Non è Vacchio ad essere diventato incompatibile. È diventata incompatibile la trasparenza. E bisogna chiedersi perchè.Immagine incorporata

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