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Tempo di Natale – 6 gennaio: Epifania del Signore dell’Anno A (2025-26)

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo di Natale – 6 gennaio: Epifania del Signore dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3. 5-6; Mt 2,1-12

Introduzione. La Chiesa oggi ci fa celebrare tre misteri della vita di Gesù, che sono altrettante manifestazioni di Lui: la manifestazione ai Magi, quella in occasione del Suo Battesimo, e quella delle nozze di Cana. Il primo mistero domina la festa di oggi; il Battesimo di Gesù sarà celebrato domenica prossima; le nozze di Cana trova posto nelle celebrazioni feriali e Domenica II del Tempo Ordinario dell’Anno C.

I - Abbiamo ascoltato un profezia di Isaia: ne abbiamo sentite tante in Avvento e Natale, che ci hanno fatto sapere che già nell’AT Dio rivelava progressivamente il Suo piano di salvezza: nel NT esso si sarebbe manifestato in Gesù Cristo pienamente e da Lui sarebbe stato realizzato. A nome di Dio, il profeta Isaia invita Gerusalemme e tutto Israele a stare nella gioia perché, mentre tutti i popoli restano nell’oscurità, sugli Ebrei splende la gloria del Signore, cioè in mezzo a loro c’è una manifestazione speciale della presenza di Dio: viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te (1); la sua gloria appare su di te (2). I popoli pagani arriveranno alla luce di Dio attraverso il popolo ebreo; perciò esso sarà illuminato: su di te risplende il Signore (2), e diventerà luce per gli altri: Cammineranno le genti alla tua luce (2). Dove c’è luce esplode la gioia: sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore (6), per un motivo bellissimo: I tuoi figli, esuli dalla loro patria, vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio (4) dai popoli pagani: tutti costoro si sono radunati, vengono a te (4) dalle parti più lontane del mondo, e porteranno doni: l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti (5)Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore (6). Sono i convertiti alla fede nell’unico vero Dio! La profezia si realizza parzialmente con il ritorno degli esuli da Babilonia e altre zone dell’Impero di Ciro, che permette agli Ebrei di rientrare nella Palestina.

II – 1(a) Questa profezia si realizza pienamente con la venuta di Gesù, che nasce a Betlemme e riceve la visita dei Magi. Intorno a Gesù vediamo finora solo ebrei: Maria, Giuseppe, i pastori, Simeone, Anna… Con i Magi i pagani vengono ad adorare Gesù, riconoscendolo come Dio e salvatore. In loro vediamo la missione universale di Gesù: Egli viene a salvare gli Ebrei, ma anche i pagani, o Gentili. Noi proveniamo dai pagani; ringraziamo Gesù per essere venuto a salvarci. (b) Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme (1)Provengono dall’oriente, senza ulteriori precisazioni; non si sa chi erano perché non ne possediamo i nomi; non si sa quanti erano perché dai tre doni si è dedotto il numero dei Magi, ma potevano essere anche due o più di tre; non si sa che attività facevano anche se la designazione di Magi fa pensare ad astrologi e indovini della zona di Babilonia o a sacerdoti dei culti iranici; i doni fanno pensare invece a persone provenienti dall’Arabia. Certamente si sono mossi in carovana armata, perché si evitavano viaggi da soli a causa dei pericoli di briganti.

2. (a) Il loro arrivo suscitò clamore a Gerusalemme, perché i Magi andarono alla reggia a informarsi: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?”, con il motivo: “Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo” (2); era il posto meno indicato giacché re era Erode, che aveva fatto ammazzare tre suoi figli, e qualche moglie e cognati, per timore che gli insidiassero il regno. Dagli scribi e dai sacerdoti, convocati da Erode (3-7), questi pellegrini vengono a sapere che a Betlemme deve nascere il re dei Giudei. Ed essi si incamminano verso il piccolo villaggio, dove erano nato Davide 1000 anni prima. Ricompare la stella che li aveva guidati ed essi provarono una grandissima gioia (9-10)Una gioia ancora più grande provarono quando, Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra (11). Ammiriamo il coraggio di questi uomini che vedono una stella, la interpretano secondo i loro schemi mentali, cioè che indicava la nascita di un grande personaggio, si mettono in cammino, affrontando le proteste dei parenti e degli amici, che valutavano grandi i pericoli del viaggio e poco consistenti le loro aspettative. Ammiriamo la docilità, con cui seguono le indicazioni della stella, quando iniziano il viaggio e quando lo riprendono dopo la sosta forzata a Gerusalemme. Ammiriamo anche la grande fede nella parola del Profeta d’Israele. Essa non vacilla, nonostante si trovino davanti a un Bambino come tutti gli altri, che non stava più nella mangiatoia di una stalla, ma non abitava in un palazzo lussuoso, dove solitamente si trovano i personaggi importanti. Lo adorano come Dio e Gli offrono l’incenso, Lo confessano come re e gli  offrono l’oro, e Lo riconoscono come redentore sofferente e Gli offrono la mirra. Imitiamoli. (b) In questi Magi che riconoscono Gesù come Dio, re, redentore, in qualche modo eravamo presenti anche noi, perché anche noi siamo discendenti degli antichi pagani. Gesù è venuto a salvare tutti gli uomini, Giudei o Greci, schiavi o liberi (1 Cor 12,13), sapienti e ignoranti (Rm 1,14). Ci siamo anche noi per misericordia di Dio.

III – (a) Paolo agli Efesini ricorda questa chiamata universale alla salvezza. Nell’AT non era ancora verità chiara: questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito  (5). C’erano solo accenni, poco capiti dagli Ebrei. Ma ora gli Apostoli e Paolo sanno da Dio che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del vangelo (6). Qui tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza. Paolo altrove ritorna su tale verità: Dioche non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme con lui? (Rm 8,32). Poiché l'amore del Cristo ci possiede e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro (2Cor 5,14-15). Crediamo, ringraziamo, corrispondiamo alla grazia. (b) Proprio perché Cristo è morto per tutti, gli Apostoli e Paolo hanno ricevuto da Cristo una missione universale: Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato (Mt 28,19-20)Per essere salvati bisogna credere a Gesù, alla Sua Parola e alla Sua missione di salvatore del mondo; bisogna lasciarsi innestare in Cristo col battesimo e continuare a rafforzarsi in Lui con gli altri sacramenti, specie la riconciliazione e l’eucaristia; bisogna vivere la vita cristiana, osservando i 2 precetti dell’amore, perché come il corpo senza lo spirito è  morto, così anche la fede senza le opere è morta (Gc 2,26).

EUCARESTIA.  (a) Ricordiamoci sempre che quel Gesù, che i Magi hanno potuto adorare e ricevere nelle loro braccia, è proprio lo stesso che noi ascoltiamo nella prima parte della S. Messa nelle letture bibliche e nel commento alla Parola di Dio, ed è lo stesso che si rende presente nel pane e vino consacrati, si offre al Padre per la nostra salvezza e si fa nostro cibo e bevanda. Noi non siamo meno fortunati dei Magi e dei loro accompagnatori, che hanno incontrato Gesù ventuno secoli fa. Dio aveva pensato a loro e li amava da tutta l’eternità e la stessa cosa fa per noi: ci pensa e ci ama da tutta l’eternità. Come i Magi e i contemporanei di Gesù erano salvati per l’incontro con Cristo nella sua realtà storica e per la fede e l’amore che avevano per Lui e per il prossimo, così noi siamo salvati per l’incontro con Cristo nella sua realtà sacramentale e per la fede e l’amore che abbiamo per Lui e per il prossimo. (b) E’ un errore pensare che i contemporanei di Gesù erano più fortunati di noi perché erano facilitati rispetto a noi nel campo della salvezza eterna. Nulla di più falso… Anzi in un certo senso essi erano svantaggiati, perché era molto più difficile, p. es., per il Ladro, che stava crocifisso con Gesù sul Calvario, credere che era Dio l’Uomo che, si stava spegnendo crocifisso insieme con lui. Per noi, che veniamo dopo tanti secoli di fede e di cultura cristiana, è abbastanza più facile credere in Gesù, perché siamo cresciuti in questa fede e difficilmente mettiamo in discussione queste verità. (c) Allo stesso modo è più facile per noi incontrare con fede Cristo nei sacramenti e riceverne lo Spirito Santo rispetto ai Suoi contemporanei, soprattutto perché abbiamo il dono della fede già col battesimo: questo mette in noi una tendenza a credere, che non avevano i contemporanei di Gesù. Quindi i battezzati esercitiamo una fede che abbiamo già; loro dovevano credere di fede che veniva offerta in quel momento e che presentava elementi, che creavano difficoltà all’accettazione della persona e della missione di Gesù. Pensiamo ai paesani e ai parenti di Gesù che non avevano fede in lui, perché erano abituati a vederlo e pensarlo uomo come tutti gli altri. Anche gli Apostoli sono rimproverati per la poca fede! (d) Per intercessione della Maria e Giuseppe, e dei Magi, che la Chiesa ha sempre considerato santi, preghiamo che contempliamo con purezza di fede e gustiamo con fervente amore il mistero di cui ci fa partecipi questa liturgia (Postcommunio). (mons. Francesco Spaduzzi)

 


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