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Tempo di Natale: Domenica II dopo Natale dell’Anno A (2025-26).

Letture bibliche: Sir 24,1-2.8-12; Sal 147;Ef 1, 3-6. 15-18; Gv 1, 1-18

Introduzione. (a) Le Messe di Natale ci hanno dato una presentazione di Gesù molto ricca e articolata, ma nessuno partecipa a tutte e quattro le Messe della festa: quella della vigilia, della notte, dell’aurora, del giorno. Così nel tempo successivo al Natale ci viene presentato Gesù con le varie caratteristiche: la prima domenica di Natale contempliamo Gesù come Uomo e come membro di una normale famiglia umana, della Sacra Famiglia, formata da padre, madre, figlio; ancora come Uomo e Figlio di Maria nella Messa di Capodanno, richiamando la nostra attenzione sulla Madre di Gesù; come Verbo fatto carne, quindi come Dio e presente in mezzo agli uomini, e come sapienza di Dio nella Messa di questa II Domenica dopo Natale. (b) Chi è Gesù per noi? Che cosa conosciamo di lui? Lo studiamo seriamente, oppure per noi è più interessante studiare Napoleone o Cesare, anziché Gesù Cristo? All’inizio della Messa vogliamo chiedere perdono di tutti i nostri peccati e in particolare per la poca cura che mettiamo nel conoscere Gesù Cristo. Se noi non ci impegniamo a conoscere Gesù, anche Gesù dichiarerà di conoscerci, escludendoci dall’eterna comunione con Lui. Invochiamo la misericordia di Dio.

I – (a)  Il Siracile ci parla della Sapienza di Dio. La sapienza è una qualità, o meglio, un attributo  di Dio, ma nella prima lettura e in altri testi dell’AT viene presentata con caratteristiche accentuatamente personali: fa il proprio elogio… in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria (1)apre la bocca… proclama la sua gloria (2)ecc.; queste affermazioni si fanno di una persona, non di un qualità, per cui sembra quasi che già nell’AT Dio ci voglia far percepire che in Lui la Sapienza è una persona e non solo un semplice attributo. (b) La Sapienza dice di sé: allora il creatore dell'universo mi diede un ordine,… e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti (8)cioè abita in mezzo al popolo eletto per illuminarlo e guidarlo. E la Sapienza obbedì: così mi sono stabilita in Sion (10). Nella città, che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere (11). Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità (12). Così la Sapienza è venuta ad abitare in mezzo al popolo di Israele. Per il Siracide la Sapienza era la Parola di Dio, che si era manifestata nella creazione e nella storia e si identificava con la Legge e la Sacra Scrittura. In realtà Dio aveva manifestato la sua presenza in tanti modi, come p. es. come una nube, che guidò gli Ebrei nel deserto e diventava luminosa di notte, e ancora come nube, che riempì il Tempio quando Salomone lo aprì al culto e si rendeva presente soprattutto sull’Arca dell’alleanza, conservata nel Tempio. Noi del NT troviamo la Sapienza di Dio certamente nella S. Scrittura e nel duplice comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo, ma abbiamo molto di più: il Figlio di Dio, Sapienza del Padre, è divenuto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi venti secoli fa e continua ad abitare in mezzo a noi nell’Eucaristia, in tutti gli altri sacramenti e in altri modi di presenza. Crediamo e ammiriamo.

II – 1. (a) Da questo che abbiamo detto, vediamo come Dio, già in qualche modo resosi presente in mezzo al popolo ebreo, si rende presente nel modo più intenso nel Verbo che si incarna nel grembo di Maria. Nel Vangelo abbiamo sentito: In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (1)Le espressioni del Vangelo fanno risaltare la sua grandezza: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste (2); il mondo è stato fatto per mezzo di lui (10); in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini (4); la luce splende nelle tenebre (5). RiconosciamoLo e adoriamoLo come nostro Dio. (b) Questo Essere straordinario è il Verbo che si fece carne, uomo come noi, nostro fratello, pur continuando a restare Dio, e venne ad abitare in mezzo a noi (14); ed è venuto con uno scopo ben preciso: ha dato potere di diventare figli di Dio a quanti lo hanno accolto; a quelli che credono nel suo nome (12). Così gli uomini si dividono in due grandi gruppi: quelli che credono nel suo nome, in Lui, e nella sua missione e quelli che non credono in Lui e Lo rifiutano, con la conseguenza che questi continueranno a stare nelle tenebre, perché si sono chiusi a Gesù che è la luce, e a restare morti spiritualmente, perché hanno rifiutato Gesù che è la vita. Noi in quale gruppo ci siamo collocati? Fra quelli che hanno accolto Gesù e lo hanno messo al centro della propria vita, oppure fra quelli che hanno paura di darsi a Gesù, perché temono che Lui sia geloso della nostra felicità e ci vuole impedire di raggiungerla? Ricordiamoci che i Santi sono stati gli uomini più felici, già in questo mondo, perché hanno messo Cristo come loro punto di riferimento . E tanto più lo sono nell’eternità dove contemplano Dio faccia a faccia. E allora non dobbiamo aver paura di spalancare le porte del nostro cuore a Cristo: avremo tutto da guadagnare e niente da perdere. Giovanni gli diede testimonianza (15), a Gesù, venti secoli fa; la Chiesa Gli rende testimonianza da venti secoli fino ad oggi: la testimonianza dell’uno e dell’altra sono vere.

2. (a) Se noi accettiamo la persona di Gesù, la Sua opera e il Suo insegnamento, possiamo dire con l’Apostolo Giovanni: noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito, che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità (14)cioè abbiamo visto nella vita quotidiana di Gesù le manifestazioni del Figlio di Dio, la Sua ricchezza di grazia e la Sua pienezza di verità: Egli ha soddisfatto tutto il bisogno di verità della nostra intelligenza e tutto il bisogno di amore del nostro cuore. (b) Se accettiamo Gesù, Egli ci condurrà al Padre, perché Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha visto e rivelato (18). Egli ci conduce fino al Padre già in questo mondo, e poi al paradiso, dove si orientano e saranno soddisfatte tutte le nostre aspirazioni: Dalla sua pienezzadalla pienezza di Gesù, noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia (4). Tutto il mondo soprannaturale viene a noi attraverso Gesù: la verità, la rivelazione, la vita divina, le grazie per vivere secondo la verità, ecc.  E non dimentichiamo che nella Messa Gesù ci offre la sua Parola sia attraverso quella che leggiamo sia attraverso il commento che ne facciamo. Rinnoviamo la nostra fede nella presenza di Gesù in mezzo a noi attraverso la Sua Parola e prepariamoci all’incontro ancora più intenso con Lui, che avviene nell’Eucaristia.

III – (a) S. Paolo ci ricorda che tutto ci viene dal Padre per mezzo di Cristo: Dio Padre ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi mediante Gesù Cristo (3-5): da tutta l’eternità Dio Padre, quindi, ha pensato a noi e ci ha amati perché ci ha guardati attraverso Gesù e in Lui, e perciò ci ha scelti, sempre in Lui, per essere santi e immacolati e così degni figli Suoi. Dio ci ha benedetti, ci ha beneficati con questo dono grandissimo e noi Lo benediciamo, Lo lodiamo e Lo ringraziamo per la Sua misericordia infinita verso di noi. (b) A questo beneficio gli Efesini hanno risposto con la fede e l’amore: ho avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi (15), scrive Paolo. Anche noi dobbiamo rispondere come i cristiani di Efeso con la fede in Dio (credere pienamente alla Sua Parola) e l’amore verso Dio e verso il prossimo. (c) Paolo chiede una grazia speciale per gli Efesini; per ottenere la medesima dobbiamo pregare anche per noi: Dio ci dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; che illumini gli occhi della nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi (17-18). La Chiesa nella Messa ci fa fare varie preghiere, ma quello che chiede soprattutto è che tutti cresciamo nella fede, nella speranza e nella carità, perché queste sono le virtù fondamentali che ci fanno vivere una vita cristiana in questo mondo e possono introdurci alla vita eterna in paradiso: la fede è pensare con la mente di Cristo, cioè rinunciare al nostro modo di pensare per accettare quello di Gesù; la carità è amare col Cuore di Cristo, cioè amare il Padre e il prossimo per amore di Dio; la speranza è confidare che per i meriti di Gesù Cristo e col suo aiuto potremo raggiungere la salvezza eterna. In effetti Egli ci ha meritato tutte le grazie, di cui abbiamo bisogno per controllare e soffocare il male, che è dentro di noi, e per vivere secondo il modello, che ci viene offerto in Gesù, Maria e Giuseppe.

EUCARESTIA – Nella liturgia della Parola, la prima parte della Messa noi cresciamo nella fede, se ascoltiamo la Parola di Dio e vi aderiamo, ci innamoriamo di Gesù vedendo quanto ci ha amati e si è sacrificato per noi. Nell’Eucaristia, la seconda parte della Messa, riceviamo Gesù nella Comunione ed Egli ci unisce intimamente a Sé e ci comunica lo Spirito Santo così che possiamo rassomigliare a Gesù nel modo di pensare, amare, parlare, comportarci. Affidiamoci alla Madonna e a S. Giuseppe, perché ci ottengano di non mettere ostacoli al lavoro dello Spirito Santo in noi. (mons. Francesco Spaduzzi))


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