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L'ultras Amedeo Mancini non è solo vittima della propria violenza

Caro direttore, commentando la sentenza con la quale Amedeo Mancini, un ultras di destra, è stato condannato a 4 anni di detenzione per l’uccisione del nigeriano Emmanuel Chidi Namdi, avvenuta a Fermo (nelle Marche) il 5 luglio scorso, il parroco di Fermo, don Vinicio Albanesi, ha dichiarato: “…anche Amedeo va aiutato…Amedeo pagherà comunque. Ma è un ragazzo fragile, vittima della propria violenza” (MARIA NOVELLA DE LUCA: “La condanna dell’ultrà ha salvato la memoria di un uomo perbene”; La Repubblica, 20/172017). Non sono d’accordo. E’ vero che le più recenti ricerche neuropsichiatriche e neurobiologiche hanno dimostrato che il comportamento dell’uomo è molto condizionato dalla conformazione cerebrale e dal patrimonio genetico ma altre ricerche hanno dimostrato che l’uomo non è in balia solo delle sue predisposizioni cerebrali e genetiche ma è anche capace di modificare con la volontà i propri comportamenti. Pertanto non si può dire che Amedeo Mancini sia solo vittima della sua violenza; per questo motivo è giusto che paghi con la detenzione (magari con più dei quattro anni di pena che gli sono stati comminati) per il suo delitto. La speranza è che la pena subita lo induca a tenere in futuro maggiormente sotto controllo i suoi comportamenti violenti.

Cordiali saluti

Franco Pelella

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