Tempo Ordinario: Domenica V dell’Anno A (2025-26).
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo Ordinario: Domenica V dell’Anno A (2025-26)
Letture bibliche: Is 58,7-10; Sal 111; 1 Cor 2,1-5; Mt 5,13-16
Isaia annuncia che chi fa il bene sarà avvolto dalla luce, che è Dio, e diventerà luce per gli altri; in Matteo Gesù vuole questo per i suoi discepoli; 1Corinzi mette Gesù Crocifisso al centro della predicazione e della vita cristiana dei singoli e della comunità.
Introduzione: Gesù nel Vangelo ci invita a diventare luce del mondo e sale della terra per mezzo delle buone opere, in modo che gli uomini possano dare gloria al Padre celeste. Pochi o nessuno di noi può dire di essere veramente perfetto realizzatore di opere buone in modo da essere totalmente luce e sale. All’inizio della Messa vogliamo chiedere perdono della nostra pigrizia spirituale e dei nostri peccati piccoli e grandi, che ci rendono imperfetti figli di Dio.
I – In Isaia abbiamo sentito che Dio fa conoscere la Sua volontà e fa le Sue promesse a chi la compie. (a) Dio precisa: Non consiste piuttosto in questo il digiuno (6), che io desidero, nel dividere il pane con l'affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti (7)? Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all'affamato, se sazierai l’afflitto di cuore… (9-10). E questo promette il Signore a chi fa questo tipo di digiuno: Allora la tua luce sorgerà come l'aurora. Allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. La tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi” (8-9). L’insistenza nel ripetere allora ci avverte che le promesse di Dio si realizzeranno con certezza, se e quando saranno rispettate le Sue richieste; l’insistenza sulla luminosità ci ricorda che Dio nell’AT si definisce luce e realizzatore di opere buone: se l’uomo si lascerà illuminare, Dio lo renderà partecipe della sua luminosità e gli farà condividere la Sua capacità di fare il bene. Vale anche per noi oggi. (b) A. Gli Ebrei, già quando furono liberati dalla schiavitù d’Egitto, sperimentarono Dio come luce: Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte (Es 13,21). E conclusero che Dio è luce e illumina: Il Signore è mia luce e mia salvezza (Sal 27,1); Dio, il Signore è Dio, egli ci illumina (Sal 118,27); Signore, tu dai luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre (Sal 18,29). Anzi Egli è colui che crea la luce: fece le due fonti di luce grandi, la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle (Gn 1,16). Rinnoviamo la nostra fede nel Dio creatore di tutto, e specialmente della luce e del calore, così belli e così necessari alla vita del mondo vegetale e animale, e anche minerale. B. Il Salmista riflette: I comandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi (Sal 19,9) e senza mezzi termini afferma: Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino (Sal 119,105). Quindi Dio è luce, i suoi comandi sono luce, egli trasmette luce agli uomini. E chi mette in pratica la Parola: Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti, misericordioso, pietoso e giusto (Sal 112,4), appunto perché l’uomo condivide lo stile di bontà e misericordia di Dio, che tale si mostra già nell’AT: Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell’amore. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature (Sal 145,8-9). Il Salmo responsoriale ci fa vedere la felicità dell’uomo illuminato da Dio e che pratica la Parola. Facciamo nostra questa breve invocazione del Salmista: Manda la tua luce e la tua verità; siano esse a guidarmi, mi conducano alla tua santa montagna e alla tua dimora (Sal 43,3). Abbiamo bisogno di tanta luce da parte di Dio per capire e gustare la Sua volontà e di tanta forza per mettere in pratica i Suoi comandamenti, i nostri doveri e le Sue ispirazioni.
II – 1. (a) Nel Vangelo Gesù dice agli Apostoli e ai suoi discepoli: Voi siete la luce del mondo (14). E dice loro che come tali devono illuminare; porta l’esempio della città che sta in alto e non può rimanere nascosta (14) e della lampada che viene sistemata in modo da fare luce alla casa (15). Nel Vangelo di Giovanni Gesù dice di sé due volte che è luce: “Io sono la luce del mondo (Gv 8,12; cfr. 9,5); chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (8,12). Lo definisce tale anche il vecchio Simeone: luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele (Lc 2,32). Egli vuole che anche i Suoi discepoli siano luce e li chiama figli della luce (Gv 12,36); e racconta la parabola dell’amministratore scaltro, che si prepara l’assistenza per quando sarà escluso dall’amministrazione, e conclude: I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce (Lc 16,8). E per farci diventare figli della luce ci indica anche la via da seguire: Mentre avete la luce credete nella luce (Gv 12,36) e camminate di conseguenza, appunto, seguendo il Signore, assumendo il Suo stile di vita. E’ necessario credere alla Luce, che è Cristo e camminare nella luce della sua Parola. Noi dobbiamo e vogliamo diventare come Giovanni il Battista: Egli era la lampada che arde e risplende (Gv 5,35). Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce (Gv 1,8). Purtroppo bisogna dire che nell’insieme: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie (Gv 3,19). (b) La stessa idea di essere luce per gli altri, Gesù l’esprime con un’immagine un po’ inusuale e di difficoltosa interpretazione, quella del sale: Voi siete il sale della terra (13). Molti interpreti sottolineano il fatto che il sale preserva dalla corruzione e dà sapore ai cibi. Così il discepolo di Gesù deve dare sapore a tutto ciò che viene a contatto con lui e preservarlo dalla corruzione del peccato.
2. (a) Concretamente si è luce del mondo e sale della terra, se si compiono le opere buone, cioè se si osservano i 10 comandamenti, che si riducono a due: l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo: Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli (16). La gloria di Dio è la manifestazione della presenza efficace di Dio in mezzo agli uomini. Per le opere buone, che i fedeli compiono, quelli che credono in Gesù e quelli che non credono in Lui sono costretti, i primi con gioia e gli altri con sorpresa, a riconoscere che Dio è presente in questo mondo con l’efficacia della Sua Parola, che trasforma gli uomini e da egoisti li fa diventare altruisti, innamorati di Dio e del prossimo. (b) Cristo è sole e sale… E domandiamoci: siamo noi lampada che arde e risplende e sapore della terra, in sostanza trasparenza di Cristo? Le persone, che ci incontrano, riescono attraverso di noi ad arrivare fino a Cristo? Di alcuni Santi si diceva che bastava guardarli per rendersi conto che Cristo si manifestava attraverso di loro. Preghiamo di diventare anche noi immagine di Cristo.
III – Paolo scrive ai Corinzi: Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso (2), perché la potenza, sapienza, bontà e amore di Dio raggiungono il vertice della loro manifestazione nel Cristo crocifisso. Umanamente parlando, fuori di ogni logica di fede, il Cristo crocifisso è il momento della massima debolezza e abbassamento di Cristo, anzi sembra il fallimento totale di Lui e della Sua opera. Eppure nel Cristo crocifisso Paolo e la Chiesa annunciano la salvezza: Egli è venuto per togliere i peccati del mondo, per salvare tutti gli uomini. Questo bisogna predicare, questo bisogna credere, questo bisogna testimoniare agli altri, fondandosi non sui mezzi umani di successo ma sulla potenza di Dio. Così ha fatto Paolo: quando venni tra voi, non mi presentai ad annunziarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza (1) umana. Paolo era un uomo di grande cultura, sia profana che religiosa, eppure non trova di meglio per convertire le persone a Cristo che di presentarLo Crocifisso e di affidarsi per il resto alle disposizioni della Provvidenza, che sostenne la predicazione di Paolo con molti miracoli: ci fu una straordinaria manifestazione dello Spirito e della sua potenza (4). Il risultato finale fu che la fede dei Corinzi non fu fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio (5), sui miracoli. Se noi fondiamo la nostra fede sulla Parola di Dio, scritta e proclamata, ascoltata e annunciata nella Chiesa, possiamo essere sicuri che la nostra fede è molto ben fondata.
IV - Pensiero eucaristico. Gesù Cristo è sole e sale: nella Trasfigurazione il suo volto brillò come il sole (Mt 17,2); anzi Egli è un sole che sorge (Lc. 1,78). Nell’eternità i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro (Mt 13,43); ma Gesù vuole che già adesso siamo luce del mondo, come lo era Lui. E vuole che siamo sale della terra… La preghiera e i Sacramenti e la vita cristiana sono i mezzi per aiutarci a diventare luce del mondo e sale della terra. Nella Messa – e in ogni vera celebrazione liturgica - prima ascoltiamo la Parola di Dio, che diventa Lampada per i miei passi e luce sul mio cammino (Sal 119,105). Abbiamo ascoltato e creduto nella Parola e ci siamo impegnati a osservarla: questo è il nostro sacrificio, che offriamo al Padre in unione con Gesù; come segno di questo impegno offriamo a Dio il nostro pane e vino, Egli ci restituisce trasformato nel Corpo e Sangue di Cristo, di cui ci ciberemo per averLo come sorgente di forza, così da poter vivere come Gesù e Maria e Giuseppe, e i Santi; ad essi chiediamo la grazia di ottenerci le buone disposizioni interiori per avere il massimo dei frutti da questo incontro con Gesù. (mons. Francesco Spaduzzi)