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Intolleranza al lattosio: in Campania prevalenza record

Nel mondo si consumano più di10.000 litridi latte al secondo. Questo alimento presente nella dieta dell'uomo sin dai primi mesi di vita e fondamentale per le sue proprietà nutritive, può essere tuttavia causa di reazioni allergiche o intolleranze. Secondo il Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute, l'intolleranza al lattosio, lo zucchero contenuto nel latte, è piuttosto comune, molto diffusa in Asia e in alcune regioni dell'America. In Europa, è più frequente nelle aree mediterranee e meno nei Paesi nordici. In Italia interessa in media il 40-50% della popolazione, con punte di prevalenza particolarmente elevate nelle popolazioni meridionali potendo raggiungere il 70% in Campania e Sicilia.

I più recenti studi scientifici dimostrano che la causa di questo disturbo vada ricercata nella genetica.

Di solito un adulto pensa che bere il latte non crei problemi, ma solo benefici. In realtà la digeribilità del lattosio è il risultato di una mutazione nel gene della lattasi, l’enzima responsabile del suo assorbimento a livello intestinale. Questa mutazione, comparsa tra i 10.000 e i 6.000 anni fa in alcune zone geografiche, quando l'uomo ha iniziato a integrare il latte nell'alimentazione, era assente nei primi agricoltori europei, come dimostrano le analisi fatte sul DNA estratto da scheletri umani risalenti al Neolitico.

Di fatti questo enzima ha dei picchi di produzione fino ai due anni di vita, periodo nel quale si assumono grandi quantità di latte e va diminuendo con l’età in maniera fisiologica, fin quasi a scomparire.

L'intolleranza al lattosio è principalmente dovuta al deficit di produzione delle cellule intestinali del duodeno della lattasi, enzima deputato alla scissione del lattosio in glucosio e galattosio. Esistono diversi gradi di intolleranza al lattosio che vanno da pressoché totale a moderata. In genere, dopo l’ingestione di latte o derivati si comincia ad avvertire nausea, senso di gonfiore, crampi, meteorismo, disturbi intestinali e, a volte, rash cutanei. Spesso, anche se l'intolleranza è già presente, i sintomi restano nascosti per anni e si manifestano all'improvviso nell'età adulta.

Diventa quindi fondamentale verificare in modo rapido e semplice se si è predisposti a tale patologia.

Il test diagnostico meno invasivo è il Breath Test all’ Idrogeno. Il meccanismo su cui si basa il “test del respiro” è semplice: il malassorbimento del lattosio porta alla fermentazione dello zucchero da parte della flora batterica intestinale con produzione di idrogeno che viene assorbito nel sangue ed eliminato attraverso i polmoni. Il malassorbimento del lattosio può quindi essere dimostrato dall’aumento della quantità di idrogeno esalato dopo un carico orale di20 g di lattosio. Tale test è altamente specifico, di facile esecuzione e di costo contenuto e rappresenta attualmente il test di prima scelta nella diagnosi di intolleranza al lattosio. Esistono anche il cytotest eseguito su un prelievo di sangue e l’analisi genetica del DNA.

Una volta stabilita l’intolleranza, la terapia si basa su una dieta a ridotto contenuto di lattosio. I cibi da evitare sono quelli a più alto contenuto in lattosio (latte, yogurt, formaggi freschi). Questi alimenti non vanno eliminati del tutto ma ridotti secondo la tolleranza residua al lattosio, che varia da persona a persona. Tali alimenti possono essere sostituiti con analoghi privi di lattosio che attualmente si trovano in commercio con facilità.

Per chi non vuole rinunciare al piacere del latte è disponibile una lattasi in compresse masticabili (Lacdigest), che ingerita insieme al cibo aiuta nella digestione del lattosio.

Poiché gli alimenti contenenti grandi quantità di lattosio contengono anche grandi quantità di calcio, è consigliabile una supplementazione di calcio in tutti i pazienti sottoposti ad una stretta dieta di eliminazione .

Bisogna ricordare, infine,  che il lattosio non è contenuto solo nel latte e nei suoi derivati, ma anche in alcuni tipi di pane, prodotti dolciari da forno, cereali, margarine, caramelle, merendine e salumi. E’ importante imparare a leggere la composizione degli alimenti presente sulle etichette dei prodotti per evitare spiacevoli sorprese.

 

 

 

Dr.ssa Anna Guacci

Biologa nutrizionista

Specialista in Genetica Medica

Università degli Studi di Napoli “Federico II”

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