Finalmente…il cemento “soffocato” dal verde. E non solo.
Siamo sempre soliti, giustamente e con santa pazienza, lamentarci del cemento che soffoca , che deturpa il paesaggio, che intristisce gli animi, che è causa del mal di vivere, che ha fatto comunella col catrame ed ha impedito ai ragazzi di giocare a piedi nudi nei prati. Ma la natura sa difendersi e, a volte, si ribella mettendo in atto risorse straordinarie. Può sembrare una canzonatura per buttare giù qualche rigo tra il serio e il faceto, ma è pura verità.
A Sant’Andrea c’è una stradina che fa da collegamento tra la parte alta e quella bassa , che è sede di tre/quattro lunghe schiere di case popolari, molto comoda soprattutto per chi ha fretta di fare delle commissioni ed evitare la “circumnavigazione” della strada principale. Dopo il terremoto dell’80, ai margini di questa Via Campitello , fu posizionato un prefabbricato adibito a Scuola elementare, con frequenza di decine di allievi ed insegnanti occorrenti.. Era, dunque, una stradina con un via vai considerevole e mai nessuno s’è lamentato per scarsa pulizia o manutenzione del manto in cemento, o delle sterpaglie che ostruivano il passaggio , o dei rovi che toccavano l’un l’altro ciglio, o dei topi che facevano capolino tra i rifiuti maleodoranti, o dei rettili che si annidavano tra erbacce spuntate dai buchi. Da qualche tempo, miracolo, il piano stradale, è avvinto da una specie di edera che, stanca di arrampicarsi sui muri o attorno agli alberi, ha trovato la soluzione più riposante. Si leggeva della passione di questo e quello per la botanica, dell’aspirazione a vedere Solofra con tanti giardini sul tipo del Sant’Agostino, di proteggere questa e quella grossa pianta che un giorno potrebbe diventare patrimonio di chissà che cosa; aggiungiamo questo prodigio della natura : l’edera che si stende a tappeto sulla stradina di periferia, quasi a voler dare una mano ai piedi ( che suggestione) sofferenti del viandante di passaggio, qualora, scalzo e affaticato, avesse avuto bisogno di sconfiggere uno sciame di calli , una persistente ed insolente tallonite, o l’insorgenza di uno strano gonfiore . In natura niente è per caso ed accettiamo quest’erba della famiglia dell’edera e consideriamola prodiga di effetti benefici. Tutto sta a crederci. Non si sa mai!
E accettiamo pure , recandoci alla Castelluccia, dalla via principale o secondaria, un paio di mini market dei rifiuti, non a cielo aperto, però, ma protetti dall’amorevole chioma di querce dispensatrici di confortevole ombra, quasi a non voler far deteriorare, o ingiallire dal sole, mobiletti (e altro) per il bagno, stipi in legno o laccati, utensili da cucina, stendibiancheria anche di marca, ferri da stiro e pezzi di elettrodomestici ancora in buono stato; insomma una varietà di roba che sicuramente non è stata lì depositata dai santandreini, i quali ci tengono al decoro del proprio territorio e non di rado prendono a termine di paragone i paesi limitrofi, dove in fatto di ordine e pulizia sono da Oscar. Chiediamo la ricetta, dunque, senza vergognarci, perché quando si tratta di addivenire ad un miglioramento, bisogna vestire l’abito dell’umiltà.
Ma la foto gigante, il primo premio, insomma, è per quel palo di legno sospeso nell’aria ( in località Carcara), appena sorretto dagli stessi fili che prima gli si appoggiavano. Durante le passeggiate vespertine, anche il forestiero meno attento ( per noi è diventata una consuetudine) s’accorgeva che solo ad un lieve spirar di brezza , quel palo si cullava con la grazia di un consumato ballerino di valzer.
Fino ad oggi avevamo conoscenza solo del valzer viennese e del valzer del moscerino. Ora abbiamo arricchito il nostro bagaglio..
Di mattino e pomeriggio la strada perla Castellucciaè un richiamo per giovani e anziani, donne e bambini. Siamo certi che ognuno segnalerà qualche “amenità” degna di rilievo, come abbiamo fatto noi. Non era questo che si richiedeva in campagna elettorale, cioè a dire che i cittadini dovevano essere parte attiva della comunità?
Sotto a chi tocca!!! M.B.