Logo

10° comandamento della famigliona: “Tutto ciò che è tuo DEVE essere mio”!

2^ puntata della Saga “Castigat scribendo mores”

Tra i miei tanti ricordi dei luoghi natii, c’è un palazzo ottocentesco di straordinaria bellezza, con un arco in pietra recante lo stemma della casata ed un grande portone con un battente finemente cesellato. Entrando, si trova un  androne che immette in un meraviglioso cortile e da lì in un grande giardino, dal quale un tempo si godeva un panorama straordinario, ora parzialmente “eclissato” dalla cementificazione selvaggia. Dall’androne si dipartono  delle scale in pietra, che portano agli appartamenti soprastanti, bellissimi e spaziosi. In questo palazzo, in estate, venivano a villeggiare i proprietari: una  nobildonna ed il marito, esimio professore; persone gentilissime ed affettuosissime,  Quando ero ragazzino mi regalarono un volume di fumetti in bianco e nero, una rarità per quei tempi dalle nostre parti, ed io l’ho conservato per sempre tra i ricordi del cuore. Non solamente loro due, però, venivano a soggiornare dalle nostre parti: l’elenco sarebbe lungo. Tanti importanti letterati e professionisti di grande cultura, saggezza e nobiltà d’animo. Proprietari di prestigiose dimore e vasti terreni. Personaggi che riscuotevano ammirazione e rispetto da parte di tutti, tranne  dalle “famiglione” per le quali chi ha cultura viene visto come l’acqua santa dal diavolo e se ha delle proprietà, queste diventano il loro oggetto del desiderio. Quest’ultimo particolare mi ritorna in mente ogni volta che rivedo la scena del film “Il camorrista”; quella in cui Ben Gazzarra-Cutolo, davanti al cancello del Castello Mediceo (detto anche Palazzo del Principe) di Ottaviano, dice: “DEVE essere mio”! Ebbene, i “nostri” illustri villeggianti erano anche cattolici praticanti, soprattutto le loro “dame”. Per questo motivo, il parroco del luogo aveva, come dire, una corsia preferenziale nei rapporti con loro. Cosa che non sfuggiva ai finti devoti appartenenti alle “famiglione”, sempre appiccicati ai parroci per carpire qualsiasi tipo di vantaggio si potesse presentare e per crearsi quell’alone di “gente di Chiesa” al di sopra di ogni sospetto. Così accadeva che, non appena questi personaggi illustri incominciavano a “diradare” la loro presenza per motivi di età e/o di salute, la famigliona entrava in azione. Dava inizio ad un pressing asfissiante sul parroco, che finiva per essere plagiato al punto tale da interporre i suoi buoni “uffizi” per invogliare e convincere i proprietari o gli eredi a “vendere” le proprietà alla famigliona piuttosto che ad altri. A prezzi assolutamente “di favore”. I farabutti venivano presentati dal parroco come “gente di Chiesa” e “timorata di Dio”, che aveva necessità di dare una sistemazione più confortevole alle tantissime “pecorelle” della famigliona. Disponendo di una dialettica da predicatore, non era difficile “impietosire” le nobili dame, magari facendo leva sul loro senso della fede, al limite del bigottismo. Il parroco era così soggiogato dai farabutti della famigliona, da non accorgersi che essi, mentre “fingevano e/o piangevano miseria”, avevano comunque a disposizione somme di denaro per l’acquisizione delle proprietà. Somme accumulate grazie a  “privilegi da Casta”,  di cui parleremo diffusamente nella prossima puntata. Ma anche frutto di aiuti della “zia d’America”, che inviava dollari necessari alle speculazioni del capo-famigliona. A risultato raggiunto, the large family si presentava alle funzioni liturgiche “compatta e vincente”, come in uno spot televisivo del Mulino Bianco; per l’ effimera vanagloria del parroco, che ingenuamente e/o ipocritamente aveva  favorito l’accaparramento di palazzi e terreni. Inutile dire che questi palazzi, già di per sé di grande valore, ora hanno decuplicato la loro quotazione; mentre i terreni, “magicamente” depennati dalla “zona rossa”, sono diventati dei quartieri abitati. A depennarli, verosimilmente, ci avranno pensato i politici eletti con i voti della famigliona, magari per un’errata trascrizione, una dimenticanza…..chissà.

Nella prossima puntata: Se il parroco fallisce, pronto “o malamente” e la macchina del fango! Nuclei della famigliona accumulano ricchezze vivendo a sbafo grazie a privilegi da “Casta”.

                                                                   Capitan Uncino

Condividi quest'articolo

Altri articoli di Ambiente


Legambiente presenta "Pendolaria".

Centinaia di migliaia di cittadine e cittadini che soffrono quotidianamente dei problemi legati alla mancanza di un trasporto pubblico, in particolare quello ferroviario, adeguato alle loro esigenze e a quelle di chi vorrebbe utilizzare [...]

La tutela del verde nella città conciaria.

Il Circolo Legambiente Valle Solofrana Solofra-Montoro ha inviata stamane la richiesta per un incontro con l’amministrazione comunale locale sulla manutenzione, tutela e gestione del verde nella città conciaria. Nella missiva [...]

Contattaci

  • Telefono: 347/ 5355964

  • Email: solofraoggi@libero.it

  • Email: ilcomprensorio@libero.it

Seguici