La speranza
I Romani la sapevano lunga : quando si arrivava al dunque, al nocciolo, al nucleo, al culmine, delle manifestazioni della vita o della miseria umana, tutto ciò che restava era la speranza. Quante volte, l’espressione “speriamo che…” ha accompagnato i nostri pensieri e i nostri desideri? Fin quando lasciamo prevalere le paure, quelle che ti spezzano le forze e ti spingono ad ansimare più che a respirare, ci chiudiamo in un bozzolo, attraverso cui la luce filtra a stento e così, quasi all’oscuro e con poca aria, restiamo raggomitolati in noi stessi e bloccati nell’immobilità. Il tempo scorre e niente cambia. Quando ci ricordiamo della speranza, allora… ritroviamo la forza per spezzare le catene delle nostre paure,
riaccendiamo il fuoco dell’entusiasmo,
riemergiamo dall’immobilità,
ritroviamo la costanza del cambiare il qui ed ora,
rendiamo le nostre giornate dinamiche, riguardiamo al futuro con occhio lungo,
riprendiamo la vita nelle nostre mani.
Diamole tutto lo spazio che ella richiede, perché è spazio ampio di possibilità ed opportunità che riconosciamo a noi stessi.
E’ spazio di lavoro proficuo, non di vana attesa. Agire, sbagliare, chiedere aiuto, ricominciare, concretizzare: non sono le cose che a noi esseri umani piacciono di più? Ci fanno sentire vivi, importanti, parte utile e costruttiva dell’umanità.
Il contributo di ognuno di noi migliora il nostro mondo e rende la nostra vita degna di essere vissuta.
Lo sforzo iniziale, credere nella speranza, è stato fatto.
Ora, bisogna proseguire con responsabilità, interesse per il bene di tutti, coerenza, onestà.
Buon lavoro a tutti noi.
Teresa Gagliardi