“Quel giorno nel cielo passarono vari aerei alleati su tutto il territorio di Solofra".
In occasione della 83a ricorrenza del bombardamento, che colpì Solofra il 21 settembre 1943, affiorano ulteriori ricordi di quel giorno. A raccontarli ad Aniello Coppola, cultore della storia ed archeologia solofrana, sono i coniugi Benito D'Urso e Filomena Capasso. È proprio quest'ultima ad iniziare la narrazione dicendo “Quel giorno nel cielo passarono vari aerei alleati sorvolando tutto il territorio di Solofra. Verso sera con la mamma e diversi abitanti di Sant'Andrea Ap. lasciammo le nostre case per la paura, visto che già a Sant'Agata erano state lanciate delle bombe che causarono varie vittime. Ci dirigemmo in una grotta situata sotto il monte Pergola. Ci addentrammo nei castagneti facendoci luce con delle lanterne”. Comincia a sfogliare i suoi ricordi il signor Benito “I tedeschi, appostati nella zona di Selvapiana, videro le luci in movimento e pensarono fossero gli alleati, allora iniziarono a cannoneggiare la zona. Nonostante ciò anche noi riuscimmo a raggiungere la grotta. Al mattino notammo che nulla era rimasto dei castagneti, piante secolari erano state sventrate dal fuoco tedesco”. Infatti vennero distrutti i castagneti di Francesco Coppola (cuoiaio e possidente terriero) D'Urso ed altri. I proprietari a guerra finita ripiantarono i castagni. Il signor Benito ricorda di aver trovato rifugio nella galleria ferroviaria insieme ai fratelli, sorelle ed il padre. Quest'ultimo poi fece notare che il tunnel poteva essere bloccato in entrata ed uscita dai bombardamenti alleati. Quindi tutti insieme, con altri abitanti santandreini, lo lasciarono dirigendosi verso la Castelluccia nella zona delle Fornaci. La signora Filomena aggiunge un altro tassello dei ricordi “Mio padre, Gerardo Capasso, era in guerra e venne fatto prigioniero a Bengasi in Libia insieme a Giuseppe Nicola Gigante ed un altro solofrano. Venne poi trasferito in sud Africa. Mia madre, Michela D'Urso, con altre persone, si recava a piedi dai parenti di suo marito a Lioni in cerca di cibo, ossia farina ed altro, in modo da sfamarci”. Prende parola il signor Benito “Non lontano dalle Fornaci erano nascosti nella boscaglia un centinaio di soldati alleati e notammo un ronzìo nel cielo: erano aerei che paracadutavano a loro dei pacchi viveri. Noi accorremmo prendendo qualche pacco per nutrirci. Contenevano di tutto, anche la cioccolata. Con noi c'erano dei feriti civili che vennero medicati dal medico alleato grazie pure ai medicinali paracadutati coi viveri”. Al termine i coniugi D'Urso-Capasso scuotono il capo osservando “Non hanno imparato nulla sugli orrori della guerra, visto quelle presenti oggi nel mondo”.
D.G.