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Tempo Ordinario: Domenica XXV dell’Anno A (2025-26).

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Ordinario: Domenica XXV dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: Is 55,6-9; Sal 144; Fil 1,20-27; Mt 20,1-16

Introduzione. (a) Isaia ci invita: L'empio… ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona (7). All’inizio della Messa ricordiamoci che siamo tutti peccatori e abbiamo bisogno della misericordia di Dio. Chiediamo il perdono dei nostri peccati, il dono della conversione e di confessarci sempre bene. (b) In Matteo il Signore chiama a tutte le ore le persone a entrare nel Suo Regno, come fa il padrone con gli operai per la sua vigna, e distribuisce i Suoi doni in piena libertà. Questa Sua libertà può anche sconcertare chi la pensa diversamente. Isaia spiega il perché di questa libertà di Dio: Egli vuole farsi trovare da tutti e la Sua sapienza è infinita e la nostra limitata... Chi trova il Signore Lo deve mettere al centro della propria vita e regolarsi in tutto secondo la volontà di Dio e non secondo il proprio gusto, come ci richiama S. Paolo in Filippesi.

I – Isaia ci offre due idee. Anzitutto un appello all’empio perché si converta: L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona, e a tutti a cercare il Signore: Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino (6). Per la trascendenza di Dio non potremo mai capire totalmente Dio, ma solo qualcosa di Lui: Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri (8-9); versetti che ci introducono ad accettare la risposta che il Signore dà a quelli che, in nome della Sua giustizia, si lamentano della Sua misericordia.

II – 1. E’ una parabola un po’ complicata. (a). Un padrone di casauscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna (1). Si accordò con loro per un denaro al giorno (2). Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza disoccupati e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò” (3-4). Poi uscì ancora verso mezzogiorno e verso le tre (5), e verso le cinque (6): se ha fatto la domanda: Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”  (6), essi avranno risposto: Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli avrà detto loro: “Andate anche voi nella vigna” (7). Il Signore chiama al Suo Regno i popoli in momenti diversi della storia. Gli Ebrei furono chiamati per primi: Dio chiamò il singolo Abramo con la moglie Sara fra gente che credeva negli dei, lo fece allontanare dal suo popolo e gli promise, per un futuro tutt’altro che immediato, una discendenza numerosissima; lo sottopose a varie prove per rafforzarne la fedeltà e per farlo maturare nella fede e nella fiducia. I suoi discendenti sono diventati il popolo ebreo. In seguito sono venuti con Cristo tutti gli altri popoli, ma nei popoli primitivi la decisione dei capi (re, principi, capi-clan, ecc.) e il loro esempio trascinavano facilmente i sudditi ad accettare la religione del capo. A volte, purtroppo, in queste conversioni di massa non c’è una vera adesione personale e interiore alla fede con grave danno per la vita spirituale dei singoli e con l’abbassamento del livello di vita cristiana della comunità. (b) Sin dagli inizi ci furono sempre singoli che si convertivano. Con la venuta di Cristo, gli uomini sono entrati nel Regno di Dio sempre più per scelta individuale: il battesimo è personale. I singoli possono essere chiamati da Dio a entrare nel suo Regno in varie epoche della loro vita: nell’infanzia, nella puerizia, nell’adolescenza, nella giovinezza, nell’età matura, nella vecchiaia, all’ultimo momento... Il Ladro pentito fu chiamato nelle ultime tre ore della sua vita; nelle vite dei Santi e nella storia della Chiesa si leggono conversioni realizzate anche negli ultimi istanti della vita. Dio ha più gloria per la salvezza di un’anima anziché dalla sua dannazione: Io vi dico: Così vi sarà gioia in cielo per un peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione... Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte (Lc 5,7.10). Gesù Cristo è morto per tutti gli uomini e, per quello che dipende da Lui, vuole tutti salvi: Egli però rispetta sempre la libertà di ciascuno. Ma è indispensabile che ci convertiamo, cioè lasciamo il peccato grave, subito, adesso che stiamo sentendo che il Signore ci chiama, perché non sappiamo se avremo ancora tempo e lucidità per farlo in seguito. Se all’improvviso, per ictus o infarto o incidente, entriamo in coma e moriamo senza riprendere coscienza, la nostra felicità eterna è a gravissimo rischio.

2. (a) Il padrone incarica il fattore di dare agli operai la paga completa della giornata a incominciare dagli ultimi. Ma i primi si risentono perché loro hanno sopportato il peso della giornata e il caldo  (12). Il padrone difende il suo operato con energia e chiarezza, rispondendo a uno di loro: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?” (13-15). Con quelli dell’ultima ora esercita misericordia e generosità, dando più di quello che potevano esigere, ma che era il minimo per poter sopravvivere con le loro famiglie; con i primi esercita la giustizia perché dà a ciascuno quanto pattuito. Possiamo interpretare questa parte della parabola nel senso che la salvezza è offerta a ogni uomo, a qualsiasi ora della vita venga chiamato, ed è l’ingresso al Regno di Dio, uguale per tutti. La stessa salvezza è offerta a S. Giuseppe e S. Giovanni Battista, che sono stati sempre fedeli a Dio, e al ladro che si converte all’ultima ora. Nessuno ha motivo di lamentarsi con Dio, perché tratta o con giustizia, dando a ciascuno di noi il suo, o con misericordia, dandoci più di quello che meritiamo: in realtà tutti siamo salvati, non certo per giustizia ma esclusivamente per la misericordia di Dio verso i peccatori, e tutti lo siamo. Se esercitasse la giustizia nei nostri confronti, Dio ci dovrebbe mandare tutti all’inferno a causa dei nostri grandi e numerosi peccati. (b) Ma ricordiamo anche le due parabole dei talenti e delle mine, per avere un quadro più completo dell’insegnamento di Gesù a proposito della salvezza. Quella dei talenti ci fa vedere che il padrone dà la stessa ricompensa con identiche parole al servo, che ha avuto cinque talenti e ne guadagna altri cinque, e al servo, che ne ha ricevuti due e ne guadagna altri due: Bene, servo buono e fedele… sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone (Mt 25,21.23). Nella parabola delle mine appare che il re dà una ricompensa proporzionata a quanto i singoli servi guadagnano: poiché ciascuno di essi aveva ricevuto una mina, al servo che guadagna dieci mine dice: Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città (Lc 19,17); e al servo che guadagna cinque mine: Tu pure sarai a capo di cinque città (Lc 19,19). Le parabole dei talenti e quella delle mine sono in pratica la stessa parabola, come si vede dalla conclusione identica: la punizione del servo pigro (Mt 25,24-30 = Lc 19,20-26), e presentano quasi lo stesso insegnamento, pur sottolineando due aspetti diversi: quella dei talenti insegna che nell’eternità la salvezza sostanziale è uguale per tutti, quella delle mine che fra i singoli salvati ci sono delle differenze secondarie, accidentali, differenze che dipendono da molti fattori, come la quantità e qualità di grazie ricevute, la corrispondenza alle grazie, ecc. E’ certamente un invito a metterci seriamente al servizio del Signore al più presto e con la massima buona volontà e impegno. Chi presto serve al Signore potrà sentirsi dire da Lui: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo (Lc 15,31), come il padre del figlio prodigo al figlio maggiore; e quindi non ha nulla da invidiare né motivo di recriminare contro chi si sente dire solo alla fine della vita: In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso (Lc 23,43), come disse Gesù al Ladro pentito; ma quest’ultimo non ha avuto la gioia di stare sempre con Dio, ha perso tante grazie, è andato incontro a tante sofferenze meritate per i propri peccati, ecc.

III – Paolo, esprimendo i suoi pensieri di fronte alla mai lontana eventualità della morte, ci offre nella sua persona un esempio di come impegnarsi nel frattempo al servizio di Dio e del prossimo, lasciandosi guidare dall’amore. Anzitutto ci racconta il suo stile di vita: Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno (21), con la conseguenza naturale che: Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia (20). Proprio perché per lui il morire (è) un guadagno, ci dice che un sentimento prevale in lui: il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio (23); ma è disposto, se tale è la volontà di Dio, a mettere in secondo piano questo suo desiderio perché per voi è più necessario che io rimanga nel corpo (24) allo scopo di lavorare con frutto (22), al loro servizio. Anzi è convinto che Dio vuole che egli resti ancora su questa terra per fare del bene a tutti (25-26). Chiede però che si comportino da buoni discepoli di Cristo per consentire la diffusione del Vangelo: comportatevi dunque in modo degno del Vangelo di Cristo (27). L’invito è rivolto anche a noi a desiderare di stare con Cristo per sempre ma anche a essere disposti a fare la volontà di Dio, finché ci vorrà su questa terra.

Pensiero eucaristico. Nell’Eucaristia incontriamo continuamente il Signore, che ci offre la sua Parola come appello alla conversione. Qui troviamo anche le energie per la nostra santificazione e per servire meglio il Regno. Raccomandiamoci a Maria SS. e a S. Giuseppe, agli Angeli e ai Santi, che hanno preso sul serio la Parola di Dio. (mons. Francesco Spaduzzi)


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