Tempo Ordinario: Domenica XVII dell’Anno A (2025-26)
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo Ordinario: Domenica XVII dell’Anno A (2025-26)
Letture bibliche: 1 Re 3,5.7-12; Sal 118; Rm 8,28-30; Mt 13,44-52
Introduzione. (a) Gesù racconta la parabola della rete che contiene pesci buoni e cattivi: Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti (49-50). Nessuno di noi è così buono da poter dire di non aver nessun peccato. Perciò tutti sentiamoci cattivi e addoloriamoci dei nostri peccati in modo che Dio nella sua bontà ci perdoni e da cattivi ci faccia buoni. (b). Gesù in Matteo ci invita a mettere al centro dei nostri interessi il Regno di Dio, per il quale dobbiamo essere disposti a rinunciare a tutto, per stare fra i “buoni”, per i quali si realizzano le tappe del piano di salvezza di Dio, presentatoci da Paolo in Romani. Sulla terra, dove solo Dio ci aiuta a salvarci fra tante difficoltà, abbiamo bisogno del dono del cuore docile (9), saggio e intelligente (12), che Dio fece a Salomone in 1Re.
I - 1. Gesù nel Vangelo racconta tre parabole. Esaminiamo prima la seconda parabola, poi la prima e la terza. Con le prime due Gesù vuole insegnare che il Regno dei Cieli o di Dio (gli ebrei usavano l’espressione “dei cieli” per evitare di nominare Dio, ma le due espressioni indicano la stessa realtà) ha diritto a essere preferito a tutto, ma con alcune sottolineature. (a) La seconda parabola: Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra (45-46). Qui Gesù paragona il Regno di Dio a una perla: per acquistarla l’uomo vende tutti i suoi beni, per cui possiamo concludere che la perla vale quanto tutti i suoi beni ma la preferenza del mercante va alla perla rispetto ai suoi beni. Allo stesso modo si potrebbe concludere che il Regno di Dio vale quanto tutti i beni, ma noi dobbiamo dargli la nostra preferenza. (b) In realtà Il Regno vale immensamente di più, come ci rivela la prima parabola: Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo (44). Qui la parità è fra tutti i beni e il campo con la preferenza per il campo, ma in considerazione del tesoro che c’è in esso. Il Regno dei Cieli è da considerare simile al tesoro e non al campo. Come a dire: chi lascia tutto per il Regno dei Cieli entra in possesso di una ricchezza immensamente più grande rispetto a quello a cui ha rinunciato, come il tesoro vale immensamente di più di tutto quello che può essere stato necessario per acquistare il campo. Per noi quanto vale il Regno di Dio? Gli diamo la preferenza rispetto a tutto? (c) Nella terza parabola il Regno di Dio è assimilato a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi (47-48). Così in questo mondo nel Regno di Dio – o, se si preferisce, nella Chiesa, che sulla terra è, almeno in parte, la realizzazione del Regno di Dio -, ci sono buoni e cattivi; ma alla fine del mondo… Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà piano e stridore di denti (49-50), o più precisamente quando si entra nell’eternità, cioè al momento della morte e del giudizio particolare. In sostanza l’insegnamento delle tre parabole è questo: a. il Regno di Dio è più importante di tutti i beni che l’uomo può arrivare a possedere in questo mondo e anche più di tutto il mondo: per il Regno vale la pena rinunciare a tutto, in senso assoluto; b. acquistando il Regno di Dio, non entriamo in possesso solo di una “cosa” importante, ma di qualcosa che ha un valore inestimabile; c. il Regno di Dio ha due fasi: una provvisoria, ed è quella di questo mondo, dove Dio regna in quelli che fanno la Sua volontà, ma non in quelli che La rifiutano; una definitiva, quella del paradiso, dove va chi fa la volontà di Dio, e quella dell’inferno, dove va chi La rifiuta. Consideriamo il Regno veramente importante? Siamo disposti a rinunciare a tutto pur di entrarci?
2. (a) Gesù mette in risalto il carattere morale del Regno di Dio, evitando quello politico, come purtroppo lo immaginavano gli Ebrei. Questo Regno non è un luogo o un’organizzazione sociale o politica, ma nella sua realizzazione è un’entità anzitutto spirituale: esso è la comunità degli uomini dove Dio regna, dove si vuole rispettare la Sua legge (Salmo 118) e quindi si prega: sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra (Mt 6,10), e la si compie effettivamente: Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7,21). Si entra con la conversione (Mt 4,17) nella vita vera, l’eterna (Mc 13,45), e ci si aspetta di essere ricompensati in Cielo (Mt 5,12) per aver bene amato Cristo nel prossimo (Mt 25,31-46). Nella fase definitiva il Regno di Dio è il Paradiso, perché appunto là Dio regna totalmente perché tutta la Sua volontà è compiuta in modo perfetto. Per il Regno conviene lasciare tutto come fecero gli Apostoli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito” (Mc 19,27): qui appare anche chiaro che il Regno si identifica con la Persona stessa di Gesù. La ricompensa è di duplice genere: una in questo mondo: “In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni” (Mc 10,29-30) e l’altra nell’eternità: “In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele” (Mt 19,28) “e riceverete la vita eterna nel tempo che verrà” (Mc 10,30). (b) Certo in vista della salvezza, dobbiamo essere disposti a sacrificare tutto, specie a rinunciare a tutto quello che è nel mondo - la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita - che non viene dal Padre, ma viene dal mondo (1 Gv 2,16): in pratica a. la ricerca dei piaceri illeciti o la ricerca esagerata dei piaceri leciti; b. la ricerca della ricchezza e dei beni della terra; c. l’orgoglio, la superbia, l’ambizione. Domandiamoci se il Regno di Dio è la cosa più importante per noi; se siamo disposti a rinunciare a tutto per esso; quali sono gli ostacoli al nostro ingresso nel Regno di Dio e che cosa dobbiamo tagliare in noi per fargli spazio; se siamo tra i buoni che vengono riservati per il paradiso o tra i cattivi che saranno inviati all’inferno; che cosa mette a rischio la nostra salvezza eterna... Rispondiamo davanti a Dio e apportiamo le correzioni necessarie.
II – In Romani entrano nel Regno di Dio quelli che sono amati da Dio e Lo amano. (a) L’amore di Dio verso di loro appare nella descrizione delle tappe del piano di salvezza di Dio riguardo ciascun salvato. La prima tappa è costituita dalla conoscenza che Dio ha dei futuri salvati: quelli che egli da sempre ha conosciuto, cioè quelli che egli nella Sua mente divina da tutta l’eternità ha conosciuto e amato e perciò decide di crearli quand’è il momento. La seconda tappa è la predestinazione: li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli (29), cioè Dio vuole per i salvati che si conformino a Gesù, facciano propri i pensieri e sentimenti del Cuore di Gesù per condividerne le parole e le azioni, come ebbero in sé la rassomiglianza rovinosa con Adamo. La terza tappa è la chiamata: quelli poi che ha predestinato li ha anche chiamati all’esistenza con la creazione e alla giustificazione con l’inserimento in Cristo. La quarta tappa è la giustificazione: quelli che ha chiamato li ha anche giustificati (30), cioè con la fede e il battesimo li ha resi giusti al suo cospetto, dando loro la vita nuova in Cristo (cfr. Rm 6,1ss). La quinta e ultima tappa è la glorificazione: quelli che ha giustificato li ha anche glorificati (30), cioè alla configurazione a Cristo santo e sofferente, che si realizza in questa vita, segue la configurazione a Cristo trionfante, glorioso, per cui il predestinato entra nel possesso della gloria di Dio (cfr. Ef 2,6). (b) Coloro che sono amati da Dio e amano Dio, cioè rispondono all’amore di Dio col loro amore, godono del vantaggio che tutto concorre al loro bene, e perciò sono chiamati da Dio secondo il suo disegno (28). Essi sono i buoni della parabola della rete, che hanno acquistato il Regno come perla e come tesoro. Dio fa concorrere tutto alla loro salvezza, anche le persecuzioni dei cattivi, e persino i loro peccati. In realtà Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (1Tm 2,4), perché Cristo è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro (2Cor 5,15), ma purtroppo alcuni nelle tappe anteriori, con Suo sommo dispiacere, si rifiutano di continuare a seguire il Suo piano. Siamo seriamente in cammino sulla via della salvezza o ci prendiamo in giro da soli?
III – Tutto quello che abbiamo detto riguarda il piano soprannaturale. Solo il Signore ce lo può far capire... Perciò preghiamo con insistenza con Salomone: Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male (9), e anche anzitutto di saper governare noi stessi... Solo per misericordia di Dio possiamo ottenere di conoscere la Sua volontà e di vivere secondo il Suo piano di salvezza nella pratica della fede, speranza e carità.
Pensiero eucaristico. Nella Messa, per intercessione della Vergine e di S. Giuseppe, dei Santi e degli Angeli, chiediamo un cuore saggio e intelligente, perché fra le cose del mondo, sappiamo apprezzare il valore inestimabile del tuo regno e di accoglierlo in noi. (mons. Francesco Spaduzzi)