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Solofra. "Assurdo aggiungere rischi per la sicurezza sanitaria".

L'occasione della domanda da parte del Centro Diagnostico Baronia, di insediare nell'ambito del distretto industriale di Solofra, del consorzio ASI della Provincia di Avellino, un impianto per il trattamento delle plastiche da recupero, pone più di un interrogativo alle Amministrazioni Comunali e alle Comunità, di Montoro e Solofra.

È risaputo che il Distretto conciario, per la sua localizzazione, nel territorio Solofrano, interessa, sotto il profilo ambientale, in modo rilevante se non prevalente, il Comune di Montoro, per gli effetti sui comparti aereo, del suolo e delle acque sotterranee.

Il territorio Solofrano Montorese, alta Valle Irno, costituisce un sistema territoriale unitario, di forte connotazione identitaria, per la comune origine storica e le specifiche valenze paesaggistiche di grande rilievo socioeconomico e soprattutto ambientale. Nelle valenze ambientali risiede la ricchezza antica del territorio che, caratterizzato dalle risorse idriche e dalla vivacità creativa delle comunità, si è consolidato in un sistema urbano policentrico, di valore produttivo di tipo industriale, agricolo e di servizi qualificati, di livello regionale che, tuttavia, oggi è in rilevante sofferenza.

Per questo, tutte la qualificata attenzione va rivolta alle iniziative, pubbliche o private, potenzialmente incidenti nella economia e nella vita del comprensorio, e soprattutto sotto il profilo degli impatti ambientali: gli insediamenti nascono nei territori a partire dalle condizioni ambientali e muoiono con esse.

La numerosità degli insediamenti, 19 frazioni tra i Comuni di Solofra e Montoro, è la misura della ricchezza antica di questo comprensorio.

Oggi, l'attenzione ai processi i di trasformazione in atto, più o meno diretti, nelle possibilità di incidenza da parte dell'uomo con le sue attività antropiche, deve partire dalla considerazione delle fragilità già accertate. La compromissione della risorsa fondamentale del territorio, l'acqua abbondante e, una volta, di grande qualità, oggi interessata dalla contaminazione da TCE che riverbera l'immagine negativa di questo territorio, non solo nel panorama regionale, è il limite da affrontare.

Purtroppo, gli effetti di attività produttive, non sempre esercitate con responsabilità, compromettono la sicurezza insediativa che si riflette nella svalutazione dei territori sia di Montoro che di Solofra. Sono più che evidenti gli effetti sulla perdita di valore degli immobili, soprattutto privati, che nascono da una riduzione della fiducia nel territorio, per il rischio elevato per la salute. Così come pure evidenti sono i segni di abbandono del territorio da parte di nuove generazioni. La gravità della situazione è direttamente leggibile nei numeri della statistica sanitaria, a tutti ben nota.

Anche per questo la comunità locale, da anni, si interroga sulla possibilità di una riconsiderazione delle attività produttive ammissibili nel distretto conciario.

(La riconversione produttiva dell'area ASI) Un desiderio inveterato, nella comunità delle imprese, solo in particolare, che per diverse ragioni, soprattutto di carattere amministrativo, non ha trovato soddisfazione. Una domanda che si ripropone con forza dal nostro punto di vista, con una visione orientata alla riqualificazione del Distretto, ma soprattutto del comprensorio, nel profilo della valorizzazione delle risorse ambientali originarie, nella consapevolezza che lì risiedono le radici e la possibilità di un futuro.

E' questo il momento di rimarcare il diritto di scelta per la Comunità del suo futuro, e quindi rivendicare la possibilità di esprimere, nella maniera meglio qualificata, la sua volontà sulle proposte che incidono sul territorio, soprattutto quando queste provengono da Soggetti Esterni, con attività che determinano trasporti massivi di materia di recupero o rifiuto.

Il comprensorio ha bisogno di recuperare, per risolvere le emergenze, a partire da quella idrica, e sapendo affrontare un cambiamento di riqualificazione dell'area ASI, in una visione di programmazione equilibrata e sostenibile, rivolta all'interezza del comprensorio, non solo dal punto vista economico produttivo.

La proposta che oggi si sottopone all'attenzione della comunità si inserisce nel sistema delle attività di trattamento del rifiuto, saranno plastiche, ma sempre di rifiuto si tratta e, di fatto, significa definire un nuovo indirizzo di attività dell'area produttiva. Oggi sono le plastiche, domani potrà essere il vetro, poi il rifiuto elettronico, poi i metalli e le molteplici altre categorie, dato un precedente ci sarà di certo un seguente. E sicuramente, sono attività di grosso impatto ambientale.

Attività che non possono essere considerate nella categoria modesta misura, per l'agevolazione di un procedimento amministrativo di autorizzazione, come alla nota regionale 25/maggio 2026, che rinviava alla responsabilità del proponente la valutazione della modesta misura, con la semplificazione dello studio sugli impatti ambientali. Considerazioni, dal nostro punto di vista, che vanno espresse in relazione al contesto insediativo dell'attività, come ogni valutazione di rischio ambientale.

Nella rinuncia al pregiudizio, non può risiedere la rinuncia all'uso degli strumenti di più avanzati e disponibili, per la valutazione della bontà delle scelte adottabili. Non si rinunci soprattutto alle indicazioni disponibili nel sistema regolatorio e delle Direttive Comunitarie, ove risiedono le indicazioni più accreditabili e di garanzia collettiva. Siano di riferimento il Piano Acque della Regione Campania e soprattutto la Direttiva Europea sulle acque.

Il Movimento per l'acqua pubblica del Territorio Alto Irno, non può che muovere le proprie considerazioni a partire dagli indirizzi regolamentari e normativi che trovano nella direttiva 2184 del 2020, sulla sicurezza delle acque comunitarie, il riferimento per un giudizio sulla proposta progettuale del "Centro Baronia". Il territorio Alto Irno si caratterizza per la ricchezza quantitativa e, ahimè, non più qualitativa delle proprie acque. In questa risorsa risiedono le origini degli insediamenti e secondo noi nella stessa andranno considerate quelle necessarie al futuro del territorio. La Direttiva impegna gli Stati alla difesa della risorsa idrica, nel profilo dell'accessibilità all'acqua ed alla sua sicurezza. Acqua certa e di qualità, affidabile, per incentivare l'uso degli acquedotti per ridurre anche la diffusione della plastica delle bottiglie. La Direttiva indirizza politiche di programmazione specifica per la tutela dei bacini imbriferi, per la loro difesa e protezione, attraverso interventi di riduzioni del rischio da contaminazioni.

E' superfluo ricordare che gli indirizzi di prospettiva nella tutela dell'acqua, bene circolare per eccellenza, spronano le comunità degli Stati per la qualificazione delle politiche ambientali. Per questo, il Movimento delle Acque, in via principale, esprime la sua contrarietà netta alla possibilità di una localizzazione nel comprensorio Solofrano Montorese di attività, che inevitabilmente, comporterebbero un ingresso massivo, di sostanze ad elevato rischio per la risorsa idrica, nel comprensorio Alto Irno. Più convinta contrarietà si esprime anche rispetto alla possibilità di attivare processi industriali connessi alle stesse masse, estremamente rilevanti nel profilo degli impatti ambientali, in ogni comparto: suolo aria e sottosuolo. Una contrarietà, che si motiva, ancor più convinti, della consapevolezza della assoluta incompatibilità di processi connessi al ciclo dei rifiuti con le caratteristiche oro-geografiche del nostro comprensorio.

Per il sistema della ventilazione prevalente, per le caratteristiche pedologiche, e soprattutto per le emergenze già in atto. Sarebbe assurdo aggiungere elementi di rischio in un comprensorio in cui sono già conclamate emergenze per la sicurezza sanitaria.

Solo alcuni elementi specifici di considerazione in rapporto al contesto urbano:

•        Aree adiacenti al Parco dei Monti Picentini

•        Aree ad alta densità urbana

•        Area con emergenze ambientali in atto per contaminazione da TCE

•        Aree a morfologia fisica inidonea per la prevalenza delle correnti dominanti in direzione degli abitati

•        are limitrofe di stagnazione e risacca Valla Montorese

•        Aree già in sofferenza per la viabilità di servizio (Raccordo autostradale, provinciali già in stress di servizio)

•        Aree già in progredito stato di degrado e qualità urbana per l’insufficiente livello delle urbanizzazioni (verde, acustica, maleodoranze)

•        Territorio ad alto livello di insediamento di servizi avanzati alla scala comprensoriale (Ospedale, Istituti di Istruzione superiore)

In via del tutto subordinata, non trascurabile ai fini della valutazione della legittimità del procedimento, si ritiene inderogabile uno studio approfondito di tutti i possibili impatti sul territorio, nell’immediato e nel medio e lungo periodo, poiché il contesto di localizzazione dell’intervento è densamente insediato, già in emergenza ambientale e ad elevato rischio per la sicurezza della salute della comunità. Si chiede quindi l’adozione di un modello di valutazione per la proposta di progetto, suffragato dalle

più accreditate conoscenze della tecnica valutativa. Scongiurare quindi una dichiarazione di parte sulla possibilità di ottenimento di autorizzazioni ambientale, da parte dell’Autorità Regionale, attraverso una valutazione preliminare semplificata, procedura del "Pre-Screening". Come sembrerebbe possibile secondo la nota già detta, ed avverso, ricorrere, ove ciò non si riconsideri.

Il Movimento per l’acqua pubblica , Acqua Pubblica Alto Irno,

Chiede si acquisisca agli atti di questa consultazione pubblica, di soggetti qualificati, per la opportuna evidenza di procedimento e sociale, con invito di sottoscrizione, per condivisione ai Presenti.

Solofra 30.06.2026

Il Movimento per l’Aqua Pubblica Alto Irno 

 

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