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Tempo Ordinario: Domenica XIII dell’Anno A (2025-26).

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Ordinario: Domenica XIII dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: 2 Re 4,8-11.14-16; Sal 88; Rm 6,3-4.8-11; Mt 10,37-42

Introduzione. Gesù dice nel Vangelo: Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; ... chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me (37-38). Dobbiamo confessare che non sempre mettiamo Gesù al primo posto nella nostra vita. E questo vuol dire che preferiamo a Lui tante semplici creature. Chiediamo perdono di questo e di tutti gli altri peccati. (b) Matteo ci propone due concetti fondamentali: 1. occorre mettere Cristo al primo posto, al centro della propria vita anche a costo della vita stessa; 2. bisogna avere per l’inviato di Dio lo stesso riguardo che per Dio. Questo secondo concetto si ritrova anche in 2Re, mentre in Romani ci viene detto come concretamente Cristo è al centro di tutto in noi e come diventiamo trasparenza di Lui.

I – Un tema del Vangelo di oggi è che occorre mettere Cristo al primo posto nella propria vita, nella scala dei valori e dei rapporti. Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me (37): è ovvio che Cristo vuole che noi rispettiamo il quarto comandamento, che ci indica i doveri dei figli verso i genitori e dei sudditi verso i superiori e anche i doveri dei genitori verso i figli o dei superiori verso le persone loro affidate da Dio. Perciò chi dovesse trascurare di amare e rispettare i propri genitori o superiori, o i propri figli o “sudditi” andrebbe contro la volontà di Dio e quindi non sarebbe degno discepolo del Signore Gesù. (a) Eppure Gesù vuole che mettiamo Lui al primo posto, se ci trovassimo a dover scegliere fra l’amore verso i genitori o verso i superiori e l’amore verso i figli o i sudditi da una parte e l’amore verso di Lui dall’altra parte. Pensiamo ai casi di vocazione contrastata - e ce ne sono stati tanti nel corso dei secoli; ricordiamoci dei figli o dei genitori, che hanno scelto di seguire Gesù nel corso della storia “cristiana”, e si sono trovati contro proprio i familiari o parenti o amici. Anche Gesù a dodici anni ha dato l’esempio di come occorre dare la precedenza a Dio rispetto ai genitori (e si trattava dei genitori più santi che possiamo immaginare: Maria e Giuseppe!): Perché mi cercavate? Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio? (Lc 2,49). Questa precedenza alla volontà del Padre suo Gesù la osserva fino alla morte: si fece obbediente fino alla morte e a una morte di croce (Fil 2,8). Anche Pietro e gli apostoli affermano la precedenza di Dio sulla volontà degli uomini: Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini (At 5,29). Rispettiamo genitori e superiori, ma la precedenza tocca a Dio in tutto. (b) Questa fedeltà a Dio può arrivare fino al martirio: già nell’AT il novantenne Eleazaro in 2Maccabei (6,18-31) affronta la morte dicendo: Il Signore, che possiede una santa scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell'anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui (2Mac 6,30); una madre di sette figli li esorta non temere la morte e a obbedire alle leggi di Dio: soprattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa memoria, perché vedendo morire sette figli in un sol giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. Esortava ciascuno di loro nella lingua dei padri, piena di nobili sentimenti e temprando la tenerezza femminile con un coraggio virile (2Mac 7,20-21). Siamo nel periodo della persecuzione di Antioco contro gli Ebrei due secoli prima di Cristo. Nel NT Gesù dice: chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la sua vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà (38-39). I martiri danno la loro testimonianza di fede in Gesù e di amore a Lui come Gesù aveva dato al Padre la sua testimonianza di amore: essi vanno ammirati per il loro coraggio, ma anche imitati. La forza non può venirci da noi stessi, ma dalla preghiera e soprattutto dall’unione con Cristo nell’Eucaristia. Nel 304 d.C. 49 cristiani, i martiri di Abitene (attuale Tunisia), furono sorpresi in assemblea domenicale, proibita dall’imperatore Diocleziano. “Significativa, tra le altre, la risposta che Emerito diede al Proconsole che gli chiedeva perché mai avessero trasgredito l’ordine dell'imperatore. Egli disse: "Sine dominico non possumus": senza riunirci in assemblea la domenica per celebrare l’Eucaristia non possiamo vivere. Ci mancherebbero le forze per affrontare le difficoltà quotidiane e non soccombere” (dall’omelia di Benedetto XVI al Congresso Eucaristico di Bari). Ai cristiani carcerati si mandava l’eucaristia proprio per offrire loro la sorgente della forza per affrontare i tormenti del martirio e la morte. Attingiamo anche noi dall’Eucarestia il coraggio della testimonianza.

II - Prima dell’Eucaristia, Paolo ci dice che sorgente di identificazione con Cristo, e quindi di forza spirituale, è il battesimo: quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte (3); dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte. Ma Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre (4); ora invece egli vive e vive per Dio (10): di conseguenza, se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui (8), anzi anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù (11) sin da ora. In pratica, poiché siamo diventati una cosa sola con Gesù per mezzo del battesimo e questa unione con Lui è stata perfezionata con gli altri sacramenti, possiamo affrontare ogni situazione e persecuzione, per la forza che ci viene da Gesù, che è in noi. Impariamo a valorizzare i sacramenti dell’iniziazione cristiana: battesimo, cresima, eucaristia. Corriamo il rischio di non tenere abbastanza conto del nostro battesimo, perché lo abbiamo ricevuto da bambini e non vi riflettiamo più nel resto della vita, come non riflettiamo sul nostro concepimento e sulla nostra nascita, considerandoli solo come dati di fatto... Il battesimo è l’inizio di tutta la nostra vita spirituale e mette in noi una serie di potenzialità, che spesso restano atrofizzate, perché non le conosciamo e non le sviluppiamo. Quasi nessun battezzato sa che nel battesimo sono state infuse in lui tutte le virtù dallo Spirito, che le vorrebbe sviluppare in noi con la nostra collaborazione. Facciamo continuamente riferimento ad esso per vivere meglio la nostra vita divina. Impegniamoci, per esempio, a seguire con attenzione la celebrazione del battesimo per prendere coscienza di ciò che è avvenuto a noi e in noi e di noi in quel momento.

III – Nel Vangelo ci viene anche presentata una duplice presenza speciale di Cristo nel mondo. (a) Che alcuni uomini, in particolare il profeta, il sacerdote e il re, siano stati tenuti in grande considerazione nell’AT e siano stati accolti con rispetto proprio per questa qualità di inviati di Dio, lo vediamo da 2Re, dove la Sunamita dice al marito in riferimento a Eliseo: Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Facciamogli una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare” (9-10). Ed è premiata col miracolo di avere un figlio (14-16). (b) Gesù afferma: Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto (41): cioè sembra che, senza essere giusto e profeta, si avrà ricompensa come la loro perché accoglierli è collaborare alla loro missione. Gesù va oltre e dice anche che chi accoglie gli Apostoli, addirittura accoglie Lui nella loro persona: Chi accoglie voi accoglie me; e chi accoglie Gesù negli Apostoli addirittura accoglie il Padre: chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato (40). Cose mirabili: chi accoglie l’Apostolo accoglie Gesù e in Gesù accoglie lo stesso Dio Padre; l’Apostolo rende presente nel mondo il Cristo e nel Cristo il Padre stesso. Che ricompensa gli toccherà? (c) Ascoltiamo ancora Gesù: E chi avrà dato da bere anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa (42). Quindi ogni discepolo di Gesù, per quanto modesto, per il fatto stesso che è Suo discepolo rende presente Cristo nel mondo e fa meritare la ricompensa a chi gli fa del bene. Anzi Gesù va oltre e afferma che ogni uomo bisognoso rende presente Lui: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato... In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me (Mt 25,34-35.40). Rinnoviamo la nostra fede nella presenza di Cristo: è Cristo che battezza quando un ministro dà questo o altri sacramenti, così come è Cristo con la Sua opera di salvezza che si rende presente sotto il segno del pane e vino consacrati. Matteo ci invita a considerare specie l’Apostolo come presenza di Cristo e la sua parola come Parola di Lui: Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato (Lc 10,16). Prestiamo fede alla Parola dei ministri di Cristo in mezzo a noi e siamo loro grati, indipendentemente dal fatto che siano degni o no.

Pensiero eucaristico. Nella Messa ascoltiamo Cristo che ci parla nella sua Parola letta e proclamata e commentata. Seguiamo con attenzione l’omelia, perché è la Parola che Cristo rivolge personalmente a noi oggi, proprio come nella comunione eucaristica si offre a ciascuno di noi, personalmente, per poterci identificare con Lui e diventare per noi sorgente di vita e di forza nella lotta contro il maligno e per sostenerci nella testimonianza della nostra fede, anche nelle persecuzioni. (mons. Francesco Spaduzzi)


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