Tempo Ordinario: Domenica XII dell’Anno A (2025-26)
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo Ordinario: Domenica XII dell’Anno A (2025-26)
Letture bibliche: Ger 20,10-13; Sal 68; Rm 5,12-15; Mt 10,26-33
Introduzione. (a) Gesù ci ammonisce: chi... mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli (33). Non siamo arrivati mai, per misericordia di Dio, a un rinnegamento formale di Gesù, ma quante volte siamo timidi nel fare la nostra professione di fede nelle varie circostanze della vita. Chiediamo perdono della nostra mancanza di coraggio e anche di tutti gli altri nostri peccati. (b) Romani ci prospetta la situazione degli uomini che portano in sé l’immagine di Adamo peccatore e sono senza Cristo, e quella degli uomini che hanno ricevuto in sé l’immagine del Cristo, nuovo Adamo, grazie alla Sua opera di redenzione. Matteo e Geremia parlano della persecuzione di colui che si sforza di mantenersi fedele a Dio e a Cristo, da parte di Satana e di quelli che rifiutano Dio o se Lo costruiscono a modo loro, ma anche della fiducia che dobbiamo avere in Dio, perché Egli sempre assiste il perseguitato, in ogni situazione.
I – Paolo, partendo dal racconto del peccato dei nostri progenitori di Genesi 3, contrappone il nuovo Adamo (Cristo) al primo Adamo, gli effetti del peccato del primo a quelli dell’opera redentrice di Cristo. (a) Anzitutto il peccato di Adamo e il suo effetto rovinoso: a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, con la conseguenza che in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato (12) in Adamo; qui si parla della morte fisica, che comunque è segno della morte spirituale. Peccato e morte sono stati trasmessi dal primo Adamo a tutti i discendenti, per cui tutti sono concepiti in uno stato di separazione da Dio, separazione della quale non hanno colpa, ma che, tuttavia, impedisce loro di amare Dio al di sopra di tutto con tutto il cuore e l’anima, la mente e le forze. In pratica si trasmette ai figli quello che si ha: Adamo aveva doni naturali (corpo, intelligenza, volontà), preternaturali (p. es. immortalità e integrità) e soprannaturali (la grazia santificante); col peccato perse i doni preternaturali e soprannaturali e indebolì la natura umana e così la trasmette ai discendenti. Sentiamoci peccatori anche in Adamo, specie quando sperimentiamo la nostra debolezza nelle tante tentazioni; ma guardiamoci dallo scaricare le nostre colpe su di lui, perché i nostri peccati sono la prova che al suo posto noi avremmo fatto lo stesso o peggio. (b) Gesù ci porta il dono della grazia santificante (i doni soprannaturali) e Paolo ricorda anzitutto che il dono di grazia non è come la caduta e precisa: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti (15), cioè è vero che il peccato di Adamo provocò la morte di tutti gli uomini, ma la grazia di Gesù Cristo si è riversata in misura abbondantissima su tutti, come ripete anche subito dopo: dove è abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia (Rm 5,20). Per questo dono della grazia di Dio, riversata sugli uomini, essi possono diventare giusti davanti a Dio: Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita (Rm 5,18). E’ quella vita eterna, che viene di nuovo offerta a chi crede nell’opera di salvezza di Gesù Cristo. Impariamo anche a sentirci giusti in Cristo, che ci ha comunicato, per mezzo dello Spirito, la Sua vita divina, che Egli ha ricevuto dal Padre. La vita eterna è dono inestimabile, è Dio stesso che viene ad abitare dentro di noi come Padre, Fratello e Santificatore: diventiamo nuova creatura (2Cor 5,17; Gal 6,15), tutta illuminata da Dio e guidata da Lui. Ringraziamo Gesù per averci salvato e Maria per aver collaborato con Gesù alla nostra salvezza. Sappiamo approfittarne con la fedeltà alla grazia.
II – In questo mondo di peccatori, al quale, coi nostri peccati, diamo anche ciascuno di noi il nostro contributo negativo per renderlo peggiore, c’è lotta tra Dio e Satana. Questi, come insidiò e fece cadere il primo uomo, così cercò anche di contrastare l’opera di salvezza di Gesù Cristo. La lotta tra Satana e Gesù Cristo continua oggi e sempre tra la “stirpe” dell’uno e quella dell’Altro (Gn 3,15). Da sempre, chi, per la misericordia di Dio, si allontana dal peccato e si sforza di esserGli fedele è costretto a patire l’opposizione di Satana e dei peccatori suoi seguaci. (a) Geremia, figura che anticipò le sofferenze di Gesù, subì grandi persecuzioni. Fu tradito: Tutti i miei amici, diventati avversari vendicativi, aspettavano la mia caduta: “Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta” (10). Ma il profeta aveva grande fiducia nella protezione di Dio: Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso (11), e pregò il Signore di difenderlo per il Suo onore: Signore degli eserciti, che provi il giusto e vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa! (12). Era così sicuro di essere esaudito che già cantava e invitava a cantare le lodi a Dio: Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori (13). (b) Oltre Geremia, ricordiamo i tanti personaggi dell’AT che hanno dovuto subire una sorte amara per essere fedeli a Dio. Così Ebrei sintetizza le sofferenze dei martiri dell’AT: Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta... Altri, infine, subirono insulti e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati, torturati, tagliati in due, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati - di loro il mondo non era degno! -, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra (Eb 11,35-38). Meraviglioso esempio! Ammiriamoli e imitiamoli.
III – 1. Gesù è stato il grande perseguitato. (a) Gesù doveva essere creduto perché era Dio che parlava e invece fu accusato di essere bestemmiatore (Gv 9,22); era la stessa santità e Ne parlarono come di un ubriacone, mangione e amico dei pubblicani e dei peccatori (Lc 7,34); trasmetteva la Parola di Dio e Lo dichiararono eretico e indemoniato (Gv 8,48); faceva opposizione totale a Satana e inventarono che cacciava i diavoli con la collaborazione del Capo dei diavoli (Mc 9,34); e si arrivò persino a dire che non c’era bisogno di processo per condannarLo (Gv 18,30). Ma la persecuzione arrivò anche fino alla Sua eliminazione fisica e nel modo più infamante per lui: la flagellazione e la morte di croce, due supplizi riservati agli schiavi e proibiti per i cittadini romani. Paolo canta la sua ammirazione per l’annientamento e l’umiliazione di Cristo Gesù:/ egli, pur essendo nella condizione di Dio,/ non ritenne essere un privilegio/ l’essere come Dio;/ ma svuotò se stesso,/ assumendo una condizione di servo/ e diventando simile agli uomini;/ dall’aspetto riconosciuto come uomo,/ umiliò se stesso/ facendosi obbediente fino alla morte/ e a una morte di croce (Fil 2,6-8). Anche noi ammiriamo la pazienza e l’amore di Gesù per noi. (b) Se Gesù è trattato così, possono aspettarsi qualcosa di diverso i Suoi discepoli (Mt 10,24)? Gesù, il Capo del Corpo Mistico, ha tanto patito per la gloria del Padre e per la nostra salvezza; noi siamo membra del Suo Corpo e dobbiamo essere pronti a subire persecuzioni per Lui, per amor Suo, a causa del mio nome (Mt 10,22; 24,9), per causa mia (Mt 5,11; 10,39). Tutti siamo obbligati a testimoniare la nostra fede in Cristo: Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli (32-33). Ne va della nostra salvezza eterna. Fa parte dell’essere giusti il confessare la nostra fede in Cristo davanti a tutti, anche nella persecuzione. Ma Gesù la fa anche beatitudine: Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti, che furono prima di voi (Mt 5,11-12).
2. (a) Tre volte Gesù ripete l’invito a non aver paura: non abbiate paura degli uomini (26; cfr. 28.31), in particolare dei persecutori. Vengono presentati tre motivi: 1. essi possono uccidere il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima (28); 2. Dio si interessa dei passeri, tanto più terrà a cuore la sorte dei suoi fedeli: Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro... Voi valete più di molti passeri! (29.31); 3. Dio è infinitamente grande, ma non perde di vista neanche i nostri particolari più insignificanti: Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati (30). Niente è troppo piccolo per Lui, niente è troppo grande per Lui. Fidiamoci di Lui, confidiamo in Lui, affidiamoci a Lui. (b) Anche noi siamo chiamati a essere coraggiosi testimoni della nostra fede e a impegnarci perché altri conoscano e amino Gesù. Non è evidente da noi la persecuzione, ma ci sono manifestazioni di intolleranza. Basta pensare alle proteste di alcuni pochi, ma che fanno molto chiasso, contro varie dichiarazioni dell’Autorità Ecclesiastica, che prende posizione contro ogni forma di corruzione o in difesa della vita o della morale cattolica in tutti i campi della vita e specie a proposito della moralità nel vivere l’amore.
Pensiero eucaristico. Nell’Eucaristia ci uniremo a Cristo, che è morto per essere fedele al Padre. Egli ci dà lo Spirito Santo perché noi siamo fedeli a Lui e lo testimoniamo. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, i Santi Martiri, che sono tantissimi nella storia della Chiesa, di ottenerci di essere fedeli e coraggiosi testimoni di Gesù. (mons. Francesco Spaduzzi)