T. O. Dom. II dopo Pentecoste dell’Anno A.
SS. Corpo e Sangue di Cristo (2025-26).
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
T. O. – Dom. II dopo Pentecoste dell’Anno A: SS. Corpo e Sangue di Cristo (2025-26)
Letture bibliche: Dt 8,2-3.14-16; Sal 147; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58
Introduzione. (a) Gesù dice: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita (53). Purtroppo tante volte abbiamo trascurato di ricevere Gesù nell’Eucaristia o Gli abbiamo mancato di rispetto. All’inizio della Messa, vogliamo pentirci di tutti i peccati e in particolare per i peccati commessi contro il Cuore di Gesù presente nell’Eucaristia. (b) Il Deuteronomio ci ricorda che Dio interviene con i due miracoli della manna e dell’acqua per far sopravvivere il Suo popolo nel deserto. S. Paolo in 1Corinzi ci dice che sostegno della nostra vita personale spirituale e comunitaria è l’unione con Cristo per mezzo della comunione al Suo Corpo e Sangue. Lo stesso concetto sviluppa il Vangelo, aggiungendo che ricevere il Corpo e Sangue di Gesù ci dà la vita eterna ed è pegno della risurrezione finale.
I – (a) Deuteronomio richiama all’attenzione degli Ebrei e nostra la misericordia di Dio, che li liberò dalla schiavitù degli Egiziani e continuò ad assisterlo nel deserto, procurandogli da mangiare e da bere in modo miracoloso. Dio è veramente buono e ama teneramente il suo popolo, sua creatura, per il quale ha espressioni di particolare tenerezza. Dio esprime il suo amore e la sua cura per il popolo in questi termini: Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama (Dt 7,6-8), gratuitamente. Tutta la storia del popolo d’Israele si rivela come un continuo intervento di Dio negli avvenimenti per amore al suo popolo; anzitutto lo nutre con la sua Parola: l'uomo non vive soltanto di pane, ma… l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore (13), poi lo guida con i pastori, da lui scelti (Mosè, Aronne, i Giudici, i re, i profeti, i sacerdoti…), e interviene anche con miracoli per garantirne la sopravvivenza. Dio ama chi L’ama e lo protegge. (b) Purtroppo l’avvertimento che Dio dà al popolo: Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile (14), sarà pienamente giustificato dagli avvenimenti successivi, perché già nel deserto il popolo si ribellò a Dio, che per amore gli rimproverò i suoi peccati e lo castigò per riportarlo sulla retta via. A causa della sua continua ribellione a Dio, molte volte il popolo ebreo perderà la sua indipendenza e sarà oppresso dagli altri popoli; i castighi più terribili si verificarono con le deportazioni degli Ebrei del Regno del Nord nel 722 a. C. in Assiria, e di quelli del Regno del Sud nel 596 e 586 a. C. a Babilonia; nel 70 d. C. e nel 135 Regno di Giuda perse l’indipendenza per 19 secoli. Dio ama anche chi non L’ama e, nella Sua misericordia e provvidenza amorosa e premurosa, non abbandona mai nessuno.
II – (a) L’amore di Dio per il nuovo popolo d’Israele, riscattati dalla schiavitù di Satana, è certo superiore. Anzitutto: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna (Gv 3,16): è il dono più importante che Dio fa al mondo; insieme con questo, Dio dà tutto il resto, che, certo, è meno del Figlio suo: Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme con lui? (Rm 8,32). Il dono, che è Gesù, è l’espressione massima di questa misericordia infinita di Dio per l’umanità, perché il Padre stesso si dona nel Figlio: chi vede me, vede colui che mi ha mandato (Gv 12,45); Chi ha visto me ha visto il Padre (Gv 14,9). La misericordia di Gesù è la stessa misericordia del Padre, diventata visibile e tangibile e udibile. Ringraziamo il Padre per averci dato Gesù e se stesso in Gesù e Gesù per averci dato se stesso. AmiamoLi per l’amore che ci mostrano e pentiamoci perché non corrispondiamo. (b) Nel Vangelo Gesù ci avverte: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo (51; cfr. Gv 6,41), è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero (Gv 6,32). C’è differenza enorme tra questo pane e la manna: I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia (Gv 6,49-50); Questo è il pane disceso dal cielo, non è come quello che mangiarono i padri vostri e morirono (58): Gesù vuol dire che la manna serviva per la vita del corpo, che è destinato a finire e si nutre solo di cibo destinato alla sua sopravvivenza; c’è anche un'altra vita, la vita eterna, che, per essere conservata, ha bisogno nutrirsi di un altro cibo, che è Lui stesso, che dà la vita eterna: Io sono il pane della vita (Gv 6,35.48); Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (51); Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda (55). Gesù insiste sulla necessità di mangiare Lui se si vuole la vita che dura sempre: In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita (53). Come si vede, Egli ritorna sullo stesso concetto varie volte: Egli è il pane di vita eterna, un pane che è il Suo stesso Corpo e Sangue. (c) Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga di Cafarnao (Gv 6,59), ai Dodici (Gv 6,67), ai discepoli (Gv 6,60), alla folla (Gv 6,24) dei Giudei (Gv 6,52), i quali reagiscono in modo diverso alle affermazioni di Gesù. Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?” (52), Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: “Questa parola è dura; chi può ascoltarla?” (Gv 6,60). Gesù non cambia una parola di quello che ha detto, neanche quando molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui (Gv 6,66). Anzi Gesù non si mostra disposto a venir meno a quanto detto neanche nell’eventualità dell’abbandono dei Dodici: Disse allora… Gesù ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?” (Gv 6,67). Rinnoviamo la nostra fede nella Parola di Gesù e nella sua presenza nell’Eucaristia. Diciamogli con Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6,68-69).
III – 1. Gesù e Paolo ci indicano alcuni effetti della nostra unione con Gesù per mezzo del suo Corpo e del suo Sangue eucaristico. (a) Gesù dice: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui (56), cioè si realizza la mutua immanenza di Gesù in ciascuno di noi e di ciascuno di noi in Gesù. Gesù dimora in noi e noi in Lui, analogamente a quello che avviene nella Trinità: Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi (Gv 17,21); Io in loro e tu in me (17,23). All’origine di tutto c’è L’amore col quale mi hai amato: esso sia in essi e io in loro (17,26). L’unione con Gesù eucaristico e la sua venuta in ciascuno di noi comporta la venuta e l’unione anche col Padre e lo Spirito Santo, che sono una cosa sola col Figlio. (b - A) Altro effetto è la comunione di vita con Gesù: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna (54); Chi mangia questo pane vivrà in eterno (58). Su questo concetto Gesù insiste molto. La vita eterna è diversa dalla vita temporale: questa finisce e l’altra no; questa viene dagli uomini e l’altra viene da Dio, anzi è la vita che nella Trinità Dio Padre trasmette al Figlio e Padre e Figlio danno allo Spirito Santo; analogamente “fuori” della Trinità - nel senso che non riguarda la vita intima di Dio - il Verbo trasmette tale vita alla Sua natura umana e attraverso di essa per opera dello Spirito Santo la comunica a noi per mezzo del battesimo e della penitenza e degli altri sacramenti: è quella che chiamiamo comunemente la vita di grazia, la grazia santificante. Essa include la cancellazione dei peccati e l’amicizia con ciascuna Persona della Trinità. E’ la vita divina che avevamo perduto per colpa dei progenitori e che Gesù ci ha meritata col Suo mistero pasquale: il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (51): tale vita divina si manifesterà in tutto il suo splendore, quando Dio ci accoglierà nella beatitudine eterna. (b - B) Gesù vive della stessa vita del Padre e noi viviamo della stessa vita di Gesù, che dice di sé: Io sono ... la vita (Gv 14,7), e afferma: Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso (Gv 5,26). Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me (57). (c) Altro effetto è la resurrezione della carne: e io lo risusciterò nell'ultimo giorno (54), cioè risusciteremo con un corpo glorioso, bello come i corpi di Gesù e di Maria, già risuscitati e nella gloria.
2. (a) Ora ascoltiamo Paolo. L’unione di ciascuno di noi con Cristo avviene per mezzo del pane e vino consacrati, segno sacramentale del Suo Corpo e Sangue: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? (16). (b) L’unione con Cristo eucaristico realizza anche la comunione di ciascuno di noi con tutti: Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un corpo solo: tutti infatti partecipiamo all'unico pane (17). Questa comunione non è una semplice sovrapposizione o giustapposizione di individualità, ma un’unità organica: è un “corpo”, il Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa. L’Eucaristia fa la Chiesa come la Chiesa fa l’Eucaristia.
Pensiero eucaristico. Tutto ci parla di Eucarestia in questa celebrazione. Facciamo il proposito dii parteciparvi tutti i giorni di precetto e anche più spesso, ogni volta che possiamo, e preghiamo la nostra Mamma del Cielo (e S. Giuseppe) e i Santi più devoti dell’Eucaristia, che ci ottengano di sperimentare l’Eucarestia come fecero loro.(mons. Francesco Spaduzzi)