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Tempo Pasquale: Domenica III dell’Anno A (2025-26).

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Pasquale: Domenica III dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: At 2,14.22-33; Sal 151; Pt 1,17-21; Lc 24,13-35

Introduzione. (a) Sentiremo nella seconda lettura che non a prezzo di cose effimere..., foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo (18-19)anche noi siamo stati complici dei “nostri padri” e abbiamo tante volte condiviso la loro vuota condotta... All’inizio della Messa chiediamo perdono di tutti i nostri peccati e, per espiarli, offriamo a Dio Padre il Sangue preziosissimo di Gesù Cristo, Figlio suo e fratello nostro. (b) In Luca assistiamo all’incontro di due discepoli con Cristo risorto, all’esperienza che Ne fanno e alle lezioni che Ne ricevono. In Atti Pietro ci parla del mistero pasquale di Cristo e del frutto di esso, che è il dono dello Spirito Santo. In 1Pietro ci vengono presentate l’opera redentrice di Cristo attraverso il mistero pasquale e la necessità della fede e speranza in Dio per poter essere salvati.

I – 1. (a) Due discepoli si allontanano sconsolati da Gerusalemme perché Gesù è morto; in realtà essi hanno saputo della resurrezione di Gesù, ma non vi hanno creduto. Con la morte di Gesù tutto sembra finito: Gesù, il Nazareno... fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; ... i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e l'hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israelecon tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute (19-21). Tutt’altro era lo stato d’animo delle donne e di Maria Maddalena: hanno visto il Signore e sono nella gioia: con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli (Mt 28,8). La differenza non sta nel fatto che questi non hanno visto e quelle hanno visto, ma nel fatto che questi non credono e quelle credono con il risultato della tristezza per questi uomini e la gioia per quelle donne. Questi due discepoli sono coscienti di ciò che dirà anche Pietro nella sua lettera: Gesù di Nazaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece fra di voi per opera sua (22)Ma non passano dall’ammirazione verso un uomo grande alla fede in Lui come Messia e Dio, oltre che uomo. E quanta e qual è la nostra fede in Gesù? E’ per noi solo un grande uomo o è il Figlio di Dio fatto uomo, venuto come salvatore del mondo? (b) E’ Gesù che viene in loro soccorso, anzitutto con un rimprovero: Sciocchi e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! (25) E aggiunge: Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? (26). Così Gesù arriva al nocciolo della questione: il loro problema sta nel fatto che non credono alla Parola di Dio dell’AT, che aveva annunciato il Messia glorioso: Guardando ancora nelle visioni notturne,/ ecco venire, con le nubi del cielo/ uno simile ad un figlio di uomo;/ giunse fino al vegliardo.../. Gli furono dati potere, gloria e regno;/ tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano;/ il suo potere è un potere eterno...,/ e il suo regno non sarà mai distrutto (Dn 7,13-14), ma lo identifica col Messia sofferente, il Servo di Yahweh: Non ha apparenza né bellezza/ per attirare i nostri sguardi,/ non splendore per poterci piacere/. Disprezzato e reietto dagli uomini,/ uomo dei dolori che ben conosce il patire,/ ... era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima/. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,/ si è addossato i nostri dolori/ e noi lo giudicavamo castigato,/ percosso da Dio e umiliato/. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità (Is 53,2-5). E noi crediamo a tutta la Parola di Dio dell’AT? Chi conosce l’AT capisce e gusta il NT molto, molto di più!

2. (a) Gesù usa proprio la Scrittura per parlare di sé: E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui (27)insistendo proprio sull’aspetto della vita del Messia più difficile da accettare: la sofferenza. In sostanza Gesù ci ricorda che non possiamo accettare della Parola di Dio solo quello che ci piace o è più facile da capire; essa si accetta integralmente, anche nei suoi aspetti più scomodi, come è quello di credere che Dio salva attraverso l’umiliazione del Suo Inviato. La lezione raggiunge il suo obiettivo: non Lo riconoscono subito, ma si “riscaldano” alla Sua presenza e Parola, anche se scompare quando Lo identificano (31); sanno da dove proveniva questo calore: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?” (32)Se vogliamo riscaldare il nostro cuore e crescere nella fede, ascoltiamo la Parola di Dio, ogni volta che ci è possibile, e leggiamo ogni giorno 40 versetti dell’AT e 11 del NT: in due anni la leggeremo intera. (b) Tre particolari vanno sottolineati: i due discepoli di Emmaus, di cui Uno aveva nome Cleopa, 1. capiscono chi è Gesù attraverso la Scrittura, che lo Sconosciuto spiega, perché – essi lo devono confessare anzitutto a se stessi – non l’avevano conosciuto bene nonostante la frequentazione di circa tre anni; 2. identificano Gesù nello sconosciuto accompagnatore alla frazione del pane, che era associata alla preghiera di benedizione: Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (30-31); 3. i due testimoniano l’esperienza che hanno avuto di Gesù: Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane (35)e condividono anche la convinzione, che gli altri si sono formati, della resurrezione di Gesù: fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone” (33-34)(c) A questo Gesù morto e risorto dobbiamo rivolgere la stessa insistente preghiera dei due discepoli di Emmaus: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”Avremo anche noi lo stesso loro risultato meraviglioso: Egli entrò per rimanere con loro (29). Ma se vogliamo gustare la presenza e la Parola di Gesù, dobbiamo evitare l’errore dei discepoli di Emmaus e degli altri. Dobbiamo farci per mezzo della fede un’idea chiara – per quanto possibile - di Gesù, di come è veramente, e non secondo i nostri gusti: dobbiamo sapere accettare la sofferenza di Gesù, lo scandalo della croce (Gal 5,11), e anche la nostra sofferenza, che ha il compito di purificarci e farci collaboratori di Cristo.

II – Pietro aveva testimoniato ai Dieci e agli altri che aveva visto il Signore risorto e li ha convinti, ma la liturgia di oggi ci fa ascoltare altre due testimonianze di Pietro: negli Atti quella data nel giorno di Pentecoste agli Ebrei, che avevano conosciuto Gesù ma non avevano creduto in Lui, e nella 1Pietro quella che fece a distanza di trent’anni ai fedeli della diaspora, cioè a  cristiani, provenienti da ebraismo e paganesimo, che non dimoravano in Palestina. Negli Atti degli Apostoli Pietro afferma la verità della resurrezione di Gesù: Gesù di Nazaret (22)consegnato a voi …, voi, per mano dei pagani, l'avete crocifisso e l'avete ucciso (23)Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere (24), e la conferma con le parole profetiche del Salmo 15. In pratica questo Gesù, che era stato ammazzato non in modo imprevisto dalla malvagità degli Ebrei, ma secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio (23)lo stesso Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Inoltre innalzato ... alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire (32-33)Pietro qui richiama il centro della fede cristiana, che è la morte di Gesù, da tutti vista, e la sua resurrezione, di cui solo i discepoli hanno fatto esperienza e di cui essi sono i testimoni. Frutto della morte e resurrezione di Gesù è il dono dello Spirito Santo, che viene offerto a tutti i credenti in Cristo, quel dono, che era stato promesso nell’AT e che solo adesso viene dato, e in seguito verrà dato, per i meriti di Cristo morto e risuscitato. Lo Spirito è stato dato a noi anzitutto nel Battesimo e poi in tutti i sacramenti, specie nella Riconciliazione e nell’Eucaristia, e quando Lo invochiamo.

III – Anche nella sua Prima Lettera, Pietro ci parla della morte di Gesù come opera redentrice: Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia (18-19)Di Gesù Pietro dice che Dio...  l'ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria (21)Gesù con la Sua opera redentrice fu predestinato già prima della fondazione del mondo, dall’eternità, ma negli ultimi tempi si è manifestato (20)  agli Apostoli e ai loro contemporanei e ora per voi (20)e ovviamente anche per noi del nostro tempoLa morte e resurrezione di Cristo ha portato anzitutto la liberazione dalla vuota condottacioè dal peccato, ma anche ha suscitato la nostra fede e speranza in Dio: E voi per opera sua credete in Dio in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio (21), e ci ha abilitati a rivolgerci a lui nella preghiera chiamandolo Padre, lui che è il Giudice universale e imparziale: chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere. Pietro conclude con l’esortazione: comportatevi con timore nel tempo in cui vivete qui come stranieri (17).

Pensiero eucaristico. Prendiamo tre impegni e chiediamo ovviamente tre grazie 1. di leggere ogni giorno la S. Scrittura per conoscere Gesù, perché egli è il centro sia dell’AT che del NT;  2. di sapere riconoscere Gesù nell’Eucaristia e negli altri modi di presenza, in particolare nel nostro cuore e nei fratelli; 3. di testimoniare con coraggio al nostro prossimo la nostra esperienza di Gesù, per aiutare i fratelli a incontrarLo. La Madonna e S. Giuseppe, e gli Angeli Custodi e i Santi Patroni ci ottengano queste tre grazie e ci assistano.  (mons. Francesco Spaduzzi)


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