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Tempo di Natale (T.O.) - Domenica III (I) dell’Anno A.

Battesimo del Signore (2025-26).

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo di Natale (T.O.) - Domenica III (I) dell’Anno A: Battesimo del Signore  (2025-26)

 Letture bibliche: Is 42, 1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17

Introduzione. Questa Domenica è l’ultima del Tempo di Natale e la prima del Tempo Ordinario. Con l’Epifania la Chiesa ci ha presentato e ha celebrato tre manifestazioni di Gesù: ai Magi (e per loro ai pagani) a Betlemme, a Giovanni e ai suoi discepoli nel battesimo di Gesù, ai discepoli di Gesù e a Maria nelle nozze di Cana. Oggi assistiamo alla manifestazione della gloria di Gesù in occasione del Suo battesimo. Il battesimo di Gesù e la discesa dello Spirito su di Lui dà inizio a una nuova fase della vita di Gesù, quella pubblica. Anche il nostro battesimo è l’inizio della nostra vita nuova. Ma purtroppo tante volte l’abbiamo vissuto con infedeltà agli impegni. Vogliamo chiederne perdono all’inizio della Messa, che è incontro con Gesù nella sua Parola e nell’Eucaristia, ma anche nell’Assemblea riunita nel Suo Nome e nel Suo ministro.

I – (a) Nel Libro del profeta Isaia ci sono quattro brani, chiamati i Carmi del Servo di Yahweh, che ci descrivono un misterioso personaggio, scelto da Dio per una missione importantissima, che Egli compirà con somma fedeltà e per la quale avrà molto da patire a causa delle persecuzioni. Nel primo carme, letto oggi, Dio presenta il Suo Servo: Ecco il mio servo, che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio; lo rassicura: già Ho posto il mio spirito su di lui per renderlo capace di compiere la sua missione di portare il diritto alle nazioni (1), la giustizia di Dio, la sua bontà salvifica per tutti i popoli. Lo Spirito dona al Servo le qualità che piacciono a Dio: il nascondimento e la riservatezza: non farà udire in piazza la sua voce; la mitezzaNon griderà né alzerà il tono (2); e anche le qualità utili al servizio del prossimo: terrà conto della fragilità umana: non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta (3), anzi verrà in loro aiuto. Proprio su questi “residui” Dio mediante il suo Servo potrà diffondere la sua giustizia e bontà. Lo Spirito conferisce al Servo anche le qualità che garantiscono la vittoria di Dio: la fermezza, la invincibilità, la perseveranza nella missione d’insegnare fino ai confini della terra (4). Ammiriamolo e aspettiamoci da lui ciò che il profeta preannuncia di  lui. (b) Dio ha chiamato il suo Servo per la giustiziacioè per salvare tutti gli uomini sia gli Ebrei: ti ho stabilito come alleanza del popolo, sia i pagani: luce delle nazioni (6), accompagnando la sua missione con miracoli: tu aprirai gli occhi ai ciechi e farai uscire dal carcere i prigionieri (7)Si tratta di un uomo meraviglioso: è amatissimo da Dio, è pieno di Spirito Santo, ha tutte qualità umane e soprannaturali che lo rendono amabile, viene per una missione universale di salvezza, certamente difficile ma che egli porterà avanti con coraggio nonostante le persecuzioni. In nessun personaggio dell’AT si verificano tutte le qualità indicate per questo personaggio; al più ne avrà qualcuna. Nel NT molte parole, che riguardano il Servo, sono applicate a Gesù e ai misteri della Sua vita, specie alla sua Passione e Morte.

II – 1. (a) Chi è il Servo? Ce lo svela il Vangelo: è Gesù, il Figlio unigenito di Dio, che si è fatto uomo ed è il compiacimento del Padre. Quindi non solo uomo perfetto, ma Dio che diventa uomo per salvare gli uomini. Giovanni, che battezzava tutti, fece difficoltà a darGli il battesimo: Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me? (14); in effetti egli riconosceva con verità e umiltà l’infinita superiorità della persona di Cristo rispetto a lui e della Sua missione nei confronti della propria. Ma Gesù lo avvertì: Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia (15), cioè tutto ciò che è volontà del Padre, che vuole la salvezza degli uomini e la vuole per mezzo di Gesù, che ha fatto finora vita umile e nascosta e raggiungerà il vertice delle umiliazioni nella Sua Passione e Morte; di questa Egli, durante il Suo ministero, parla come di un battesimo, che Lui stesso deve ricevereun battesimo, perché dovrà essere immerso totalmente nella sofferenza, simboleggiata anche dal calice che dovrà bere (cf. Mc 10, 38; 14, 36). Ammiriamo la santità e l’umiltà di Giovanni nel riconoscere la grandezza di Gesù e della Sua missione e l’obbedienza alla Sua Parola. E’ il precursore ma anche discepolo fedele di Gesù. (b) E’ vero che Gesù non ha bisogno di ricevere il battesimo di Giovanni, perché questo è un battesimo di acqua per la penitenza, cioè per preparare il cuore a pentirsi dei peccati ed aprirsi ad accogliere il Messia; ma Gesù non ha bisogno di pentirsi dei peccati che non ha ed è proprio Lui il Messia, che gli uomini devono accogliere per essere perdonati. Inoltre Gesù vuole essere battezzato per significare che è membro del popolo, che è peccatore e ha bisogno di penitenza e di essere riscattato. Ricevendo il battesimo di Giovanni, Gesù mostra di essere il nuovo Capo degli uomini, peccatori da salvare, in contrapposizione all’antico Adamo. Ringraziamo Gesù, che si carica dei peccati degli Ebrei e dei pagani e affronta questa grande umiliazione sempre per la nostra salvezza. (c) Gesù chiama battesimo anche la Sua Passione e Morte e con questo ci indica che la sua vita si muove fra due battesimi e i battezzati devono essere sempre pronti a portare la croce con Lui durante tutta la vita per collaborare alla propria salvezza e a quella dei fratelli.

2. Giovanni – quell’egli potrebbe riferirsi anche a Gesù, ma cfr. Gv 1,32 - vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui (16; cfr. Is 42,1) ed ebbe conferma che Gesù è il Servo di Yahweh; idea confermata dalle parole che vennero dal Padre invisibile: “Questi è il Figlio mio l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento” (17; cfr. Is 42,1). Giovanni capì - e noi con lui – che Gesù è il Servo di Yahweh dei 4 Carmi di Isaia; con lui sappiamo che Gesù è graditissimo al Padre, è venuto con una missione di salvezza universale, che è mite e umile di cuore, che è paziente coi peccatori e si servirà di questi peccatori convertiti per portare avanti il Regno di Dio sulla terra. Incantiamoci a contemplare Gesù: se il Padre si compiace in Lui, non troveremo anche noi in Lui la nostra gioia? Questo sarà possibile se impariamo a conoscerlo non solo per le sue caratteristiche esterne, ma soprattutto nella Sua interiorità, nella Sua intimità, se gustiamo e assimiliamo i pensieri, i sentimenti e gli affetti, del Suo Cuore, per imparare a parlare e ad agire come Lui e a evitare di fare ciò che Lui schivava.

III – (a) Negli Atti Pietro ci conferma, completa e chiarisce, ciò che abbiamo ascoltato in Isaia: Dio ama tutti gli uomini e tutti li vuole salvi: In realtà sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga (34-35). Tutti quindi siamo chiamati alla salvezza, nessuno escluso. Dio salva gli uomini per mezzo della predicazione, che ha per oggetto Gesù: annunziando la pace fra Dio e gli uomini, per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti (36). Riflettiamo su questa verità per convincercene profondamente: né noi peccatori né gli altri peccatori siamo esclusi dalla chiamata alla salvezza; i peccati non sono un impedimento. Ma alla chiamata occorre corrispondere col compimento della volontà di Dio: pentimento del male fatto e proposito di fare il bene. (b) In effetti Gesù di Nazaret è colui che Dio consacrò in Spirito Santo e potenza…, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui (38)Ciò… è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni (37)fatto ben conosciuto da tutti. Appena Giovanni fu arrestato, Gesù iniziò la fase pubblica della Sua vita con la predicazione, cui era più facile aderire grazie ai miracoli, che Egli operava. Gesù è quindi l’inviato del Padre per la salvezza di tutti gli uomini, non solo degli Ebrei: ma incominciò la Sua missione fra gli Ebrei, perché questo era il popolo speciale di Dio, col quale Egli aveva stabilito legami particolari.

EUCARESTIA. I presenti (Lc 3,12) non sapevano chi era Gesù e non udirono il dialogo fra i due cugini, il Messia e il Precursore, ma Giovanni sapeva tutto e certamente ricevette grazie straordinarie dal fatto che Gli diede il battesimo e vi partecipò con fede e carità. A Giovanni, già santificato nel grembo materno e vissuto santamente nel pieno compimento della volontà di Dio e nella fedeltà alla sua missione, non fu dato il perdono dei peccati, che non aveva, ma un accrescimento della vita divina, che già aveva. Non sappiamo se c’era Maria; se ci fu, anche Lei ebbe un grande accrescimento della  grazia divina per la sua fede e carità. E noi come possiamo ricevere le grazie ricevute da Maria e Giovanni? Anzitutto facendo memoria del mistero del Signore nella contemplazione di esso e accostandoci a esso con fede e carità, aggiungendo l’adorazione a Cristo, l’ammirazione a Giovanni, la fede e l’adorazione alla SS. Trinità, credendo nel rapporto di figliolanza di Gesù col Padre, che lo Spirito Santo realizzò nel concepimento da parte di Maria, e riflettendo che per mezzo dello stesso Spirito noi riceviamo nel battesimo la figliolanza col Padre. Il battesimo, che abbiamo ricevuto, è il memoriale del Signore: rendiamo presente il Signore, che per mezzo dello Spirito ci fa figli di Dio, a Sua immagine, e ci dà tutto un corredo di grazie, annesso a questo sacramento. Gli altri sacramenti, e specie l’Eucarestia, rafforzano le grazie del battesimo e così possiamo diventare memoria vivente del Signore, rassomigliandoGli nelle nostre azioni per l’attività dello Spirito in noi. (mons. Francesco Spaduzzi)


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