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Il grido di un Uomo

Chi non vede, non ode, non fiata,

non si ferma, oltrepassa e poi giace.

La notte che è scesa su  Gaza, che s’è impadronita di Kiev, che  da fin troppo  oscura Kabul, che avvolge  Baghdad e Damasco ed è saltata  con un guizzo sull’incandescente nastro trasportatore   : Nigeria – Somalia, dando freno alla fuga dei passi solo  per fare il pieno di crudeltà, tra quei deserti in cui la vita è niente , per poi  rimettersi a correre e strizzare l’occhio alla ferocia tra Juba e Bangui,  tirando l’ore al fuoco della guerra giù verso Kinshasa , su verso la più suggestiva Asmara , è una  notte che si ostina  a mai cedere il posto al chiarore dell’alba, e  prosegue………….  incalza………….infierisce, ma non sorprende, non confonde, non……… stupisce .    Ed è la stessa notte  dell’anima che, nera di  rancore,  orrore  e mai d’odio “sfamata”, vaga come uno spettro tra le due Coree dove, con look preso a prestito dal Ringo Star prima maniera  e da un benedettino dall’Abbazia de “Il nome della rosa”, c’è chi freme per imbarcarsi nello strano gioco della guerra, diventare famoso, ed  oscurare l’enorme successo di Gangnam-style del povero Psy . A quando il vento dello spirito che parli al cuore di incliti mentitori? A quando la comune volontà di fare del mondo un grande cantiere di pace, portando ognuno una candela accesa che illumini a giorno i muri della diffidenza e dell’odio, promuovendo la cultura della riconciliazione e della solidarietà? A  quando un altro mare aprirà le acque per far passare indenni i perseguitati e  chiuderà le sponde  all’incalzare dei  seminatori di morte, discordia e terrore ?

Popoli che non hanno ancora ben fermo il senso ed il significato di “nozze, tribunali ed are”, si fanno conoscere e temere per organizzazione bellica, strategie da  Little Big Horn, missili super tecnologici.

Viviamo un tempo agitato e tormentato da assillanti questioni di carattere internazionale, per l’ingiustizia e l’enorme sperequazione nel possesso e nella distribuzione dei beni economici della Terra. Quale consapevolezza abbiamo degli impellenti doveri che ci riguardano così da vicino? Concediamo una sosta definitiva  all’effimera e fittizia  scorreria intrapresa dalla sopraffazione, dalla violenza, dall’ipocrisia . L’appello, unico ed indissolubile, è per la fiducia nell’uomo che paradossalmente deve salvare se stesso, la sua libertà, la sua coscienza.

“In quella terra senza mai serenità, tra odi aviti e tanta crudeltà……….” recitava un sonetto riapparso dopo l’appello dell’Uomo Francesco, nel viaggio troppo lungo,mentre sorvolava i cieli dell’Asia .

Ma non solo esortazione per la cessazione delle ostilità ed un deciso ritorno alla Fede: era soprattutto il grido di un Uomo che chiedeva perdono  a Dio per i peccati d’omissione dell’umanità tutta.

Ma “quella terra” è la più vicina o la più lontana? E’ dell’uomo primitivo o di quello civile? Dell’uomo che non conosce Dio o dell’uomo che ha fede? Fede: parola vuota di senso per l’uomo scettico e sfiduciato; parola che attira il disprezzo dell’uomo attaccato al piacere materiale, ai valori economici,alle attività illecite.

Parola che è luce e respiro per chi è moralmente sano, libero e consapevole di una missione e di una vocazione di cui dovrà rendere conto a                                                          

                                                              “  quel Padre di una gente violata, dispersa,…. immolata,

                                                                che or addita, or suggella,…………….. giammai tace”.

 

Michele Brescia

 

 

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