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Riflessioni per la Domenica 10B

I – Marco 3,20-35. 1. Gesù entrò con gli Apostoli, forse con qualche discepolo, nella sua casa di Cafarnao (la casa di Pietro e Andrea) e vi si raccolsero tante persone intorno a lui che non consentivano loro neanche di mangiare qualcosa (20 Entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare). Alcuni (nemici o parenti) dicevano che Gesù era troppo preso da queste situazioni o era fuori di sé o addirittura pazzo (21 Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé»); gli scribi mandati dai capi religiosi e politici di Gerusalemme addirittura lo accusano di essere posseduto dal diavolo (22 Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: Costui è posseduto da Beelzebùl; 30 Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro») e che quindi scacciava i demoni con l’aiuto di Satana, capo dei demoni (22 e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni). Questa era un’accusa gravissima e infamante, con la quale  i nemici volevano screditare Gesù; essa mostrava la cattiveria e l’odio viscerale che avevano contro Gesù e quanto erano prevenuti contro di lui. Con la sua risposta Gesù mostra anzitutto la stupidità dell’accusa, la sua irrazionalità e infondatezza (23 Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: Come può Satana scacciare Satana?) con due paragoni: (a) non possono sussistere un regno (24 Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi) o una casa (25 se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi) divisi in se stessi e sono destinati a scomparire. Siccome è assurdo che Satana si metta contro se stesso (26 Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito), è evidente che Gesù non può scacciare i demoni con la sua connivenza o collaborazione; (b) per saccheggiare una casa bisogna ridurre all’impotenza il proprietario (27 Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa); ora Gesù è il più forte, predetto da Giovanni Battista (1,7), che ha il potere di spodestare Satana e instaurare il Regno di Dio: egli è il Messia che combatte Satana e ne distrugge il dominio. I miracoli di Gesù sono segni che consentono agli Ebrei di capire che Egli viene da Dio e che bisogna accettare il suo insegnamento e riconoscere la sua opera di salvezza. Ma i capi ebrei rifiutano perché prevenuti contro di lui. Essi in questo modo fanno un peccato gravissimo, che Gesù definisce “bestemmia contro lo Spirito Santo” (29 ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna), cioè rifiutano la verità, chiudono gli occhi davanti alla luce che è Gesù (la sua Persona e il suo insegnamento), e Gesù dichiara tale peccato imperdonabile (29), mentre dice che sono perdonabili tutti i peccati contro gli uomini e contro Dio (28 In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno). Noi riconosciamo Gesù vero Dio e vero uomo e nostro Salvatore, mandato da Dio; assolutamente non vogliamo peccare contro lo Spirito Santo; riconosciamo che Gesù fa i miracoli perché è Dio e che in tutta la sua vita egli si è fatto guidare dallo Spirito Santo. Riconosciamo la sua sapienza infinita (altro che fuori di sé!) e il suo perfetto equilibrio, e anche l’amore che mostra ai suoi stessi nemici spiegando loro con paragoni per aiutarli a ragionare. Chiediamo misericordia per noi e per i nemici di Gesù.

2. Compaiono di parenti di Gesù: (a) alcuni parenti di Gesù assumono un atteggiamento negativo contro Gesù e si propongono di riportare Gesù a Nazaret per la sua incolumità fisica e per l’onore della famiglia (21; cfr Gv 7,5); (b) ma altri hanno creduto in Gesù, come sua Madre e la sorella di sua Madre, che si troveranno sul Calvario (Gv 19,27) e tra questi parenti credenti occorre forse includere 2 apostoli (Giacomo il Minore e Simone). I parenti di Gesù, non potendo entrare nella casa per la gran folla (32 Attorno a lui era seduta una folla), lo mandano a chiamare (31 Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo);  i presenti avvertono Gesù della presenza della Madre e dei parenti (32 e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano»). Egli, dopo aver domandato chi è suo parente strettissimo (33 Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?»), risponde che sua madre e fratello e sorella sono quelli che stanno intorno a lui seduti, in ascolto della sua Parola (34 Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli!) e seriamente impegnati a fare la volontà di Dio (35 Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre). Gesù con la sua risposta non intende certo rinnegare la sua parentela né disprezzare i vincoli di parentela in genere, ma semplicemente affermare la maggiore importanza dei vincoli di parentela spirituale, che lo legavano alla Madre e ai suoi parenti e a tutti gli uomini, che conoscono e fanno la volontà di Dio. Anche noi possiamo, dobbiamo e vogliamo essere parenti strettissimi di Gesù, sua madre e fratelli e sorelle, e perciò ci impegniamo a rispettare la volontà di Dio, che si esprime nei comandamenti, doveri, fedeltà alle ispirazioni di Dio. Chiediamone la grazia e gustiamo tale parentela. Chiediamo perdono per le infedeltà passate e facciamo propositi seri e pratici per il futuro.

II - Genesi 3,9-15 1. I nostri progenitori peccarono ribellandosi a Dio, perché preferirono credere alle due accuse che il diavolo fece a Dio: li aveva ingannato affermando che sarebbero morti se avessero mangiato dell'albero della scienza del male ed era geloso della loro crescita e voleva evitare che essi diventassero come lui. Il risultato della loro mancanza di fede e di amore a Dio fu disastroso; si accorsero di essere nudi, anche nel senso che avevano perso tutto quello che Dio aveva dato di più rispetto alla semplice natura umana, e anche questa si trovava indebolita.  Dio li cercò e li chiamò (9 il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?») perché non abbandona mai le sue creature, neanche dopo la ribellione; essi si erano nascosti perché ora avevano paura e vergogna di Dio a causa del loro peccato e della loro nudità, frutto della ribellione (10 Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto»). Alla domanda di Dio se avevano mangiato del frutto proibito (11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?»), Adamo rispose accusando la donna e in modo velato Dio stesso, che gliel’aveva data (12 Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato»). Dio interrogò la donna (13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?») ed essa rispose addossando la responsabilità al diavolo (13 Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato»). I responsabili furono i progenitori, che preferirono credere alla parola del diavolo (prima la donna, poi l'uomo), invece di restare uniti a Dio con la fede e l’amore. Il peccato ebbe conseguenze devastanti su di loro e videro tutta la loro miseria; ma, invece di ricorrere a Dio per chiedere perdono e aiuto, si chiusero in se stessi, si isolarono anche fisicamente. Devo stare attento a non chiudermi a Dio dopo il peccato, perché Egli mi ama ancora, anche se con sofferenza, e mi vuole perdonare al più presto, anzi subito: perciò viene alla mia ricerca. Gesù ha già pagato tutto per il mio peccato e io devo solo avere fiducia in Dio e affidarmi a Lui, e mi aiuterà.

2. Dio si rivolge al serpente (14 Allora il Signore Dio disse al serpente), prende atto dell'azione cattiva fatta con l'inganno ai progenitori e perciò lo maledice, cioè gli manda un'imprecazione (14 Poiché hai fatto questo,/ maledetto tu fra tutto il bestiame/ e fra tutti gli animali selvatici!/), e un castigo (14 Sul tuo ventre camminerai/ e polvere mangerai/ per tutti i giorni della tua vita), che renderà manifesta la sua abiezione e umiliazione, l'abbassamento a cui è ridotto. Egli sarà sconfitto e umiliato da un uomo e una donna, che sfuggiranno totalmente al suo potere e che gli sottrarranno il dominio, che ingiustamente si era creato sulle creature di Dio (15 Io porrò inimicizia fra te e la donna, / fra la tua stirpe e la sua stirpe:/ questa ti schiaccerà la testa/ e tu le insidierai il calcagno). Queste creature sono Gesù e la madre sua Maria, che, come singoli, sono senza peccato originale e personale e, come Redentore Corredentrice, salveranno gli uomini dalla schiavitù di Satana e li trasferiranno nel Regno di Dio. Credo, adoro, ammiro la salvezza offerta da Dio e che ha reso più bello l'uomo e gli ha dato dignità più alta. Ringrazio, mi impegno a lottare contro il male dentro di me con la pratica delle virtù teologali e morali.

III - 2Corinzi 4,13-5,1 1. Il Padre manda il Figlio nel mondo per la nostra salvezza; il Figlio diventa uomo e con la sua Parola insegna la verità di Dio e la volontà di Dio. L'uomo avrebbe dovuto aderire con la fede, ma si rifiuta e provoca la morte di Gesù. Il Padre risuscita Gesù (14 colui che ha risuscitato il Signore Gesù) e lo glorifica, facendolo sedere alla sua destra. La nostra risposta deve essere la fede in lui (13 Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo); in questo modo ci uniamo a Gesù nel suo modo di pensare mettendoci alla ricerca delle realtà invisibili ed eterne (18 noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne) e col battesimo e con gli altri sacramenti approfondiamo la nostra comunione con Lui. Rinnoviamo la nostra fede in Gesù maestro e nella sua opera di salvezza a nostro favore, espressione dell'amore del Padre e del Figlio per noi. Impegniamoci a crescere nell'amore a Dio e al prossimo grazie ai sacramenti, che rendono Cristo presente e gli consentono di agire per la nostra santificazione, comunicando e facendo crescere sempre più in noi la sua vita divina.

2. Paolo, poiché ha fede, si dà alla predicazione e cerca di trasmettere la fede agli altri (13 anche noi crediamo e perciò parliamo), e tutto il suo tempo ed energie egli mette a disposizione dei Corinzi (15 Tutto infatti è per voi) perché, se la grazia si estende a un maggior numero di persone, aumenterà la preghiera di ringraziamento e di lode a Dio (15 perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio). Durante la vita, e specie nell’apostolato, incontriamo molte difficoltà e sofferenze, che possono operare la distruzione del nostro corpo, ma in compenso rafforzano in noi la vita divina, la vita interiore, l’intimità con Dio (16 Per questo non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno); soffriamo un poco oggi, ma abbiamo fede che ci aspetta una gloria grandissima nell'eternità (17 Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria cfr Rm 8,18); quando con la morte ci presenteremo al giudizio particolare, ci troveremo privi della nostra abitazione terrestre ma avremo da Dio la dimora celeste, abiteremo nella sua casa, non costruita da mani d’uomo (1 Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli); al giudizio universale, il Padre, che dà un corpo glorioso a Gesù, lo darà anche a noi e ci offrirà un posto accanto a lui insieme con le anime che gli abbiamo condotte (14 convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi). San Paolo passa in rassegna tutte le tappe della vita cristiana: ascolto della predicazione, fede, distacco dalle visibili  e attaccamento alle cose invisibili, impegno serio nell'apostolato, coraggio nelle difficoltà e pazienza me le sofferenze, pensando al premio; visione di fede circa la morte e il giudizio e, infine, la gloria definitiva dopo la morte e dopo la fine del mondo grazie alla la conformazione della nostra vita a Cristo. Con la meditazione contempliamo questa verità, e rendiamocele familiari per sostenerci nelle difficoltà. Alimentiamo in noi i sentimenti del cuore di Paolo. che erano conformi a quelli del Cuore di Cristo.

EUCARISTIA. In Gesù si manifesta l’infinita potenza, sapienza e bontà della Trinità. E’ un mistero come il cuore umano possa assumere un atteggiamento di rifiuto nei suoi confronti; ma se pensiamo che persino nel paradiso terrestre i progenitori si sono ribellati a Dio, ci renderemo conto di come siamo deboli e come abbiamo bisogno di Dio e del suo aiuto misericordioso per vivere e morire nella sua amicizia in questo mondo e per entrare nella comunione con Lui per l’eternità. Nell’Eucaristia noi incontriamo Gesù come sapienza infinita nella sua Parola e come Vittima per i nostri peccati e come nostro nutrimento per vincere le insidie del diavolo. Chiediamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e ai Santi Patroni di ottenerci un rapporto con Gesù come lo ebbero loro.

mons. Francesco Spaduzzi

 Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili e fruibili queste riflessioni

 

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