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Tempo Ordinario: Domenica XXIX dell’Anno A (2025-26).

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Ordinario: Domenica XXIX dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: Is 45,1-6; Sal 95; 1Ts 1,1-5: Mt 22,15-21

Introduzione. (a) S. Paolo con gioia ringrazia Dio per l’intensità della fede, speranza e carità, dei Tessalonicesi (2-3). All’inizio della Messa vogliamo riconoscere che la nostra fede, speranza e carità, sono ben lontane da quelle lodate da Paolo e perciò ne chiediamo perdono. (b) In Matteo e in Isaia viene riaffermato il primato di Dio nella storia e sull’uomo e in 1Tessalonicesi il ruolo delle virtù teologali  per vivere bene il rapporto con Dio e con gli uomini.

I – Il dominio di Dio su tutti gli uomini appare in Isaia. Nel periodo, in cui l’impero babilonese stava al massimo della sua espansione, Dio onnipotente ne organizza il crollo per mezzo di Ciro: io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo sebbene tu non mi conosca (4); ti renderò pronto nell’azione, anche se tu non mi conosci (5). Io l'ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte.(1). Dio lo farà, perché sappiano dall'oriente e dall'occidente che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n'è altri (6); Io sono il Signore e non c'è alcun altro; fuori di me non c'è Dio (5), e anche  perché vuole liberare gli Ebrei dalla schiavitù di Babilonia: Per amore di Giacobbe mio servo e di Israele mio eletto (4); in effetti Dio continua a circondare di cure amorose il Suo popolo, anche dopo averlo punito per il suo culto agli idoli e la mancanza di carità verso il prossimo, e perciò guida la storia per mantenere la promessa dei profeti di riportare il resto di Israele nella terra data ai Padri. L’unico Dio è padrone di tutti gli uomini e di tutti gli avvenimenti e può condurli come vuole per manifestare al mondo la Sua gloria. Riponiamo la nostra fiducia in Dio. Egli scrive dritto sulle righe storte degli uomini. Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Rm 8,28). I grandi e i piccoli avvenimenti sono nelle mani di Dio ed Egli li guiderà al nostro maggior bene spirituale e psichico e materiale, se gli siamo docili e non pretendiamo di sostituirci a Lui.

II – In Matteo c’è un attacco a Gesù: le parole sono dolci ma l’intenzione dei farisei è pessima; vogliono screditare Gesù davanti al popolo od opporLo ai Romani come ribelle. (a) Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei (Mt 22,34) e i Farisei ne furono bene lieti, perché erano loro nemici, e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi (15), come avevano già tentato invano i Sadducei: il loro odio contro Gesù era più forte di quello che avevano per i Sadducei. Farisei ed Erodiani si rivolgono a Gesù con espressioni di lode: Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno (16). Se avessero pensato come parlavano, con il cuore sulla bocca, la loro sarebbe stata una professione di fede e stima; invece vogliono solo creare problemi a Gesù. E infatti aggiungono: Dunque, di’ a noi il tuo parere: E` lecito o no pagare il tributo a Cesare? (17). Gli Ebrei dovevano pagare una tassa personale ai Romani per mezzo di una moneta in circolazione, coniata a Lione con l’immagine dell’imperatore Tiberio. La tassa era accettata dai Sadducei (il partito dei sacerdoti discendenti di Sadoc) e dagli Erodiani (i sostenitori del re Erode), mal sopportata dai Farisei e odiata dal popolo, perché ricordava loro il dominio di Roma; era anche avversata dagli Zeloti, partito che si opponeva a Roma con la violenza. Le tasse vanno pagate se vogliamo i servizi da parte dello Stato, per avere una sanità efficiente e cure sufficienti, una viabilità decente, scuole funzionali, ecc.. Se usufruiamo dei servizi pubblici senza pagarli facciamo peccato, come lo fanno i governanti che usano per sé i soldi delle tasse, e non per i servizi. (b) Gesù, che conosceva quello che c'è nell’uomo (Gv 2,25) e la loro malizia, li chiama Ipocriti (18), come già tante volte li aveva rimproverati e farà di lì a poco (Mt 23). Chiede loro: “Perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo” (18-19). Ed essi gli presentarono un denaro (19) e gli dicono che l’immagine e l'iscrizione (20) sono di Cesare; perciò Gesù, senza mezzi termini, conclude il dialogo: Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (21). Riflettiamo: durante la Passione di Gesù Pilato, saputo che stava sotto l’autorità  di Erode, lo rinviò a Erode (Lc 23,7), e  In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia (Lc 23,12). Allo stesso modo si coalizzano contro Gesù anche altri che erano stati sempre avversari fra loro, come i Farisei e i Sadducei. I malvagi trovano sempre la maniera di associarsi contro il Regno di Dio e contro coloro che vogliono restarvi fedeli e diffonderlo. Non ci spaventiamo di fronte alle persecuzioni e tentazioni. Il Signore è più grande di tutti i diavoli e dei loro collaboratori uomini.

2. (a) Gustiamo e approfondiamo le belle espressioni che i nemici rivolgono a Gesù: Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno perché non guardi in faccia a nessuno (16). Diciamole anche noi a Gesù, ma con sincerità, di cuore, perché Gesù le merita. Di fronte a Pilato Gesù dice: Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce (Gv 18,37). E ha detto di sé: Io sono la via, la verità e la vita (Gv 14,6). Tutti, anche gli atei, nel corso dei secoli hanno riconosciuto che l’insegnamento di Gesù è il più bello ed elevato e profondo che mai sia stato trasmesso da bocca d’uomo. Siamo santamente orgogliosi di avere come Maestro Gesù, vero Dio e vero uomo, e non un semplice uomo come Maometto o Budda o Confucio o altri. RingraziamoLo per averci dato la Sua Parola, la più bella in modo assoluto. Apprendiamola con impegno e mettiamola in pratica. (b) Gesù Si libera dei Suoi avversari, usando la frase, diventata proverbiale: Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (21). Bisogna dare a ognuno il suo: a Dio ciò che è di Dio e all’imperatore ciò che è dell’imperatore. A questo insegnamento immediato sottende un altro: l’imperatore è un semplice uomo e non Dio, come ritenevano gli Orientali, che proclamavano dio il loro sovrano; perciò, mentre all’imperatore va solo la moneta del tributo, a Dio bisogna dare tutto. Vita civile e vita religiosa sono autonome nel loro campo, ma bisogna riconoscere la sovranità di Dio su tutto e su tutti. Gesù, prima di salire al cielo, disse agli Apostoli:  A Me è stato dato ogni potere in cielo e in terra (Mt 28,18). Anche noi vogliamo riconoscere il Suo potere universale e riaffermare i diritti di Dio su tutto e tutti e su noi.

III – (a) Per saper leggere la mano di Dio nella storia, la Sua impronta, il Suo passaggio, il Suo governo, la Sua provvidenza, bisogna praticare le virtù teologali, come i Tessalonicesi: l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo (1Ts 1,3). Per la fede accettiamo il pensiero di Dio, perché Dio è verità infallibile, e crediamo tutto quello che Dio ha rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere; in particolare crediamo nell’unico vero Dio e in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo, e in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato, morto e risorto per noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna; per la speranza confidiamo di partecipare alla felicità di Dio col Suo aiuto, cioè speriamo dalla Sua bontà, per le Sue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che dobbiamo e vogliamo fare; per la carità amiamo col cuore di Dio: amiamo Dio con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché è bene infinito e nostra eterna felicità; e per amor Suo amiamo il prossimo come noi stessi e, meglio, come Gesù ha amato noi e perdoniamo le offese ricevute; In tali virtù si raccoglie tutta la vita cristiana. Se amiamo Dio e il prossimo, osserveremo i comandamenti: i primi tre dei nostri doveri verso Dio e gli altri verso il prossimo. Rinnoviamo spesso la nostra fede, speranza e carità, con gli atti corrispondenti. (b) I Tessalonicesi, e noi con loro, perché amati da Dio, siamo stati scelti da lui (4). Di questo Paolo ringraziava Dio (2) e dobbiamo ringraziarLo anche noi. Tra i Tessalonicesi e noi Il ... vangelo, ..., non si diffuse ... soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con  profonda convinzione (5). Quanti miracoli hanno confermato la nostra fede! Solo chi non vuole credere trova difficile credere; ma chi ha il cuore aperto trova facile accettare la Parola di Dio. Chiediamo la grazia di aprirci completamente alla fede e anche impegniamoci a difenderla e diffonderla. E anche noi, nelle nostre preghiere (2), ricordiamoci dei nostri fratelli nella fede e di quelli che non credono.

Pensiero eucaristico. La fede, che ci spinge a credere nella presenza di Gesù nell’Eucaristia, ci orienta anche a riconoscere la presenza di Dio nella storia e a dare a Dio quello che gli dobbiamo e alle creature il loro. A Dio diamo tutto il nostro tempo, e specie la domenica, offriamo Gesù nostro Salvatore per espiare i nostri peccati e per ottenere tutte le grazie di cui abbiamo bisogno, soprattutto di crescere nella fede, speranza e carità. La Madre di Gesù e nostra e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, soprattutto S. Margherita Maria Alacoque e S. Gerardo, ci ottengano queste grazie. (mons. Francesco Spaduzzi)


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