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Tempo Ordinario: Domenica XXIV dell’Anno A (2025-26)

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Ordinario: Domenica XXIV dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: Sir 27,30-28,7; Sal 102; Rm 14,7-9; Mt 18,21-35 

Introduzione. (a) Già nell’AT Dio invitava al perdono dei fratelli per poter ottenere da Lui il perdono dei nostri peccati: Perdona l'offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati (2). All’inizio della Messa perdoniamo tutto a tutti coloro che ci hanno fatto del male, facendo nostra e unendoci alla preghiera di Gesù per i Suoi persecutori: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno (Lc 23,34). E poi con fiducia chiediamo perdono al Padre dei nostri peccati. (b) Romani ci dice che siamo del Signore, perché ci ha creati e ci ha redenti e perciò siamo tutti debitori verso di Lui di tutto ciò che siamo e abbiamo. Purtroppo Lo offendiamo in tante cose e se vogliamo il perdono, sia Matteo che Siracide ci invitano a dare ai nostri fratelli un generoso perdono delle offese, che abbiamo ricevute da loro.

I – Siracide ci fatto a ascoltare qualcosa di quello che l’AT dice a proposito del perdono da dare al prossimo. Ci ricorda che Dio ci perdona se perdoniamo al nostro prossimo e se rinunciamo a vendicarci e a nutrire rancore e ira (cfr. 30; 1.4-5): Perdona l'offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati (2); e aggiunge che potrà chiedere la guarigione al Signore chi non resta in collera verso un altro uomo (3). Oltre questi due, si presentano poi altri tre motivi per perdonare: a. ogni uomo è soltanto carne (5), cioè è debole fragile; b. prima o poi egli deve morire e presentarsi a Dio per renderGli conto: Ricordati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti (6); c. deve osservare i comandamenti, espressi nell’alleanza con Dio: Ricordati i precetti e non odiare il prossimo, l'alleanza dell'Altissimo e dimentica gli errori altrui  (7). Rinnoviamo il nostro impegno a non mettere limiti alla nostra volontà di perdonare, giacché abbiamo assoluto bisogno che Dio ci perdoni, ci guarisca dalle malattie e ci dia pazienza di sopportarle, e infine ci accolga con misericordia alla fine della nostra vita...

II - 1. (a) Il Vangelo ci ha fatto sentire la richiesta di Pietro al Signore: Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? (21). Il perdono era insegnato nell’AT, come appare dal Siracide, ma le varie scuole rabbiniche si dividevano sul numero delle volte che era obbligatorio perdonare alla moglie, ai fratelli, ai figli, agli amici... Pietro suggerisce a Gesù su questo punto: Fino a sette volte? (21). La risposta di Gesù è chiarissima nell’escludere ogni limite nel numero delle volte, che bisogna essere disposti a perdonare: Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette (22). Al numero simbolico di sette (numero sacro per gli Ebrei) Gesù contrappone un numero molte volte superiore, per indicare che bisogna essere totalmente generosi nel perdonare. L’espressione settanta volte sette equivale a ‘sempre’, come si può supporre già dall’esclamazione brutale e crudele di Lamec: Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette  (Gn 4,24). (b) A. E Gesù racconta la parabola per spiegare meglio il Suo pensiero e per completare l’insegnamento sulla necessità di perdonare. Viene presentato al re uno che gli deve una somma enorme, che costui non era in grado restituire (25), ma di fronte alla minaccia di essere venduto lui con la moglie e i figli e quanto possedeva, per saldare il debito (25), tenta il tutto per tutto e promette l’impossibile. Il padrone lo sapeva bene che stava barando ma ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito (27). Questo padrone ben rappresenta Dio e Gli rassomiglia: Egli conosce i nostri buoni propositi, sa che non li osserveremo e quindi lo offenderemo ancora, ma ci perdona lo stesso. Ringraziamo Dio che è così buono. B. Il servo condonato trovò un compagno che gli doveva una piccolissima somma e la richiese con violenza ma, nonostante la supplica di un differimento del pagamento, non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito (30). Notiamo che i due servi, per chiedere al rispettivo creditore di ottenere tempo per restituire il debito, usano gli stessi gesti: prostrato a terra, lo supplicava (26), prostrato a terra, lo pregava (29), e quasi le stesse parole: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa” (26), “Abbi pazienza con me e ti restituirò” (29). Ma, anche se la richiesta e i gesti sono gli stessi, completamente diverse sono le reazioni del re, che gli condonò il debito (27), e del servo creditore: Ma egli lo fece gettare in prigione (30): della sua inumanità era stato preludio il modo in cui aveva aggredito il compagno debitore: lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!” (28). E’ impressionante la differenza di atteggiamento del padrone e del servo creditore… A chi rassomigliamo? A Dio o al servo condonato?

2. (a) Allora sono comprensibili lo sconcerto degli altri servi: Visto quel che accadeva, i suoi compagni furono dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto (31) e la reazione del re: Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto (32-34). A questa reazione del re è paragonata quella di Dio: Così anche il mio Padre celeste farà con voi, se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello (Mt 18,35). Come nella parabola il re punisce il servo creditore malvagio (32), finché non avesse restituito tutto il dovuto (34), allo stesso modo Dio punirà con l’inferno tutti quelli che rifiutano di perdonare ai fratelli, nonostante a loro sono stati perdonati tutti i peccati per i meriti di Gesù Cristo; e d’altra parte non dobbiamo mai dimenticare che preghiamo: rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori (Mt 6,12). Domandiamoci: ci rendiamo conto che il nostro debito con Dio è enorme e che mai avremmo potuto soddisfarlo, se Gesù non fosse morto per noi? Siamo convinti che dobbiamo perdonare sempre e tutto perché siamo stati già perdonati noi? Siamo disposti a perdonare e perdoniamo effettivamente sempre chi ci offende, come vogliamo sempre il perdono di Dio? (b) Queste devono essere le nostre disposizioni interiori; ma non dobbiamo dimenticare che esse non intendono essere un incentivo all’arroganza e alla sopraffazione da parte dei prepotenti nei confronti del cristiano che perdona. Come Dio si preoccupa di formare, educare, aiutare noi, e di farci capire la Sua dignità, allo stesso modo anche noi, pur escludendo ogni odio e rancore e ogni limitazione nell’amore vero e sincero del fratello che ci fa del male, dobbiamo occuparci anche della sua educazione al rispetto degli altri: questo coinvolge il bene loro e della comunità, la dignità nostra e l’onore di Dio. Perciò saper difendere se stesso e il prossimo con carità ed equilibrio e rimproverare chi sbaglia è una forma squisita di carità, che corrisponde alla norma evangelica della correzione fraterna (Mt 18,15-17). E’ proprio Gesù che ha detto: Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, ammoniscilo (Mt 18,15). (c) Ricapitoliamo l’insegnamento di Gesù: a. dobbiamo perdonare il nostro prossimo settanta volte sette, cioè sempre; b. nella parabola aggiunge che dobbiamo perdonare agli altri perché siamo stati perdonati da Dio; c. il perdono dei nostri peccati, che Dio ci dà, è immensamente più grande del perdono che noi diamo al prossimo.

III -  Il brano della lettera ai Romani fa delle affermazioni generali, che però si possono ben connettere con il tema di questa domenica: così possiamo comprendere le espressioni precedenti del perdono. Noi siamo del Signore (8), cioè Egli è il nostro signore e padrone; in effetti Egli ci ha creati e ci conserva e concorre alle nostre azioni; lo siamo anche perché Egli ci ha riconquistati con l’opera redentrice: siete stati comprati a caro prezzo (1Cor 6,20; 7,23); Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia (1Pt 1,18-19). Il Sangue è stato versato nella Passione e Morte di Gesù: Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi (9). Proprio perché siamo del Signore per il duplice titolo della creazione e della redenzione e senza di Lui non possiamo far nulla (Gv 15,5) sul piano soprannaturale, giacché Egli ha fatto di noi la nuova creatura e ci conserva e concorre alle nostre azioni soprannaturali con le grazie attuali, dobbiamo vivere e morire per il Signore: Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore (Rm 14,7-8), cioè tutta la nostra vita e anche la nostra morte devono esprimere la nostra appartenenza al Signore. E poiché siamo diventati del Signore, perché Egli per primo ci ha amati e ci ha perdonati, dobbiamo anche perdonarci reciprocamente: come posso dire di no al Signore, che mi chiede qualcosa per il fratello, da Lui creato e redento?

Pensiero eucaristico. Nell’Eucaristia Gesù ci fa suoi in modo particolare: ci nutriamo tutti dello stesso Corpo e Sangue di Cristo ed esprimiamo la nostra unione e il nostro amore a Cristo e ai fratelli. La Vergine Maria e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, ci ottengano di vivere questa unione e amore anche con un generoso perdono reciproco, come hanno fatto loro e ce ne hanno lasciato l’esempio, anche eroico. (mons. Francesco Spaduzzi)


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