Tempo di Avvento: Domenica I dell’anno A (2025-26).
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo di Avvento: Domenica I dell’anno A (2025-26)
Introduzione. Isaia (2,1-5) preannuncia l’universalità della salvezza in vista della (prima) venuta del Signore; In Matteo (24,37-44) Gesù esorta alla vigilanza per arrivare preparati all’incontro con Lui per la Sua seconda venuta; Paolo in Romani (13,11-14a) fa lo stesso.
I - Per capire i testi liturgici dell’Avvento, occorre distinguere una triplice venuta di Cristo:
1. Il Signore Gesù venne. Il Figlio di Dio si fece uomo e venne venti secoli fa, nell’umiltà e nel nascondimento, per salvare con la sua vita, passione e morte e resurrezione, gli uomini dalla schiavitù di Satana. Ci fu una lunga preparazione degli uomini dal peccato originale dei nostri progenitori fino ad Abramo; poi da Abramo fino alla liberazione degli Ebrei dalla schiavitù degli Egiziani con la presa di possesso della Palestina; infine Dio per mezzo di profezie, specie quella fatta a Davide, e di figure e di simboli annunciò la venuta di Cristo, il Messia, che venne ma non Lo accolsero sia l’umanità in generale gli Ebrei nel loro insieme. Le letture dall’AT solitamente si riferiscono alla prima venuta.
2. Il Signore Gesù verrà alla fine della nostra vita e alla fine dei tempi. (a). Cristo preannunziò una sua seconda venuta alla fine del mondo: una venuta gloriosa, nella quale egli si sarebbe manifestato in modo inequivocabile, in modo che tutti l’avrebbero riconosciuto come Dio fatto uomo e come Messia, inviato da Dio a salvare l’umanità. Chi si fa guidare dalla fede in Cristo e dalla carità a Dio e al prossimo sarà salvato; quelli che rifiutano di accogliere Gesù con fede e carità saranno dannati. Ma anche a questa venuta non tutti si presenteranno preparati. (b) Connessa a questa venuta alla fine dei tempi è la venuta di Cristo alla fine della nostra vita. E’ la fine del mondo per ciascuno di noi, perché lo lasciamo per passare nell’eternità e rendere conto al Signore se abbiamo creduto in Lui e se abbiamo amato Lui e il prossimo per amor suo, cioè se avremo osservato i comandamenti. Se commettiamo peccati gravi e moriamo senza essere pentiti e perdonati da Dio, andiamo all’Inferno; se osserviamo i comandamenti oppure ci pentiamo dei peccati gravi fatti e ne facciamo penitenza, morendo nell’amicizia col Signore, andiamo in Paradiso; se moriamo in amicizia col Signore ma senza aver espiato i peccati commessi, andiamo in Purgatorio, dove siamo già salvi, ma dobbiamo soffrire per completare la nostra purificazione. Questo giudizio di condanna o di salvezza della fine della nostra vita sarà reso noto a tutti nel giudizio universale, che avrà luogo nella seconda venuta di Cristo, quando tutti risusciteremo col corpo glorioso, se salvati, o col corpo orribile, se dannati.
3. Il Signore Gesù viene. Viene continuamente nei vari segni di presenza e senza di essi. In sintesi: Cristo si rende presente nei segni liturgici (nel ministro e nell’assemblea e nella Parola letta e annunciata, specialmente nei singoli Sacramenti, in particolare nell’Eucaristia), nei fratelli per l’immagine e somiglianza di Dio, nei bisognosi fisici, psichici e spirituali, nei bambini e nei battezzati, perché questi sono Sua immagine restaurata e Suoi membri; infine nel nostro cuore per la fede e la carità. La venuta più intensa del Signore si realizza sicuramente nei sacramenti e in particolare nell’Eucaristia, dove la sostanza del pane e del vino è sostituita dalla sostanza del Corpo e Sangue di Gesù. Il Signore viene e noi dobbiamo accoglierlo bene, riconoscendoLo presente e amandoLo nei vari segni della sua presenza: Egli, p. es., è stato esplicito nel dire che avrebbe ritenuto fatto a sé ciò che noi facciamo al prossimo.
II – Ascoltiamo la Parola di Dio di oggi, tenendo presente questa triplice venuta di Cristo.
(a) Isaia 2, come tutti i Profeti, non distingue la prima venuta del Signore dall’ultima e annunzia: a tutte le genti (2) è rivolto l’invito a salire al tempio del Dio di Giacobbe perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri (3): qui si ascolterà la parola del Signore e la Sua legge (3). Sulla base di essa Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli e porterà fra loro la sua pace (4). Annuncio bellissimo, che si realizzerà con la predicazione di Cristo e con quella della Chiesa attraverso i secoli: tutti i popoli sono chiamati a conoscere e credere e amare Dio e a salvarsi. I Profeti non sempre percepivano la distanza temporale fra gli eventi che annunciavano, ma Gesù nel Vangelo chiarisce che ci sarà una seconda Sua venuta.
(b) Dal Vangelo ci viene l’invito alla vigilanza: Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà (42), perché non conosciamo il giorno e l’ora della Sua venuta alla fine del mondo (pensiero che non ci coinvolge molto, perché la sentiamo lontana), ma soprattutto ignoriamo il giorno e l’ora della fine della nostra vita. Allora Gesù verrà personalmente a giudicare ciascuno di noi. Sappiamo che dobbiamo morire, ma non sappiamo quando, dove e come: Anche voi tenetevi pronti, perché nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo (44).
Per sollecitare alla vigilanza Gesù ricorre a un paragone, preso dalla Storia Sacra: ciò che avvenne ai contemporanei di Noè; essi nei giorni, che precedettero il diluvio, mangiavano e bevevano, prendevano moglie e pendevano marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti (38-39); essi erano tanto assorbiti dai loro affari e dai loro piaceri, che non si curarono degli inviti alla conversione, con cui, per oltre 100 anni, Noè li avvertì dei prossimi castighi di Dio, causati dai loro peccati. Gesù usa anche una similitudine per far capire la sorte diversa che toccherà agli umani nel giudizio secondo che li troverà pronti o no: Allora due uomini saranno nel campo a passeggiare o a lavorare: uno sarà preso per la ricompensa dei giusti e l'altro lasciato (40) per il giudizio. Due donne macineranno alla medesima mola: una sarà presa e l'altra lasciata (41), senza distinzione di sesso. Di qui l’ammonizione di Gesù: Vegliate… (42); se il padrone sapesse a quale ora viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa (43). Impegniamoci a vigilare seriamente in modo da essere tra i salvati.
(c) Nel Vangelo la mancanza di vigilanza è espressa con il perdersi negli avvenimenti nella vita quotidiana dei contemporanei di Noè. Nella Lettera ai Romani Paolo usa altri termini per indicare il modo sbagliato di prepararsi all’incontro col Signore: sonno, notte, opere delle tenebre (12), orge e ubriachezze, lussurie e impurità, litigi e gelosie (13), cioè abbandonarsi alle tendenze cattive. Invece la vigilanza la esprime così: svegliarsi dal sonno (11); indossare le armi della luce (12); Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno (13); Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo (14).
Il motivo per vegliare è perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti (11), perché ogni giorno che passa ci avviciniamo alla salvezza definitiva. Farsi trovare svegli significa conservarsi nell’amicizia col Signore, senza peccati gravi al momento della morte. Se restiamo nei peccati gravi, è segno che siamo addormentati, anzi morti spiritualmente… Il danno è tutto nostro, perché renderemo inutile tutto l’amore di Dio per noi, quell’amore che si è manifestato specialmente nella venuta di Cristo di venti secoli fa e nelle venute continue di Cristo in mezzo a noi.
III – Raccogliamo quanto ci ha proposto oggi la Parola di Dio per impegnarci a tenerci pronti all’incontro col Signore e anche a vivere bene il tempo di Avvento, di penitenza “gioiosa”.
(a) Più ascolto della Parola di Dio per rispondervi con più preghiera. La Parola di Dio deve diventare per noi quello che dice il Salmo 119: Quanto amo la tua legge, Signore; tutto il giorno la vado meditando (98); Il tuo precetto mi fa più saggio dei miei nemici (99), …di tutti i miei maestri (100), …degli anziani (103); Dai tuoi decreti ricevo intelligenza (104); Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino (105). Leggiamo 40 versetti ogni giorno dell’AT e 11 del NT e in due anni completeremo tutta la Bibbia. Ma alla Parola di Dio dobbiamo rispondere con un atto di fede nella sua origine divina e con l’amore a Dio, che ci parla, e anche con l’impegno a metterLa in pratica. La meditazione della Parola ci porterà a conoscerLa meglio e a viverLa più intensamente, perché non solo illumina l’intelligenza, ma spinge anche la volontà, sostenendola mentre La pratica.
(b) Più carità fraterna, cioè dedicarci alla pratica delle opere di misericordia corporale e spirituale. Cristo nell’Eucaristia, che ha amato fino a dare la vita per tutti, ci dà la forza di amare allo stesso modo il prossimo.
(c) Più mortificazione. S. Paolo è stato esplicito nell’invitarci a soffocare in noi le tendenze cattive e questo non si realizza senza un controllo progressivo della tendenza al piacere, che cerca di dominarci. Gesù, che ha patito tanto per noi, nell’Eucaristia e con gli altri sacramenti ci trasmette la forza di soffrire per osservare i comandamenti e fare bene il nostro dovere.
EUCARISTIA. L’incontro con Cristo nell’Eucaristia ci mette in contatto con la Parola e con la Sorgente dell’energia per osservarla. Preghiamo la Madonna (inizia la novena dell’Immacolata e il 27 nov. È la memoria dell’apparizione della Vergine della Medaglia Miracolosa!), a S. Giuseppe e ai Santi come intercessori e modelli dell’incontro con Gesù. (mons. Francesco Spaduzzi)