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Avellino. Chiude il Baby-Stop dell’Azienda Ospedaliera “Moscati”. Terminato il Progetto MIA, non ci sono fondi per gestirlo

Si è conclusa ieri, 31 luglio, l’attività del Baby-Stop dell’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino. Lo spazio socio-educativo-ricreativo, attrezzato con arredi e materiale ludico-didattici e gestito da personale qualificato, ha accolto i bambini fino a 11 anni mentre le mamme erano in ospedale per prestazioni sanitarie oppure per visitare parenti o conoscenti ricoverati.

Il Baby-stop rientrava, insieme alla Banca del Tempo e al Monitoraggio Tempo-Donna, nel Progetto “MIA - Azioni innovative di conciliazione dei tempi delle donne”. Terminato il Progetto, finanziato dalla Regione Campania con fondi europei, il Baby-Stop ha dovuto necessariamente chiudere, nonostante gli eccellenti riscontri ricevuti in termini di adesioni e di riconoscimenti da parte di bambini e genitori.

Il Progetto MIA, di cui l’Azienda Ospedaliera è stata soggetto capofila, attraverso un Accordo territoriale di genere con una partnership pubblico-privata, si poneva come obiettivo strategico lo sviluppo di un sistema integrato di interventi per migliorare le condizioni di vita delle donne e ridurre la disparità di genere. Un obiettivo pienamente raggiunto: nei mesi di attività, all’interno del Baby-Stop sono stati ospitati circa 200 bambini, con un presenza media di 11 bambini al giorno; sono state interessate più di cento mamme, che hanno anche aderito alla Banca del Tempo. Sono stati somministrati circa 700 questionari, dei quali oltre 400 sono stati restituiti compilati. Con la fine dell’anno scolastico e la chiusura delle scuole, il servizio ha registrato un incremento di circa il 40% di bambini.

L’Azienda “Moscati” ha potuto offrire un servizio utile alla cittadinanza a costo zero, mettendo a disposizione solo degli spazi idonei, il cui arredo, anch’esso finanziato, resta ora di proprietà dell’Azienda; con l’auspicio che il Baby-Stop possa essere riaperto grazie a un ulteriore finanziamento derivante da un nuovo bando regionale o dal coinvolgimento di istituzioni in grado di sostenere economicamente servizi a favore delle famiglie.

 

 

                                                                                                                 Avellino, 1 agosto 2015

 

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