1°MAGGIO: tramonto o eclissi?
Che senso ha celebrare il 1° maggio, quando la ricerca di un lavoro assomiglia, sempre più, ad un’estenuante caccia al tesoro,in cui tanti sono i chiamati ma pochi gli eletti ?
Conviene parlare di tramonto o di eclissi del lavoro ?
L’incipit delle presenti note è stato, volutamente, denso d’interrogativi,che non troveranno un’agevole risposta.
Entrando nel vivo del discorso e lungi dal voler essere annoverati nella folta schiera dei catastrofisti ad ogni costo,non possiamo, tuttavia, esimerci dal rilevare l’inarrestabile emorragia dei posti di lavoro.
Si tratta,invero,di una piaga sociale ed economica che non accenna a rimarginarsi. Anzi, se ci è consentita una metafora forte,saremmo inclini a paragonare la disoccupazione ad un cancro aggravato da una miriade di metastasi.
Però,non smetteremo,mai,di nutrire fiducia nel futuro di uno Stato e di un Distretto industriale,che hanno conosciuto
cicli di prosperità,prima che la crisi economica globale seminasse il panico tra gli operatori economici, iniettando nel sistema economico(ma non solo) il virus dell’instabilità e , quindi, della rassegnazione.
In fondo al tunnel della crisi, si potrà, comunque, scorgere un barlume di speranza, anche perché è stato toccato il fondo del barile, sicchè peggio di così non può andare.
Se è vero che la ricchezza e la povertà non durano cent’anni, è altrettanto vero che bisogna riscoprire il senso fondamentale del lavoro, nell’accezione più ampia del termine.
Il lavoro,inteso come fenomeno della vita sociale regolato dal diritto,non rappresenta un mero fattore produttivo, bensì anche e,soprattutto, uno strumento per lo sviluppo della personalità umana, come si evince dalle numerose norme costituzionali incentrate sul lavoro sia come fondamento della nostra Repubblica sia come fonte di diritti e doveri.
Senonchè, subentra un punto dolente, nel senso che si registra, anche nella materia in questione, il divario trala Costituzioneformale e quella materiale, ossia l’interpretazione e l’applicazione delle norme contenute nella Carta fondamentale del nostro Stato.
Ma, come si suol dire, vi è di più! Se il lavoro rappresenta il fondamento della nostra Repubblica, oltrechè un diritto-dovere, la penuria o l’assenza di lavoro si potrebbe configurare come un ostacolo all’effettivo conseguimento dell’uguaglianza sostanziale.
A tal proposito, è stato, efficacemente, scritto dal compianto prof. Fabio Mazziotti che il lavoro “ libera dal bisogno”, costituendo il presupposto per l’inveramento della democrazia.
Né, d’altra parte, ci si può rifugiare nella classica distinzione tra le norme programmatiche o direttive e quelle precettive, cioè direttamente vincolanti e non bisognose dell’intervento legislativo ordinario.
Difatti, come ha precisato il costituzionalista Carlo Lavagna, anche le norme direttive presentano un quid di precettività, indicando al legislatore ordinario un percorso da seguire.
In altri termini, una volta ribadito che la tutela costituzionale del lavoro in “ tutte le sue forme ed applicazioni” rappresenta un valore connesso con lo sviluppo della personalità umana, lo Stato, ai vari livelli di governo, non può rimanere insensibile di fronte alla carenza di lavoro.
D’altra parte,non si può neanche sottacere che l’attuale sistema economico è diverso da quello vigente nel 1948,essendo strutturato in forme talmente mutevoli da non poter essere irrigidite in schemi predefiniti e statici.
Ne scaturisce l’esigenza della qualificazione e riqualificazione sia da parte degli imprenditori sia da parte dei loro dipendenti.
È materia di viva attualità il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, per poter coniugare le norme inderogabili a tutela dei lavoratori subordinati con la flessibilità.
Tale equilibrio, di non agevole conseguimento, richiede uno spirito di leale collaborazione tra le parti sociali e tra queste ed il Governo.
In presenza di tali scenari, la festa dei lavoratori dello scorso 1° maggio avrebbe potuto rappresentare l’occasione per una pacata riflessione sui possibili sbocchi della crisi che attanaglia anche il nostro Distretto Industriale.
Su un altro versante, ci meravigliamo anche del fatto che il 1° maggio stia perdendo, di anno in anno,la tradizionale funzione di celebrazione del lavoro cristiano, sotto l’egida di San Giuseppe artigiano e patrono della Chiesa universale.
Insomma, il 1° maggio vive una fase di eclissi o di tramonto ?
Nunzio Antonio Repole