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Tempo Ordinario - Domenica XXXI dell’Anno A (2025-26).

1° novembre - Tutti i Santi.

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Ordinario - Domenica XXXI dell’Anno A (2025-26): 1° novembre - Tutti i Santi

Letture bibliche: Ap 7,2-4.9-14; Sal 23; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12

Introduzione. (a) Oggi la Chiesa ci fa festeggiare tutti quelli che stanno in paradiso, anche se non scritti nell’elenco dei canonizzati, e quindi anche i nostri familiari, parenti, antenati, amici, ecc., che già sono in stato di salvezza definitiva: essi hanno praticato le beatitudini perfettamente o si sono purificati da tutti i peccati. Riconosciamo che non siamo degni essere tra questi, chiediamone perdono e impegniamoci a correggercene. (b) Matteo ci presenta le Beatitudini come ideale di vita da seguire per raggiungere anche noi la salvezza. L’Apocalisse ci fa contemplare in paradiso quelli che sono vissuti secondo le beatitudini. 1Giovanni ci dice che i salvati sono figli di Dio e rassomigliano al Padre celeste per la grazia sulla terra e per la gloria nel paradiso.

I – Nella prima lettura dall’Apocalisse Giovanni ha due visioni, una riguarda gli eletti che stanno ancora sulla terra e l’altra la folla innumerevole degli eletti che sono già in paradiso.(a) La prima visione ci trattiene sulla terra. Un Angelo gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare:  Non devastate … finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio (2-3). Gli antichi erano soliti imprimere un tatuaggio ai soldati e agli schiavi o agli animali, come segno di appartenenza al generale o al padrone. Anche gli adoratori della bestia ne portano sulla fronte il sigillo (Ap 13,16). Qui Dio è presentato come un re, che ha il suo sigillo con il suo nome impresso. Non sappiamo in che cosa consisteva questo sigillo di Dio, ma esso, come il sangue dell’agnello pasquale (Es 12,7ss), preserva per la salvezza. Alcuni pensano che il sigillo del Dio vivente (2), sia la croce, alla quale sembra alludere anche Ezechiele (9,4-6) quando parla di un tau impresso sulla fronte di coloro che dovevano essere preservati dalla rovina. Comunque sappiamo il risultato: il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d'Israele (4). Per noi il sigillo ci è impresso nel battesimo con il carattere, che è definito segno spirituale, che non si cancella mai; perciò questo sacramento si può ricevere una sola volta. (b) La seconda visione ci porta in cielo, dove  c’è una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palme nelle mani (9). Il trono è quello del nostro Dio seduto sul trono (10); l’Agnello è Gesù, morto e risuscitato. I salvati sono una moltitudine immensa, perché l’efficacia della morte di Cristo si estende a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Il candore delle vesti indica che appartengono al mondo di Dio e le palme in mano sono segno di vittoria: negli antichi giochi ai vincitori si dava spesso una palma. In effetti uno dei 24 vegliardi spiega a Giovanni: Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell'Agnello (14), cioè sono passati attraverso le persecuzioni di questo mondo e sono stati purificati grazie al Sangue di Gesù Cristo, che è l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29). Chiediamo la grazia di essere inclusi fra costoro. (c) I salvati cantano le lodi di Dio in una vera liturgia celeste fatta di gesti e di parole; essi gridavano a gran voce: “La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello” (10); a questa acclamazione tutti gli angeli, che stavano attorno al trono, e agli anziani e ai quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: “Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen” (11-12). Che il Signore, per sua misericordia, ci conceda di essere associati al numero di questi salvati, che sono rimasti fedeli al Signore anche in mezzo alle sofferenze. Essi hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello (14), facendo propri per mezzo della fede e della carità i meriti della Passione e Morte di Gesù. E noi vogliamo fare altrettanto.

II – (a) Che cosa sono effettivamente questi salvati? Ce lo dice Giovanni nella sua lettera. Grazie al Sangue dell’Agnello essi erano diventati, già in questo mondo, realmente… figli di Dio, non solo chiamati tali, e questo per il grande amore che ci ha dato il Padre (1). Giovanni si incanta al pensiero che noi fin d'ora siamo figli di Dio, mentre siamo ancora su questa terra, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato: solo nell’eternità si avrà la rivelazione piena di ciò che significa esserlo. Allora Dio si manifesterà, e noi saremo simili a lui perché lo vedremo così come egli è (2). Quelli che sono in paradiso vedono con chiarezza che la loro rassomiglianza con Dio per mezzo della grazia santificante su questa terra è certamente molto di più rispetto a quella per la semplice creazione, ma è anche molto di meno rispetto alla rassomiglianza con Dio, che hanno ora in Paradiso. In effetti nella rassomiglianza con Dio distinguiamo tre gradi: 1. sulla terra Gli rassomigliano per la creazione e Lo conosciamo attraverso le creature, 2. da redenti, Lo conosciamo per mezzo della fede nella rivelazione e Gli somigliamo per la grazia santificante, 3. in Paradiso Lo vediamo faccia a faccia e quindi siamo perfettamente simili a lui per il lume della gloria. Aspiriamo al massimo della rassomiglianza con Dio e siamo fedeli e docili alla guida dello Spirito Santo, che là ci vuole portare. (b) Ciò si è già verificato nei Santi che stanno in Paradiso, perché si sono purificati sulla terra: Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro (3). La conversione viene respinta da coloro che si rifiutano di conoscere Dio e di riconoscerci Suoi figli: la ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui (1). Per appartenere a Dio, è necessario lottare contro il diavolo e la carne e il mondo, i tre nemici dell’uomo, e accogliere la vita eterna, che Dio ci dona. Supplichiamo Dio che ci conceda di impegnarci nell’opera di distruzione del male in noi e di costruzione del bene  e, per Sua misericordia, di andare a vederLo e godere la nostra figliolanza con Lui insieme con i nostri fratelli, che ci hanno preceduto nel segno della fede e della pace.

III -  (a) Le beatitudini ci fanno contemplare come già raggiungono il regno dei cieli (3), di Dio, coloro che le praticano, quel regno promesso ai poveri di spirito, affamati di giustizia, miti, pazienti, puri di cuore, ecc.: lo stesso premio per tutti ma sotto un aspetto diverso. Esse non si riferiscono a un certo numero di categorie di persone, ma sono le caratteristiche che ognuno deve avere se vuole entrare nel Regno di Dio. Riflettiamo spesso su chi sono coloro che stanno in Paradiso ed esaminiamoci con frequenza se Gesù, che ben conosce le nostre attuali disposizioni, ci collocherebbe fra i “beati”. a. Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli (3); i poveri di spirito o di cuore (Sal 34,19) sono distaccati dai beni materiali e trovano la sicurezza in Dio, e non nelle creature. b. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati (4); sono quelli che sentono afflizione sia per i loro peccati sia per le tentazioni e i pericoli cui sono esposti sia per i peccati degli altri. c. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra (5);  i Miti sono quelli che nelle afflizioni e nelle ingiurie si sottomettono con pazienza e umiltà alle disposizioni della Provvidenza e perdonano volentieri. d. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati (6); fame e sete indicano desiderio ardente e giustizia è la conformità alla volontà di Dio; così sono beati coloro che desiderano ardentemente fare la volontà di Dio e che tutti la facciano. e. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia (7); misericordiosi sono coloro che compatiscono le miserie altrui, sia corporali sia spirituali, e cercano di soccorrere i bisognosi. f. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio (8); puri di cuore sono quelli che lottano per evitare ogni forma di peccato, e in particolare i peccati contro la castità. g. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio (9); questi hanno la pace nel cuore e si impegnano affinché essa regni tra Dio e gli uomini e fra gli uomini. h. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (10); sono coloro che patiscono persecuzioni per restare fedeli alla volontà di Dio. Perseguitati sono tanti discepoli di Gesù, milioni di martiri dai primi secoli fino alle ultime persecuzioni di comunisti, fascisti e mussulmani: Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. (b) Alle varie categorie di beati è promesso in premio il Regno dei Cieli ma sotto un aspetto diverso: è un regno per i poveri, una terra di infinito valore per i miti, una consolazione per coloro che piangono, un convito per gli affamati e gli assetati, una visione di Dio per i puri di cuore, il titolo di figli di Dio per i pacifici, ed è nuovamente un regno per i perseguitati. I Santi del Paradiso già possiedono tutto questo.

Pensiero eucaristico. E’ dolce pensare ai tanti nostri fratelli che hanno cessato di soffrire in questo mondo e stanno già gustando il Regno eterno. Nella Messa, insieme con i nostri fratelli di questo mondo, incontriamo nella Parola e nelle Specie Consacrate quel Gesù che contempleremo faccia a faccia nell’eternità. Chiediamo alla Madre del Cielo e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e a tutti i Santi del Paradiso di ottenerci la grazia che Essa ci mostri dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del suo grembo e nostro fratello, ci trattenga per sempre con Lui. (mons. Francesco Spaduzzi)


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