Logo

Tempo Ordinario: Domenica XXX dell'Anno A (2025-26)

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Ordinario: Domenica XXX dell'Anno A (2025-26)

Letture bibliche: Es 22,20-26; Sal 17; 1Ts 1.5-10; Mt 22,34-40

Introduzione. (a) Nel Vangelo Gesù ci invita: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente... Amerai il prossimo tuo come te stesso (37.40): abbiamo tante volte peccato contro questi due precetti, e quindi contro i 10 comandamenti. All’inizio della Messa chiediamone perdono. (b) Esodo ci dà alcune indicazioni sull’amore verso il prossimo. Gesù in Matteo ci invita all’amore verso Dio e verso il prossimo; non solo ci invita all’amore ma ce ne ha dato l’esempio: ha vissuto tutta la Sua vita in una donazione totale di amore al Padre e al prossimo; perciò S. Paolo ci invita a essere imitatori del Signore Gesù e di lui (1Cor 11,1), che ha imitato il Signore, in modo da dare anche noi il buon esempio agli altri.

I – La lettura dall’Esodo ci parla della carità verso il prossimo e offre alcuni esempi per mostrare quale spirito deve animare le relazioni umane: si limita alla situazione dello straniero, della vedova, dell’orfano e dell’indigente, persone che stanno nel bisogno. (a) Dio difende il forestiero da sfruttamento, violenze e sevizie, ricordando agli Ebrei: voi siete stati forestieri in terra d'Egitto (20). Anche noi, se vediamo gli stranieri fra noi, ricordiamoci di quando i nostri familiari, parenti e connazionali, lavoravano all’estero. (b) La vedova o l’orfano sono due categorie di deboli, privati del loro appoggio naturale, che è il capofamiglia. Per impedire abusi su di loro, Dio minaccia la legge del taglione: Se tu lo maltratti,... io darò ascolto al suo grido,... vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani (22-23). Anche oggi, pur con tutta l’assistenza dello Stato, queste categorie incontrano difficoltà. Soprattutto dal punto di vista affettivo e relazionale hanno bisogno di appoggio e sostegno. Il primo obbligo ricade sui parenti, ma anche tutta la comunità si deve sentire impegnata a dare l’aiuto. Allarghiamo anche il nostro sguardo alle necessità degli orfani e vedove di tutto il mondo, specialmente nelle zone dove sono avvenute calamità naturali e guerre negli ultimi tempi. (c) Gli indigenti ci saranno sempre (Mt 26,11) ed è necessario soccorrerli. Prestare senza interesse, e tanto meno a usura, è un aiuto notevole per gli indigenti per farli arrivare senza traumi alla fine del mese o a quando scadono le rate per gli acquisti, fatti a credito. Ci sono tanti poveri nel mondo: metà della popolazione mondiale vive nella povertà e tanti muoiono di fame nella miseria. Gli stessi nostri Missionari hanno bisogno di tutto per predicare il Vangelo fra popolazioni che non hanno niente e non possono neanche dare da mangiare ai missionari, e anzi hanno bisogno di essere sfamate. Non parliamo poi dell’assistenza medica, che è quasi nulla. Esaminiamoci su questi tre punti dell’amore verso il prossimo, ma anche sugli altri aspetti della carità fraterna e attiviamoci per praticare le opere di misericordia corporale e spirituale.

II – 1. (a) Assistiamo a un altro tentativo dei farisei di mettere in difficoltà Gesù. La domanda del dottore della legge: Maestro, nella Legge, qual è il più grande comandamento? (36) ci ricorda che nella Legge dell’AT venivano distinti 248 precetti e 365 proibizioni, in due classi, gravi e leggeri: si discuteva quali fossero gravi e quali leggeri e quali erano le condizioni perché un precetto fosse grave; non c’era neanche accordo su quale dei 613 precetti fosse il più importante (per alcuni era l’osservanza del sabato perché più antico, per altri la circoncisione...), che per loro significava: è possibile adempiere tutta la volontà di Dio, compiendone un solo? Ecco la risposta di Gesù: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti (37-40). Nel duplice precetto dell’amore a Dio e al prossimo sono contenuti tutti gli altri; e anche tutti i precetti possono essere ricondotti a questi due. Quale liberazione psicologica e spirituale per i pii ebrei scoprire due precetti, che ne comprendevano 613! Nell’AT, un’altra raccomandazione precedeva il precetto dell’amore verso Dio: Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze (Dt 6,4-5), che i pii ebrei ripetevano varie volte durante la giornata. Circa l’amore verso il prossimo: Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore (Lv 19,18), che alcuni Ebrei, contro la parola e lo spirito dell’AT, interpretavano alla lettera, cioè considerando “prossimo” solo quelli del proprio popolo. (b) Nel NT le esortazioni all’amore verso Dio e verso il prossimo sono ripetute molte volte. Questo duplice amore è una risposta dell’uomo all’amore di Dio per lui. Sia nell’AT che NT l’amore di Dio per il popolo ebreo e per l’umanità viene presentato come amore del Creatore per la sua creatura, del Padrone per il suo servo, ma soprattutto del Padre per il suo figlio, del Fidanzato per la fidanzata, dello Sposo per la sposa: l’amore di Dio è così ricco che l’insieme delle varie tonalità dell’amore umano non sono sufficienti per esprimere la profondità dell’amore divino per l’uomo.  Gesù, amato dal Padre, è la manifestazione dell’amore di Dio Padre Figlio e Spirito verso gli uomini: Come il Padre ha amato me, anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore (Gv 15,9). Gesù vuole che l’amore caratterizzi i rapporti fra i suoi discepoli: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; nostro modello è il suo amore per noi: Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri (Gv 13,34), quell’amore di Gesù, di cui Paolo dice: il Figlio di Dio... mi ha amato e ha consegnato se stesso per me (Gal 2,20). Ci farebbe bene rileggere l’esortazione alla carità in 1Gv e 1Cor 13.

2. Siamo ai vertici della carità e non ci stancheremo mai di ammirarla in Gesù e in quelli che, imitando Gesù, sono arrivati a dare la vita per gli altri: nel mese della Giornata Missionaria Mondiale ripensiamo ai missionari dei nostri tempi come S. Massimiliano Kolbe e S. Teresa di Calcutta, e ai missionari di tutti i tempi, che sono morti nelle varie parti del mondo per portare il Vangelo a quelli che non lo conoscevano; pensiamo ai tanti Santi, che, senza fare nulla di apparentemente grande, in realtà si sono sacrificati per la gloria a Dio e la salvezza dei fratelli, come S. Teresa del Bambin Gesù, i tanti consacrati di vita attiva e contemplativa. Contempliamo e ammiriamo, studiamo e prendiamo a modello i Santi, ma anche esaminiamoci per vedere a che punto stiamo nella pratica della carità. La nostra felicità in questo mondo (e nell’altro) dipende ed è proporzionata alla nostra capacità di amare Dio e il prossimo e di farci amare dal prossimo, dal momento che Dio comunque ci ama sempre e per sempre. E dobbiamo amare il prossimo per amor di Dio, vedendo in lui il volto di Dio, perché siamo stati creati a Sua immagine e somiglianza (cfr. Gn 1,26), e di Cristo, che ritiene fatto a Sé ciò facciamo al nostro prossimo (Mt 25,31ss).

III -  (a) S. Paolo ha praticato la carità fraterna: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a  voi per il vostro bene (5), predicando il Vangelo a Tessalonica, che è un’opera di misericordia spirituale. Ma in questa città scoppiò la persecuzione e, avendo accolto  la parola del Signore in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, voi fedeli avete seguito il nostro esempio (di S. Paolo) e quello del Signore (6), entrambi perseguitati. I Tessalonicesi, per questo loro coraggio, sono arrivati a diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia (7), perché la fama della vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto (8). In questo modo essi praticano l’opera della misericordia spirituale di collaborare alla salvezza del prossimo: infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e nell'Acaia (1,8). Anche noi guardiamo all’esempio di Gesù e di Paolo e dei santi, che, tutti, hanno imitato Gesù. Col Suo aiuto faremo molto bene. (b) La Parola di Dio, predicata da Paolo e dai suoi collaboratori e accettata dagli ascoltatori, porta alla conversione: vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire al Dio vivo e vero (9): la conversione è staccarsi dagli idoli (quelli esterni e quelli che ci creiamo dentro di noi) per dare la propria adesione a Dio unico, amandoLo e servendoLo. Dobbiamo conoscere, amare e servire Dio, cioè vivere secondo la fede, speranza e carità, nell’osservanza dei comandamenti e dei propri doveri e ispirazioni, e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù (10): quest’ultima è la dimensione escatologica della vita del credente, che deve vivere nella prospettiva di presentarsi a Dio per il giudizio particolare alla fine della vita e per il giudizio universale alla fine del mondo. E’ Gesù, che ci libera dall'ira che viene (1Ts 1,10), perché Dio Padre ci ha salvati per mezzo di Gesù Cristo.

Pensiero eucaristico. Convertiamoci, seguendo l’esempio dei Tessalonicesi, liberandoci da tanti idoli che ci propone il mondo di oggi. L’ascolto della Parola di Dio è un invito a confrontarci con Dio per modificare la nostra vita. L’unione con Gesù Eucaristia ci garantisce la forza per vivere da convertiti. Ma nel mondo ci sono tanti che non conoscono il Vangelo e che hanno bisogno di convertirsi. Maria, nostra Madre, e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, ci ottengano la grazia della conversione vera e anche di un intenso spirito missionario, che ci faccia sentire il bisogno di collaborare alla diffusione del Vangelo. (mons. Francesco Spaduzzi)


Condividi quest'articolo

Altri articoli di Cultura


CdA della Fondazione Sistema Irpinia.

Definito il nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione Sistema Irpinia. Il presidente della Provincia, Fausto Picone, ha provveduto alla nomina dei componenti del CdA. Si tratta di Domenico Biancardi – che assume il ruolo di[...]

Contattaci

  • Telefono: 347/ 5355964

  • Email: solofraoggi@libero.it

  • Email: ilcomprensorio@libero.it

Seguici