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Solofra e Guarini alla biblioteca comunale di Montoro.

Sarà presentato domani sera alle ore 19.00, alla Biblioteca Comunale “Galiani-Ricciardelli” di Montoro a Torchiati, il libro del prof. Gerardo Russo L’ottavo angelo. A introdurre il talk con l’autore Lello Venezia, già caporedattore de  Il Mattino.

 

Qualche domanda al prof. Russo è d’obbligo. Come nasce questo romanzo storico?

“Il romanzo viene fuori dall’incontro tra la storia documentata e la libertà della finzione. Molti elementi che compaiono nelle pagine appartengono realmente al Seicento solofrano e napoletano; altri, invece, sono frutto dell’immaginazione narrativa, necessari per dare voce a ciò che gli archivi non dicono, e per restituire un’esperienza più viva e completa di quel tempo.”

Perché scrivere un romanzo storico su Solofra?

“Il romanzo storico è una delle sfide letterarie più complesse, poiché richiede un delicato equilibrio tra rigore accademico e creatività narrativa. Non poche sono state le difficoltà. Anzitutto,  la ricerca documentale: è stato necessario studiare approfonditamente la storia locale; poi gestire lo spirito del tempo: ricreando la mentalità, i valori e la visione del Seicento; mantenere l’equilibrio tra finzione e verità, rispettando i fatti storici noti; coordinare i personaggi reali, facendo interagire i propri protagonisti con figure realmente esistite. Quindi, la sfida linguistica: non ho potuto usare espressioni moderne, ma nemmeno il linguaggio del tempo; conservare l’accuratezza ambientale e dei dettagli, descrivendo costumi e usi, paesaggi e architetture. Ancora, le informazioni storiche: nella trama ho cercato di evitare di trasformare il romanzo in un saggio noioso, mantenendo alto il ritmo narrativo. Infine, il rispetto delle gerarchie sociali: comprendere e rappresentare correttamente i ruoli di classe, le dinamiche di potere e le distinzioni di ruolo dell'epoca. Ad esempio, le funzioni del Primicerio Grimaldi con la famiglia Orsini, le parti dei conciatori del rione Fiume (il Toppolo di oggi), o ancora le cariche politiche del vicereame (penso ai Viceré che si sono succeduti, alla corte di Napoli e al dottor Leto), etc.”

Però il vero protagonista è Nicolò Brina, cavaliere inquieto che fa un percorso di crescita umana e culturale nella vicenda. E questo cognome inusuale per il tempo.

“Sì, è vero. Nicolò Brina sperimenta l’inganno, il tradimento da parte dei suoi mandanti (in primis il Viceré de Avellaneda e il viscido funzionario dottor Leto). Spiegherò l’origine di Brina nel prossimo romanzo che sarà il “prequel” all’Ottavo angelo. Di più non posso dire. Però, in tutta la vicenda l’alter ego di Brina è la figura di Francesco Guarini, che conosciamo ma non in maniera esaustiva. Come è morto, per esempio? Chi gli ha commissionato il dipinto I Sette Arcangeli al centro della trama? Bisogna indagare ancora…”

Bene, questa è una notizia, sappiamo che la saga del cavalier Nicolò continuerà. Per restare all’oggi, siamo curiosi di sapere come i solofrani in particolare hanno accolto il romanzo che parla dei loro avi e della condizione del popolo dopo la terribile peste del 1656.

“I commenti sono stati più che lusinghieri. Molti amici che hanno letto il libro mi dicevano di sentirsi straniti nel leggere un romanzo che parlasse dei luoghi che vivono ogni giorno: la Collegiata, il palazzo Orsini (oggi sede del Comune), il Toppolo di allora, Sant’Andrea Apostolo patria del pittore, etc. Devo dire che tanti mi hanno ringraziato perché ho messo al centro del romanzo Solofra che amo profondamente. Sono orgoglioso dell’endorsement di Glenn Cooper su Facebook che ha sottolineato quanto io abbia reso un grande omaggio alla nostra città. Ma sono stato anche benevolmente criticato perché, soprattutto le signore, volevano una conclusione diversa della storia tra Francesco e Leonora.”

 

Bene, concludiamo l’intervista col prof. e diamo appuntamento ai lettori a domani sera alla Biblioteca Comunale di Montoro Torchiati.

 

Come scrittore, Russo costruisce narrazioni che intrecciano storia e invenzione, luce e ombra, ricerca documentaria e tensione simbolica. I suoi testi, romanzi, saggi, reading letterari e intermezzi poetici, sono attraversati da una domanda costante: come si custodisce la memoria, e come la memoria custodisce noi?

 

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