Tempo Ordinario: Domenica XXII dell’Anno A (2025-26).
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo Ordinario: Domenica XXII dell’Anno A (2025-26)
Letture bibliche: Ger 20,7-9; Sal 62; Rm 12,1-2; Mt 16,21-27
Introduzione. (a) Gesù dice a Pietro: Va dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini! (10). Quante volte meritiamo anche noi questo rimprovero! Anche il nostro modo di pensare non è secondo Dio, ma secondo le nostre tendenze cattive, a volte le peggiori, oppure in esso c’è ben poco di soprannaturale. Chiediamo perdono per le nostre idee sbagliate e per le azioni sbagliate che esse ispirano, e anche per tutti gli altri nostri peccati. (b) In Matteo Gesù preannuncia la sua Pasqua, la sua Passione e Morte e Resurrezione e risponde alle proteste di Pietro, affermando che anche ogni discepolo deve seguire le Sue orme fino alla crocifissione, se necessario; Geremia ha anticipato tale esperienza; fare la volontà del Padre fu l’impegno di tutta la vita di Gesù ed è il Suo sacrificio “spirituale”; e, poiché Dio vuole che imitiamo Gesù, dobbiamo offrirlo anche noi, come ci esorta Paolo in Romani.
I – Gesù ha detto: chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (25). Gli Apostoli, i martiri, quelli che consumano la propria vita giorno dopo giorno nel compimento della volontà di Dio, costoro perdono la propria vita per causa di Gesù, e meritano di condividere il Suo trionfo. Geremia fu uno di questi prima della venuta di Cristo: Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si fa beffe di me (7)... la parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno (8). Ma Geremia rimase fedele alla sua missione, nonostante i momenti di crisi e di ribellione interiore di fronte a tante difficoltà; il motivo della sua fedeltà era il fatto che nel mio cuore c'era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo (9), il fuoco dell’amore a Dio, di cui voleva la gloria, e ai connazionali, di cui voleva la salvezza. Impegniamoci anche noi a essere fedeli al Signore, nel rispetto dei comandamenti e nel compimento del nostro dovere, quali che siano le difficoltà che dobbiamo affrontare, perché il Signore è con noi e ci sostiene.
II – 1. (a) Per ricostruire il contesto delle affermazioni di Gesù sulla necessità che ogni Suo discepolo porti la croce, è bene rifarsi al Vangelo di domenica scorsa. Pietro ha fatto la professione di fede in Gesù, proclamandoLo Messia e Dio: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16,16); ha ricevuto la lode di Gesù: Beato sei tu, Simone..., perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli (Mt 16,17), e anche la promessa del primato. Gesù poi ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo (Mt 16,20), perché la gente aveva un’idea distorta sulla missione del Messia: pensavano che doveva liberare gli Ebrei dalla schiavitù dei Romani come Mosè li aveva liberati dalla schiavitù del Faraone e Davide dai Filistei. (b) E affinché i Suoi stessi discepoli, in particolare gli Apostoli, Suoi intimi, non avessero idee storte sulla Sua missione di salvezza, senza mezzi termini preannuncia il Suo destino di sofferenza, che nulla ha di gloria umana, che, purtroppo, anch’essi si aspettavano. Ripensiamo a quanto racconta Marco: Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande (Mc 9,33-37); ricordiamoci della richiesta, che Salome, madre di Giovanni e Giacomo, fa a Gesù di conferire ai figli i primi posti nel Suo Regno (Mt 20,20-28). Gesù tagliò corto con le ambizioni e gli equivoci degli Apostoli e cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno (21). Gesù ripeterà molte volte questo annuncio, ricollegandosi alle profezie di Isaia e dei Salmi, specie 22 e 68. Alcuni esegeti, fra affermazioni esplicite e indirette, contano almeno una quindicina di profezie di Gesù circa la sua passione e morte. Ma agli Apostoli risultarono sempre sgradevolissime e si rattristavano (Mt 17,23) e addirittura avevano timore di interrogarlo su questo argomento (Lc 9,45). E noi cerchiamo gloria umana? (c) Espressione della difficoltà degli Apostoli di accettare l’idea della sofferenza di Gesù e di un Suo insuccesso è la reazione di Pietro alla profezia: lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai” (22). Qui certamente c’è l’amore di Pietro per Gesù, ma Gesù vi legge anche il rifiuto di accettare il piano di salvezza come voluto dal Padre e come Lui in obbedienza lo sta realizzando. Gesù usa espressioni fortissime per disapprovare l’intervento di Pietro; Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e gli disse (Mc 8,33): Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini! (23). La “durezza” del rimprovero di Cristo a Pietro si può percepire meglio se si confronta con la lode, che gli ha fatta pochi istanti prima: Beato sei tu, ..., perché né carne né sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli (Mt 16,17); cioè prima Pietro ragionava su ispirazione di Dio, adesso parla guidato delle tendenze cattive dell’uomo, o, addirittura, di Satana. Pietro farà un intervento analogo durante la Lavanda dei piedi nell’Ultima Cena e riceverà un altro rifiuto molto forte da parte di Gesù: Gli disse Simon Pietro: “Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me” (Gv 13,8); anche in quest’occasione Pietro vorrebbe imporre il suo modo di vedere a Gesù e mal gli incoglie. Noi vogliamo accettare per Gesù e per noi il piano di salvezza come Dio Padre l’ha programmato…
2. (a) Gesù approfitta del rimprovero a Pietro per rivelare che nel disegno di Dio è previsto che non solo il Capo del Corpo mistico, ma anche che le membra, cioè i discepoli, dovranno passare attraverso l’esperienza della sofferenza, della morte e resurrezione; perciò, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro (Mc 8,34): Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce (ogni giorno – Lc 9,23) e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (24-25). Gesù dice che, come Lui salverà gli uomini per mezzo del Suo mistero pasquale di Morte e Resurrezione, così i Suoi discepoli dovranno morire a se stessi per risuscitare a vita nuova. Gesù è venuto a portare la vita eterna agli uomini; per acquistarla, bisogna essere disposti a morire al peccato in ogni caso, cioè a escludere il peccato grave dalla propria vita, e anche a sacrificare la propria vita fisica, se necessario. (b) Oltre tutto Gesù ci ricorda: Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? (26). La vita eterna, la salvezza dell’anima, è la cosa più importante che ci sia, anche più di tutto il mondo messo insieme: per cui, mettendo su un piatto della bilancia il possesso di tutto il mondo e sull’altro la salvezza dell’anima, questa è più importante dell’altro. Nella luce del giudizio finale (e prima di esso, del giudizio particolare), cioè nella luce dell’eternità, conta solo che per misericordia di Dio evitiamo il castigo eterno e riceviamo da Gesù il premio eterno: E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna (Mt 25,46). (c) Condividiamo il pensiero di Gesù su questa materia oppure siamo anche noi fra quelli che pensano, come gli Ebrei e gli Apostoli prima della “conversione”, che Gesù è venuto a togliere gli ostacoli dalla nostra strada per renderci più facile e comoda la vita, a darci il paradiso in terra, a sostenerci nel cammino della vita vissuta senza problemi? Sforziamoci seriamente di essere fra quelli che vogliono condividere il mistero pasquale di Gesù non solo nella celebrazione liturgica, ma anche nella vita personale, e quindi impegniamoci a lottare contro noi stessi e le nostre tendenze cattive, a portare la croce e ad accettare di esservi anche crocifissi sopra. Dobbiamo convincerci che valgono anche per noi le parole di Paolo: Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri (Gal 5,24); Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo (Gal 6,14).
III – S. Paolo ci ricorda che, se impariamo a discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (2) e la compiamo con fedeltà, possiamo offrire tutta la nostra vita, e anche i nostri corpi, per mezzo dei quali viviamo in questo mondo, come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale (1). Perché la nostra vita sia sacrificio gradito a Dio, è necessario vivere in modo opposto alla mentalità di questo mondo, perché ormai ci siamo lasciati trasformare, rinnovando il nostro modo di pensare (2) secondo la fede. E’ il sacrificio che Dio si aspetta da noi: pensare come pensa Lui e vivere guidati dal Suo amore.
Pensiero eucaristico. Certamente il messaggio della croce è il più difficile da accettare per i cristiani e ogni uomo. Eppure Gesù ha tanto patito per la nostra salvezza e ha voluto che avessimo sempre sotto gli occhi la Sua Passione attraverso la celebrazione dei sacramenti, memoriali della Passione del Signore, che rendono presente ed efficace per noi. ContemplandoLo sofferente per amor nostro e unendoci a Lui, specie nell’Eucaristia, dobbiamo rispondere al Suo amore col nostro amore e alla Sua sofferenza con la nostra, perlomeno accettando con rassegnazione i dolori della vita. La Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli e i Santi ci ottengano la grazia di capire e vivere questo messaggio, come l’hanno capito e vissuto loro. (mons. Francesco Spaduzzi)
Immagine di pubblico dominio. Opera originale: Raffaello Sanzio, "Lo Spasimo di Sicilia" (1516-1517), conservata presso il Museo del Prado, Madrid.