Tempo Ordinario: Domenica XVIII dell’Anno A (2025-26)
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo Ordinario: Domenica XVIII dell’Anno A (2025-26)
Letture bibliche: Is 55,1-3; Sal 144; Rm 8,35.37-39; Mt 14,13-21
Introduzione. (a) S. Paolo dice: chi ci separerà… dall'amore di Cristo? (Rm 8,35). E risponde: “Nulla”. Niente separava Paolo da Cristo e da Dio... Noi invece ci lasciamo abbagliare dai beni di questo mondo o trascinare da altri peccati che commettiamo. Chiediamone perdono, facendo affidamento sull’amore misericordioso di Dio per noi. (b) La folla segue Gesù nel deserto, per continuare ad avere da Lui la Parola, ma Egli sente compassione dei suoi bisogni e ne guarisce i malati e per essa moltiplica i pani, mostrando l’amore previdente e provvidente di Dio e Suo per ogni uomo, amore che Isaia sottolinea e Romani richiama.
I – Gesù, come era solito, si ritirò in luogo deserto, in disparte, per pregare o per raccogliersi con gli Apostoli sia per istruirli che per consentire loro un po’ di riposo. Ma le folle… lo seguirono a piedi dalle città (13), prese da entusiasmo per il Suo insegnamento e per Suoi miracoli. La gente, però, si domandava sconcertata: Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? (Mt 13,54) e diceva di Lui: Mai un uomo ha parlato così! (Gv 7,46). (a) E’ per compassione verso la gente che Gesù dona la Parola e anche i miracoli, che servono ad accreditare il Suo insegnamento: Questo (la conversione dell’acqua in vino) a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui (Gv 2,11). Altrove si sottolinea che Gesù ha compassione della gente per le sue necessità spirituali e materiali: Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore (Mt 9,36). Qui la compassione pare riferirsi alla presenza dei malati: sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati (14), senza escludere l’attenzione di Gesù per i bisogni più profondi e più veri di tutti quelli che L’avvicinavano: il bisogno di Dio e di salvezza. Chiediamo la grazia di avere la sensibilità del Cuore di Gesù per i bisogni del prossimo. (b) La moltiplicazione dei pani rivela di nuovo la compassione di Gesù per i bisogni materiali della gente: Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: “Sento compassione per la folla: ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino” (Mt 15,32). E Gesù fa il miracolo di sfamare circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini (Mt 14,21) con soli cinque pani e due pesci (Mt 14,1\7.19), e anzi, dopo che Tutti mangiarono a sazietà,… portarono via pezzi avanzati: dodici ceste piene (20). Un miracolo strepitoso, che la gente spontaneamente associò al miracolo della manna nel deserto, dove Dio sostenne il popolo ebreo per 40 anni, fornendogli cibo e acqua. Il miracolo soddisfece i bisogni materiali della folla in quella situazione concreta, ma diventò anche simbolo di un altro cibo, quello spirituale, l’Eucaristia, che Gesù avrebbe dato al Suo popolo, come rivela il Suo discorso sul pane di vita e sul pane eucaristico, riportato in Giovanni 6, proprio in relazione alla moltiplicazione dei pani, avvenuta il giorno precedente.
2. (a) Dio ama tutti gli uomini. Li ha creati dando loro un corpo e un’anima e li ha “ricreati” in Cristo, dando loro la vita eterna. Egli Si preoccupa sia della vita fisica del corpo e psicologica dell’anima e sia della vita spirituale della persona. Dio crea l’uomo, lo conserva, concorre alle sue azioni sia sul piano fisico che su quello psicologico, così come dà la sua vita divina ai Suoi figli, la conserva, la sostiene e alimenta con le grazie attuali... L’opera di Gesù a favore dei bisogni materiali dei Suoi contemporanei, come anche del loro essere e benessere spirituale, ci fa chiaramente capire che questa è la linea della Provvidenza di Dio nella storia di ciascuno di noi. Sappiamo che Gesù chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio (Gv 5,18). Egli disse a Sua difesa, quando lo accusarono di aver violato il sabato per aver guarito un paralitico: Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco (Gv 5,17); anzi precisa che si limita a fare ciò che vede fare dal Padre: In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo (Gv 5,19). Partendo da questo ragionamento che fa Gesù ai suoi avversari, possiamo concludere: Gesù sulla terra si occupa e preoccupa del bene fisico e psicologico e spirituale degli uomini perché così fa anche il Padre che è nei cieli. Sentiamoci sotto lo sguardo paterno e amabile di Dio Padre e Figlio e Spirito. Lasciamoci incantare dalla compassione che Gesù ha per i nostri bisogni materiali e spirituali. Gustiamo il dono della Sua Parola, che ci illumina, e del pane eucaristico, che ci nutre spiritualmente, e del pane che ci nutre materialmente. Sentiamoci impegnati a mostrare lo stesso interesse per i bisogni materiali e spirituali del nostro prossimo.
II – (a) In Isaia, scelto per introdurre alla comprensione del Vangelo, c’è l’invito a partecipare a una banchetto piacevolissimo, nel quale si troverà acqua, vino, latte (1), pane, cose buone e cibi succulenti, senza bisogno di pagare niente, perché è Dio generosissimo che prepara e mette a disposizione tutto. Viene proposta una condizione: Su, ascoltatemi (2) e Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete (3). Venire a Dio, ascoltarLo e porgerGli l’orecchio, significa credere alla Sua parola e metterla in pratica; tutto questo ha come frutto la “vita”, o “vita eterna”, come la indica Giovanni nel suo Vangelo; in effetti ecco la promessa di Dio: Io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide (3). Anche qui c’è l’offerta della Parola di Dio e del pane, dei cibi... E’ Dio che vuole la salvezza eterna dell’umanità e perciò offre la sua Parola come guida, ma non dimentica le necessità materiali degli uomini, e perciò offre anche i cibi per la vita di questo mondo, che comunque diventano simbolo delle ricchezze spirituali che Dio offre per mezzo dell’Alleanza. (b) L’amore di Dio per l’umanità, e in particolare per gli Ebrei, già si manifesta nell’AT attraverso una Provvidenza continua e amorosa. Secondo alcuni esegeti, il Popolo Ebreo prima fece esperienza del Dio della storia, del Dio liberatore del Suo popolo dalla schiavitù degli Egiziani e in altre tante occasioni straordinarie, e poi ha pensato che questo Dio onnipotente della storia doveva essere anche il Dio della creazione, il Dio che ha fatto il mondo e gli uomini. Quale che sia la fondatezza di questa esegesi, rinnoviamo noi la nostra fede in questo Dio di amore, che crea il mondo per amore e accompagna lo sviluppo del mondo e i passi dell’uomo sempre con lo stesso amore, nonostante le sue continue ribellioni...
III – (a) La Provvidenza di Dio mostra l’amore di Dio per gli uomini, per tutti gli uomini. S. Paolo ricorda l’amore di Cristo e l’amore di Dio per tre volte in soli 5 versetti: Chi ci separerà dall'amore di Cristo? (35); Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati (37); nulla potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore (39). Paolo era così pieno da questa idea dell’amore di Dio per gli uomini, che non poteva fare a meno di riaffermarlo continuamente. E la nostra mente e cuore sono pieni di questo amore? (b) Paolo spiega, con una domanda che lui fa e con una risposta che lui dà, che niente ci può separare dall’amore che Cristo ha per noi. Il diavolo e i suoi rappresentanti umani possono usare vari mezzi per tentare di staccarci da Cristo: la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada (35), ma non ci riusciranno. E’ vero che tanti credenti in Cristo vengono perseguitati: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello, ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati (Rm 8,36-37), cioè è l’amore di Gesù per noi che ci procura tutte le grazie, di cui abbiamo bisogno per superare ogni intoppo, che gli altri potessero mettere fra noi e Cristo. Rinnoviamo la nostra fede nell’amore onnipotente di Gesù per noi. (c) Perciò S. Paolo conclude con l’affermazione della sua persuasione che niente può separarci dall’amore di Dio: Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire…, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore (38-39). Possiamo collegare a questo brano di Romani l’“atto di confidenza” di S. Claudio della Colombière: “Mio Signore e Dio, io sono così convinto che tu hai cura di tutti quelli che sperano in Te e che niente può mancare a quelli che si aspettano tutto da te... Ecco perché ho la certezza assoluta di essere eternamente felice, perché lo spero unicamente da Te... Ho tanta fiducia che Tu mi amerai sempre e che anche io, a mia volta, Ti amerò per sempre”. Sforziamoci di crescere anche noi in questa fede nell’amore di Dio per noi, considerando, specialmente, i tanti segni dell’amore di Gesù per noi: i vertici sono la sua Pasqua di morte e resurrezione e la sua permanenza nell’Eucarestia. Impariamo a leggere negli eventi l’amore di Dio per imparare a nostra volta a scrivere nelle nostre azioni il nostro amore a Dio e al prossimo.
Pensiero eucaristico. Nella Messa ci vengono ancora offerti dall’amore di Gesù la Parola e Pane e Vino eucaristici. Raccomandiamoci alla Vergine e S. Giuseppe, agli Angeli e ai Santi perché, sostenuti da questi due Doni, possiamo perseverare sicuri sulla strada maestra verso la Vita eterna, perché qui incontriamo Gesù, Via, Verità e Vita. (mons. Francesco Spaduzzi)