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Tempo Pasquale: Domenica V dell’Anno A (2025-26)

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Pasquale: Domenica V dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: At 6,1-7; Sal 32; 1 Pt 2,4-9; Gv 14,1-12

Introduzione. (a) Gesù rimprovera Filippo: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?” (9); e anche noi: da tanti anni siamo cristiani, eppure non conosciamo abbastanza Gesù Cristo, sia nel senso che non studiamo o riflettiamo abbastanza su Chi è e che cosa ha detto e fatto per ciascuno di noi, sia perché non Gli dedichiamo il tempo minimo necessario di preghiera-dialogo e meditazione per crearci familiarità con Lui. Chiediamo perdono di questo peccato di omissione e di tutti gli altri peccati. (b) Le letture della Messa, Atti, 1Pietro e Giovanni, come le altre del Tempo pasquale, continuano a spiegarci chi è Gesù e che cosa ha detto e fatto per noi, perché cresciamo nella conoscenza di Lui e Lo mettiamo al centro della nostra vita cristiana per mezzo di un’intensa fede e carità.

I – 1. Dal Vangelo appare che Gesù è colui che ci salva con la Sua morte e Resurrezione. (a) Gesù ci precede nell’eternità perché: “Vado a prepararvi un posto (2); con l’impegno: verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi” (3). Gesù ci avverte: “Io vado al Padre” (12), ma non ci lascia perché resta con noi in tanti modi di presenza, e specialmente nei sacramenti della riconciliazione e dell’Eucaristia, nei fratelli bisognosi e nel nostro cuore per la fede e la carità; va in Cielo per prepararci un posto e poi tornare a riprenderci, perché ci vuole con Sé per sempre, come Lui sta per sempre col Padre: ci vuole in paradiso col Padre e lo Spirito. Rinnoviamo la nostra fede e gioia per tale nostro futuro ma anche l’impegno di lasciarci salvare. (b) Gesù deve essere tutto per noi: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (6). Gesù è la via che conduce alla verità e alla vita, che sono il Padre; e, poiché il Figlio è uguale al Padre, anche Gesù è la verità e la vita. Gesù è anzitutto la via. Gli Ebrei fecero il lungo viaggio per la Terra Promessa, fidandosi di Dio e affidandosi a Lui; la Legge poi divenne la via per mostrare la fedeltà a Dio. In effetti Gesù è la via perché inaugura una nuova maniera di incontro a Dio e di camminare secondo Dio, tanto che il cristianesimo, sin dai primi tempi, fu chiamato “via” per arrivare alla salvezza, a Dio.

2. (a) Gesù è la verità: Egli è, in quanto Figlio di Dio fatto uomo, la manifestazione del Padre per gli uomini; Egli Lo rivela loro con la Sua attività e con la Sua parola. I Suoi pensieri, affetti e sentimenti, parole, opere e omissioni, sono gli stessi del Padre, per cui Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre?” Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre che rimane in me compie le sue opere (9-10)Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse (11). Gesù è nel Padre e il Padre è in Gesù; le parole e azioni di Gesù sono del Padre. Moltiplichiamo gli atti di fede nella Sua persona e nella Sua Parola e parteciperemo della verità, che è Lui. (b) Gesù è la vita. Egli ci insegna  che il Padre ha la vita e la dona al Figlio: Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso (Gv 5,26), vita che Egli dà a chi vuole: Come il Padre risuscita i morti e dà  la vita, così anche il Figlio dà  la vita a chi egli vuole (Gv 5,21), cioè a chi ha fede in lui e nel Padre: Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (1). In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita (Gv 5,24). Non rifletteremo mai abbastanza su quel che significa avere la vita o la vita eterna: è la stessa vita che è nel Padre e che Egli trasmette al Figlio e Padre e Figlio allo Spirito, vita che ci viene comunicata e diventa la nostra vita, quando ci uniamo a Gesù per mezzo della  fede e la carità nel Battesimo, nella Riconciliazione e nell’Eucaristia. Non gusteremo mai abbastanza questa vita divina, ma la potremo capire solo in paradiso. (c) Incamminiamoci per la via che è Gesù; crediamo alla verità che è Lui e che ci manifesta soprattutto nella sua Parola; riceviamo la Vita che è ancora Lui: questo avviene se crediamo alla Sua Persona e alla Sua Parola e prendiamo come regola della nostra vita il Suo amore per il Padre e il prossimo.

II – (a) In 1Pietro sentiamo che Gesù è pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio (4), di cui nell’AT Dio dice: Ecco io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso (6; cfr. Is 28,16). La pietra angolare veniva posta a fondamento di due muri  di un edificio, al quale dava stabilità e anche l’orientamento. Gesù, parlando di Sé, dice che il Suo corpo è il nuovo Tempio: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Ma egli parlava del tempio del suo corpo (Gv 2,19.21). Questo Tempio spirituale, che è il Cristo totale, è formato dalla pietra angolare, che è Gesù, e da tanti credenti quali pietre vive, che siete costruiti anche voi come edificio spirituale (5): ci siamo anche noi, che abbiamo fede e amore a Lui. Uniti a Gesù, costituiamo anche la stirpe elettail sacerdozio regalela nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa (9). Dio ci fa belli e ci affida una missione importante. (b) Per quelli che non sono uniti a Gesù per mezzo della fede e della carità e dei sacramenti, vale un’altra parola: per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo e sasso d'inciampo, pietra di scandalo. Essi v'inciampano perché non obbediscono alla parola; a questo sono stati destinati (7-8). In realtà Cristo è morto anche per loro e anche loro sono chiamati a salvezza; ma, poiché rifiutano il dono della fede, offerto loro, inciampano nella pietra fondamentale, Cristo. Siamo fra quelli che credono e amano Cristo e quindi sono uniti a lui vitalmente e si salvano, o fra quelli che rifiutano di credere in Lui e quindi si perdono? Lasciamoci salvare da Cristo e impegniamoci a trasmettere ai fratelli ciò che noi crediamo, perché accettino e si lascino salvare.

III – (a) Gli Apostoli incominciarono a preoccuparsi, quando si accorsero di essere oberati da un servizio, che essi non potevano fare bene, perché non ne avevano il tempo, ma altri potevano farlo. Aumentando il numero dei discepoliper grazia di Dio, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica, perché nell’assistenza quotidiana venivano trascurate le loro vedove (1). Gli Ellenisti erano credenti provenienti da fuori la Palestina e parlavano greco; gli Ebrei abitavano in Palestina e parlavano aramaico. Gli Ellenisti si lamentavano che, nella distribuzione quotidiana delle elemosine, venivano trascurate le vedove del loro gruppo. I Dodici decidono di risolvere l’inconveniente: convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: “Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per il servizio delle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola” (3-4)Così furono scelti sette, che vennero chiamati diaconi, cioè servi, e Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani (6). Seguiamo il buon esempio degli Apostoli: quando i pastori scoprono un problema, abbiano l’umiltà di riconoscerlo e risolverlo, senza ricorrere allo stupido mezzuccio del silenzio per evitare uno scandalo: lo scandalo rinviato scoppierà con conseguenze molto più gravi. (b) Ci sono due frasi dei Dodici che ci devono far riflettere: Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per il servizio delle mense… Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola (2.4). Come primi impegni gli Apostoli devono presiedere la preghiera comune ed esercitare il ministero della Parola. Dio vuole questo da tutti i pastori, vescovi, sacerdoti e diaconi. Purtroppo, nonostante l’insistenza dei Papi e dei maestri di vita spirituale, c’è grande confusione di idee e trascuratezza in questa materia. E’ vero che c’è tanto da fare per il servizio dei credenti e non, ma i pastori della Chiesa rispettino le priorità e i carismi dei fedeli, lasciando fare ai laici, ciò che loro compete. Eppure il Vangelo ci presenta molte volte Gesù che prega; gli Atti ci fanno vedere gli Apostoli che pregano; i Santi hanno insistito e ci hanno dato esempio di preghiera prolungata e di apostolato fecondo... Anche Giovanni Paolo II ce ne ha dato l’esempio e anche dei papi Benedetto XVI e Francesco e Leone XIV si sa che sono uomini di fede e di preghiera. Pregate molto per noi sacerdoti e per i vescovi perché prendiamo sul serio l’impegno della preghiera; altrimenti la nostra parola e apostolato diventano inefficaci, non vi giovano e non ci giovano. Se vogliamo che anche oggi e nei tempi futuri si possa dire che la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli (7)dobbiamo essere pastori, che dedicano la giusta quantità di tempo alla preghiera e ne curano la qualità.

Pensiero eucaristico. Nell’Eucaristia incontriamo Gesù, via, verità e vita, che fu perfetto pastore ma pregava molto e a lungo, come tre ore nel Getsemani o la notte intera,, e da venti secoli continua a salvare quelli che si uniscono a Lui per la fede e la carità. Uniamoci anche noi a Lui e impegniamoci a metterLo sempre al centro della nostra vita; saremo così il popolo sacerdotale, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo (5). La nostra Madre celeste e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, ci ottengano la perfetta unione con Cristo e i fratelli. (mons. Francesco Spaduzzi)


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