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Tempo Pasquale: Domenica IV dell’Anno A (2025-26).

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Pasquale: Domenica IV  dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: At 2,14.36-41; Sal 22; 1 Pt 2,20-25; Gv 10,1-10

Introduzione(a) Nella prima lettura Pietro ci invita: “Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati e riceverete il dono dello Spirito Santo” (38). Noi fummo battezzati da bambini, ma abbiamo peccato dopo il battesimo. Ci pentiamo dei peccati di tutta la nostra vita e proponiamo di confessarci al più presto per riconciliarci con Dio, anche per fare il precetto pasquale, se non l’avessimo ancora osservato. (b) Nel Vangelo contempliamo Gesù, porta dell’ovile e buon pastore; nel Salmo sentiamo la gioia di lasciarci guidare da Lui; in 1Pietro Gesù è il pastore che ci salvò con la Sua Passione e Morte e noi ne dobbiamo seguire le orme; in Atti Gesù ci salva oggi con la nostra fede, pentimento e battesimo.

I – Il Salmo ci fa ripetere: Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla (Sal 22/23,1). Proprio così: un pastore umano ha tanti limiti ed è imperfetto nei suoi sentimenti e nelle sue azioni; invece, poiché il Signore è il mio pastore, mi sento nella sicurezza e nell’abbondanza. Il Signore–pastore mi provvede di cibo, anche quello eucaristico (2.5), e di acqua da bere e di vita eterna (2) in abbondanza; mi comunica forza, anche spirituale, e mi guida per il cammino giusto (3); mi fa sentire sereno anche nelle situazioni più difficili e in mezzo ai pericoli più grandi (4). Il termine del mio viaggio col Signore è la Sua casa: oggi il Tempio, domani il Paradiso; nel Tempio ci sarò per lunghissimi anni, se Lui vorrà, in Paradiso per l’eternità (6). Sia durante il viaggio, sia nel Tempio, sia nell’eternità, felicità e grazia mi saranno compagne: perché tu sei con me (4). Gustiamolo questo salmo. La ripetizione frequente di esso ci fa entrare nello spirito dei pii ebrei, che osservavano le greggi guidate dai pastori e si sapevano e si sentivano a loro volta guidati da Dio pastore.

II – 1. Nel Vangelo Gesù fa due affermazioni principali. (a) I Giudei non capiscono alcune Sue parole sui pastori veri e i falsi (1-5); per capirLo noi, ricordiamo che nell’ovile degli orientali i pastori raccoglievano le loro pecore in un recinto protetto, nel quale c’era una sola porta, e vi lasciavano a guardia una persona. Il pastore si presentava all’ovile, si faceva aprire la porta dal guardiano e chiamava le pecore per nome: queste, conoscendo la voce del padrone, uscivano dall’ovile e lo seguivano. I ladri, ovviamente, non entravano per la porta ma scalavano il recinto: Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante (1)Gesù, perciò, dice esplicitamente: In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore (7); Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo (9). In effetti è solo per mezzo di Gesù che noi possiamo sperare di essere salvati: se crediamo in Lui, per i Suoi meriti possiamo avere il perdono dei peccati grazie al battesimo e alla riconciliazione e nutrirci spiritualmente con l’Eucarestia e gli altri sacramenti; così saremo sostenuti nella lotta contro il Maligno e potremo difenderci anche dai cattivi pastori, che ci furono e ci sono, e dai danni che loro fanno: Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti... Il ladro ora non viene se non per rubare, uccidere e distruggere (8.10)Egli lo dice chiaramente: la salvezza ci viene da Lui e dobbiamo guardarci dai falsi pastori, che ci indicano vie, che portano alla dannazione. S. Pietro esorta nella stessa direzione: In nessun altro c'è salvezza non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati" (At 4,12); “Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati e riceverete il dono dello Spirito Santo” (38); “Salvatevi da questa generazione perversa” (40). (b) Rinnoviamo la fede in Cristo nostro salvatore. Stavamo totalmente fuori strada. Eravamo schiavi di Satana a causa dei nostri peccati: Eravate erranti come pecore, ma ora siete ricondotti a Gesù, al pastore e custode delle vostre anime (25)Gesù ci ha strappato alla schiavitù di Satana grazie alla Sua morte e resurrezione e noi ora dobbiamo vivere una vita nuova: Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti (25-25). Facciamo un buon esame di coscienza per notare i nostri peccati, chiediamone perdono nella Riconciliazione e proponiamo di non peccare più con l’aiuto della grazia di Dio.

2. Gesù dice anche: Chi invece entra dalla porta, è il pastore delle pecore (2). Poco dopo nello stesso contesto aggiunge due volte: Io sono il buon pastore (Gv 10,11.14). E ci indica cinque caratteristiche nel “buon pastore”(1) Conosce le sue pecore: Io sono il buon pastore, conosco le mie  pecore e le mie pecore conoscono me (Gv 10,14); egli chiama le sue pecore ciascuna per nome e le conduce fuori (3)Alla chiamata del Signore le pecore rispondono con docilità: le pecore conoscono la sua voce (5) e ascoltano la sua voce (3)Questa capacità di conoscere il Signore e di riconoscere la sua voce si acquista nel contatto frequente con Lui, specie nella preghiera, nel colloquio prolungato con Lui, specie in ascolto della Sua Parola. (2) Ama tutte le pecore: espressione ne è il fatto che Egli le conosce individualmente e le chiama per nome. Gesù intrattiene un rapporto strettamente personale con ciascuno di noi. Perciò Paolo varie volte parla dell’amore di Gesù per l’insieme dei credenti e sottolinea anche l’amore di Gesù per lui personalmente: mi ha amato e ha consegnato se stesso per me (Gal 2,20). Ma Gesù aggiunge che non è venuto solo per salvare gli ebrei: ama tutti gli uomini e per tutti è morto: E ho altre pecore che non provengono di questo recinto; anche quelle io devo guidare; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore (Gv 10,16). (3) Guida le sue pecore: quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce (4). Gesù precede, i discepoli Lo seguono. Il cristianesimo non è un complesso di verità e di pratiche, ma è la Persona di Gesù col Suo insegnamento, che il discepolo, mette al centro della sua vita. Gesù ha preceduto i suoi fedeli nell’incomprensione, nel dolore e nella solitudine, nell’angoscia, nel disinganno e nell’abbandono, nella morte e nel sepolcro: Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia (21-23). Dobbiamo seguire Gesù nel dolore, portando anche noi la nostra croce e imitandoLo in tutte le Sue virtù e specie nella pazienza: Se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati (20-21)poiché anche Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti (24)Che Gesù crocifisso debba essere il punto di riferimento del cristiano appare anche dagli AttiSappia con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso! (36), cioè Dio Padre ha costituito e rivelato Gesù come Signore, Yahweh, e l’ha anche designato come Cristo, cioè come colui che viene a salvare l’umanità dal peccato, allo stesso modo in cui Mosè salvò il popolo ebreo dalla schiavitù del Faraone. Egli precede tutta la Chiesa come la colonna di nubi e di fuoco guidava gli Ebrei nel deserto. Gesù è tutto per me? Dobbiamo portare la croce con Lui  per poterLo seguire anche nella gloria della Sua resurrezione. (4) Difende le Sue pecore: Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore (Gv 10,12-13). Il pastore interviene per difendere le sue pecore; il mercenario prende la fuga di fronte al lupo, perché pensa al proprio interesse e non al gregge. Gesù ci difende dal lupo, che è il diavolo, di fronte al quale l’uomo si trova in condizioni di inferiorità. Ma Gesù, nostro Capo, è superiore al diavolo. (5) Gesù dà la vita per le Sue pecore e insiste molto su questa idea: Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le pecore (Gv 10,11). Dò la mia vita per le pecore (15). Per questo il Padre mi ama: perché io dò la mia vita... Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo (Gv 10,17-18). Gesù, quindi, è morto e risorto per noi, ma occorre anche dire che Gesù dà e comunica la Sua vita divina alle pecore: Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza (10)Gesù dà la vita a chi osserva i comandamenti (Mt 19,16ss), a chi aiuta il prossimo nel bisogno (Mt 25,31ss), a chi pratica il duplice comandamento dell’amore (Lc 10,25ss), a chi abbandona tutto per Lui (Lc 18,30ss), a chi crede in Lui (Gv 3,15ss). Chi non crede in Lui non è fra le Sue pecore: ma voi non credete, perché non fate parte delle mie pecore (Gv 10,26).

Pensiero eucaristico. Gesù è il buon pastore; Lo incontriamo nell’Eucaristia: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno (Gv 6,54). In ogni sacramento con la Sua Parola Egli continua a illuminarci e a darci la forza per praticarla e ci sostiene con la grazia sacramentale, che ogni sacramento conferisce a chi vi si accosta con fede e le altre disposizioni interiori necessarie,  Non abbiamo un pastore fuori di noi, ma Uno che abita in noi e ci guida, se Lo lasciamo libero di agire in noi. SiamoGli docili. Affidiamoci alla nostra Madre celeste e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai nostri Santi Pastori, perché ci ottengano questa docilità nel lasciarci guidare da Gesù e dai Suoi rappresentanti, che Egli continua a chiamare e a mettere a disposizione del Suo Corpo Mistico. (mons. Francesco Spaduzzi)


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