Solofra. A Palazzo Orsini il convegno "L'Italia dopo il referendum”.
Le ragioni del "no" sul prossimo Referendum.
Si è svolto nella mattinata, presso il salone maggiore del Palazzo ducale Orsini, un convegno riguardante “Le ragioni del NO. L'Italia dopo il referendum”. Ad organizzare l'evento è stato il Dott. Paolo De Piano del Coordinamento Democrazia Costituzionale. Davanti ad un pubblico numeroso, dopo i saluti del sindaco Nicola Moretti, sono intervenuti: Massimo Villone (Prof. Emerito di Diritto Costituzionale dell'Università Federico II di Napoli); Henry John Woodcock (PM-DDA Napoli) ed Isaia Sales (Saggista politico). Hanno sottolineato l'apertura della magistratura verso la società e fatto notare che con l'ingresso (in magistratura) di figli delle classi deboli si è avuto l'ìnterpretazione della legge “finalmente orientata alla Costituzione, limitando gli abusi di un potere politico che si credeva intoccabile”. Per il prof. Villone “Bisogna dire No, perché è un attacco alla Costituzione, che è una garanzia per tutti i cittadini ed i magistrati. Con la scusa della separazione delle carriere, che di fatto c'è già, in realtà la riforma Nordio vuole indebolire tutta la magistratura introducendo 2 Consigli Superiori (1 Pubblici Ministero, 1 per i giudici) della magistratura,e un'altra Corte Disciplinare con giudici sorteggiati e non eletti”. Woodcock ha sottolineato che “La ragione fondamentale si chiama sorteggio, un principio inaccettabile che costituisce un vulnus ai principi della democrazia elettiva non solo dei magistrati”. “Tutto ciò - ha spiegato Sales – perché la magistratura negli ultimi anni s'è caratterizzata per aver fatto indagini sulla classe dirigente, sul mondo politico della nostra nazione, sia per quanto riguarda i rapporti con la mafia che per la corruzione. La politica non vuole farsi controllare e limitare altri poteri, per cui la magistratura paga per questo, é la vendetta del mondo politico contro i magistrati che hanno fatto indagini sul ceto dirigente, sulla classe dirigente del Paese”.
D.G.