Caro Travaglio, le cose buone della Sea Watch 3 sono più importanti delle cose negative
Caro direttore, Marco Travaglio, come al solito, sulle questioni legate all’immigrazione cerca di fare da terzo incomodo avendo una posizione intermedia tra quella degli esagitati anti-immigrati e quella della sinistra favorevole al salvataggio in mare. Nel fondo di stamattina c’è scritto: “La banchina di Lampedusa invasa da due fazioni di esagitati che salutano la capitana Carola Rackete appena sbarcata e arrestata, alcuni insultandola e altri esaltandola, è la perfetta rappresentazione di questo povero Paese che non riesce più a ragionare, ma solo a tifare. E a twittare. Chi volesse ragionare saprebbe distinguere tra ciò che ha fatto di buono la Sea Watch-3, cioè caricare da un gommone pericolante in acque libiche 53 migranti (un giorno magari le Ong ci sveleranno quale divina ispirazione le fa trovare sempre nel posto giusto al momento giusto nello sterminato Mediterraneo); e ciò che han fatto di inaccettabile, cioè infischiarsene della legge del porto sicuro più vicino (in Tunisia o a Malta) per creare l’ennesimo incidente politico col governo italiano, ricorrere al Tar contro il no di Roma e poi fregarsene della sentenza negativa, appellarsi alla Corte di Strasburgo e poi ignorare il verdetto contrario, violare i divieti di ingresso in acque italiane e di sbarco a Lampedusa, fino alla manovra spericolata e criminale di ieri, quando per poco non c’è scappato il morto tra i finanzieri della motovedetta schiacciata sulla banchina” (Le due curve Sud; Il Fatto Quotidiano, 30/6/2019). Ma le cose non stanno come scrive lui. Innanzitutto non si tratta di distinguere tra ciò che ha fatto di buono e ciò che ha fatto di negativo la Sea Watch 3; si tratta di sottolineare se quello che ha fatto di buono è più importante di quello che ha fatto di cattivo. E a me sembra che quello che ha fatto di buono (salvare dal naufragio 53 migranti) sia molto più importante degli errori commessi. Inoltre non è vero che le Ong si trovano sempre al posto giusto nel momento giusto all’interno del Mediterraneo; sono innumerevoli i casi in cui le Ong non c’erano e questo ha fatto si che i migranti in difficoltà siano morti. Quanto al discorso sul porto più vicino l’economista Fabio Sabatini ha chiarito bene i motivi per i quali il porto sicuro più vicino non poteva essere altro che Lampedusa (FR. MI: Sea Watch 3, perché la nave di Carola doveva attraccare a Lampedusa, 29/6/2019, https://www.ilsole24ore.com/art/sea-watch-3-perche-nave-carola-doveva-attraccare-lampedusa-AC9aObV?fbclid=IwAR0LuE2qOcOFo4sX_76HJjaZMxMUIJfMHNYiHUXO39P-xwMoO5fmQkki2uE). Secondo il professor Sabatini Malta non è un porto adatto: anzitutto, perché Malta è poco attrezzata per gli sbarchi e, soprattutto, per gestire le richieste di protezione internazionale dei naufraghi. Ciò significa che non necessariamente i loro diritti saranno rispettati. Inoltre Malta ospita già molti più migranti di quanti ne accolga l’Italia, in proporzione alla popolazione. La Tunisia, poi, non è attrezzata per garantire i bisogni dei migranti e non ha una legislazione completa sulla protezione internazionale, che sarebbe invece essenziale per garantire il rispetto dei diritti umani dei migranti e perché un posto possa essere considerato un “porto sicuro”». Nelle ultime settimane, per esempio, una nave con 75 migranti a bordo era stata costretta a rimanere in mare per giorni (in condizioni peggiori di quelle della Sea Watch 3) perché la Tunisia rifiutava di farli sbarcare. Quando lo sbarco è stato consentito, i migranti sono stati trasferiti in centri di detenzione e minacciati affinché accettassero di lasciare subito il Paese e non presentare domanda di asilo internazionale.
Cordiali saluti
Franco Pelella – Pagani (SA)