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Negli ultimi anni sono stati pubblicati troppi pochi libri che contestano le tesi neoborboniche

Caro direttore, lo storico Emanuele Felice ha scritto un interessante articolo sulle perduranti polemiche relative al Nord e al Sud dell’Italia (Il cortocircuito tra Nord e Sud; La Repubblica, 23/8/2017). Egli ha giustamente: 1) sostenuto che le posizioni neoborboniche non hanno alcun fondamento e ne ha spiegato i motivi; 2) citato i referendum sull’autonomia promossi dai governatori leghisti di Lombardia e Veneto, le mozioni neoborboniche approvate nei consigli regionali e comunali del Sud, le ambigue posizioni del Movimento Cinque Stelle e del Partito Democratico; 3) affermato che è falso che i gravi errori dell’Unificazione vengano deliberatamente rimossi dalla storiografia. Il professor Felice, poi, ha sostenuto che si ha “…l’impressione che queste siano parole – e fatti, dati – al vento. Non scalfiscono chi preferisce credere alle tesi complottiste e filo-borboniche, disinvoltamente bollando gli esperti del settore (gli storici, la loro Società) come casta al servizio di un regime. E’ per molti aspetti una vicenda simile a quella dei vaccini…”. Sono solo parzialmente d’accordo. E’ vero che nel perdurare delle credenze neoborboniche ci sono elementi di fanatismo, di credenza in verità assolute che non vengono scalfite da coloro che la pensano diversamente. Ma a spiegare la perdurante vitalità delle tesi neoborboniche ci sono, secondo me, altri elementi. Il più importante è la sostanziale riluttanza degli storici di professione a misurarsi in un confronto ravvicinato con esse, una specie di rifiuto di molti di loro ad esaminare minuziosamente e a controbattere tali credenze, nella convinzione che bastano gli studi condotti fino ad ora a confutarle. A fronte di una ormai grossa produzione (che va avanti da parecchi anni) di libri, saggi, articoli di giornale e materiali di vario tipo presenti sui social network fino ad ora sono stati molto pochi gli studi che hanno mirato ad affrontare e a contestare punto per punto le idee neoborboniche. La mia opinione è che negli ultimi anni sono solo tre i libri che hanno affrontato adeguatamente alcune scottanti questioni: "La vera storia della congiura di Fenestrelle" dello storico Alessandro Barbero, "Lombroso e il brigante. Storia di un cranio conteso" dell’antropologa Maria Teresa Milicia, "Perché il Sud è rimasto indietro" dello stesso Emanuele Felice. Solo da poco tempo, poi, lo storico Aurelio Musi ha pubblicato un volume (Il Regno di Napoli) che mira a ricostruire nei suoi esatti termini la lunga storia del Regno. Se gli storici italiani non decideranno, finalmente, di sporcarsi le mani e di scendere in campo contro i “dilettanti” neoborbonici il rischio è che il dibattito (e le conseguenti speculazioni politiche) sui torti, veri o presunti, subiti dai meridionali dopo l’Unità d’Italia vadano avanti ancora per molti anni.

Cordiali saluti

Franco Pelella

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