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Che senso ha la lotta ai "democristiani" del Pd campano che vuole intraprendere Vincenzo De Luca?

Caro direttore, qualche giorno fa è stata pubblicata la notizia che “Il governatore Vincenzo De Luca è pronto a prendere in mano il partito regionale. Dopo gli insuccessi delle ultime prove elettorali e dopo la ritrovata intesa con il segretario nazionale del Partito democratico Matteo Renzi il momento sembra essergli propizio. La parola d’ordine partita da Palazzo Santa Lucia è stata «fuori i democristiani» richiamando a sé tutti gli ex comunisti per costruire una corrente solida capace di reagire ai capibastone” (CARLO PECORARO: Pd regionale, De Luca chiama gli ex comunisti; La Città, 1/8/2017). Fa sorridere questa pretesa di fare la guerra ai “democristiani” (in primo luogo i consiglieri regionali Pd Mario Casillo e Lello Topo) da parte di De Luca. La lotta ai cosiddetti “democristiani” (coloro che provenivano dai partiti di centro e che sono confluiti nel Pd) aveva un senso quando gli eredi del Partito Comunista erano divisi tra coloro che non volevano alcuna alleanza con i partiti di centro e coloro che invece erano propensi a tale alleanza. Ma adesso che senso ha? Quale è la differenza tra gli ex comunisti e gli ex democristiani? Per essere eletto governatore della Campania De Luca si è alleato con tutti (ex fascisti, ex amici di Cosentino, Ciriaco De Mita, ecc. ecc.) dimostrandosi più democristiano di coloro che oggi chiama democristiani. La verità è che in questo, come in altri casi, si tratta di una guerra di potere che si tenta di ammantare per guerra politica.

Cordiali saluti

Franco Pelella 

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