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Tempo Pasquale: Domenica VI dell’Anno A (2025-26).

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Pasquale: Domenica VI dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: At 8, 5-8. 14-17; Sal 65; 1 Pt 3, 15-18; Gv 14, 15-21

Introduzione(a) Ascolteremo dalla Lettera di Pietro: Siate pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza ...Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male (15-17)Purtroppo non abbiamo dato sempre la nostra testimonianza con dolcezza; anzi quanto più siamo convinti di quello che diciamo e pensiamo di averne le prove, tanto più diventiamo aggressivi nella nostra testimonianza. Chiediamone perdono, come anche di tutti gli altri peccati. (b) Le letture di oggi concentrano la nostra attenzione sull’imminente Ascensione di Gesù al Cielo, sulla successiva venuta dello Spirito Santo dopo 10 giorni e sulla necessità di dare testimonianza a quel Gesù che abbiamo conosciuto e amato.

I – (a) Gesù preannunzia la sua prossima partenza per il Cielo: Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete (19); Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi (18)Queste parole di prima della Passione e Morte significano che Gesù morirà e si sottrarrà ai discepoli e a tutti, ma risorgerà, ritornerà dai Suoi discepoli per 40 giorni, apparendo ai testimoni “qualificati”, che dovranno dare testimonianza della Sua resurrezione; ritornerà definitivamente alla fine del mondo. Le medesime parole, utilizzate nel contesto liturgico che precede l’Ascensione, significano che Gesù se ne va, ma: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20), quindi  resta con noi nei tanti modi di presenza; li ricordiamo per nostro conforto: Egli resta presente nell’Eucaristia e negli altri sacramenti, nell’assemblea riunita nel suo nome e nella Parola letta e annunciata, nel nostro cuore per la fede e la carità, in tutte le membra del Suo Corpo Mistico e in tutti i bisognosi, negli Apostoli e nei ministri. Ma solo la fede Lo fa “vedere” e gustare così presente: in effetti, quanto più intensa è la fede, tanto più si avverte la presenza di Cristo. Rinnoviamo spesso atti di fede in qualcuna di queste Sue presenze e, anzi, viviamo sempre alla Sua presenza. (b) Gesù aggiunge il motivo, per cui i discepoli Lo vedranno: perché io vivo e voi vivrete (19), cioè Gesù è risuscitato e vive e comunica la Sua vita divina ai discepoli. Questa vita divina è espressa anche col concetto della mutua immanenza: In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi (20)Condizione per avere la vita divina è l’osservanza dei comandamenti, che è anche manifestazione dell’amore verso Gesù: Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama (21). Conseguenza, ma anche premessa, dell’amore verso Gesù è l’amore del Padre e del Figlio verso il discepolo e anche la manifestazione di Gesù al credente: Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui (21)La vita di Dio inizia in noi col battesimo, per mezzo del quale, insieme col Padre, Gesù ci dona lo Spirito Santo, che è la fonte dell’amore verso Dio e il prossimo: l’amore di Dio (l’amore che Dio ha per noi) è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato donato (Rm 5,5); Egli ci rende capaci di dare amore e di osservare i comandamenti ed è anche la sorgente della vita divina e della conoscenza per fede, che abbiamo in Gesù. Apriamoci al dono dello Spirito e alla sua attività dentro di noi. Evitiamo ogni peccato, perché rattrista (Ef 4,30) e spegne lo Spirito in noi (1Ts 5,19), e confessiamoci subito se avessimo la disgrazia di commettere peccati gravi.

II – L’altro tema delle letture è proprio il dono dello Spirito, che Gesù ci fa. (a) Nel discorso della cena Gesù insegna: Se mi amate, osserverete i miei comandamenti e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce (15-16). Gesù promette lo Spirito ai discepoli e sembra mettere come condizione per la Sua preghiera al Padre per loro la loro osservanza dei comandamenti, che è espressione dell’amore verso Gesù e anche frutto dello stesso Spirito; d’altra parte, come già detto, l’amore verso Gesù ci viene proprio dallo Spirito Santo, versato nei nostri cuori (Rm 5,5). Gesù presenta lo Spirito come l’altro Paraclito (Gv 14,16; cfr. 14,26; 15,26; 16,7), perché il primo è Lui stesso: se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo, il  giusto (1Gv 2,1). Il termine Paraclito significa consolatore, ma anche avvocato, difensore, protettore intercessore. (b) La promessa della venuta dello Spirito Santo si realizzò per gli Apostoli a Pentecoste in modo solenne e vistoso: Apparvero loro lingue come di fuoco (At 2,3) e “rumoroso”: Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove si stavano (At 2,2); per quelli che diventano credenti dopo la Pentecoste la promessa si realizza col pentimento, la fede e il battesimo: Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati e riceverete il dono dello Spirito Santo (At 2,38); i credenti di Samaria, convertiti dalla predicazione di Filippo, Lo ricevono con l’imposizione delle mani: Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo (15-17). In realtà già nel battesimo riceviamo lo Spirito Santo, come ci ricorda At 2,38, ma con l’imposizione delle mani, che qui rappresenta la nostra cresima, c’è un’ulteriore effusione dello Spirito Santo, quella che trasforma in figlio adulto di Dio colui che nel battesimo è diventato figlio bambino di Dio. Un episodio analogo è riportato in At 19,1-7, dove alcuni di Efeso, che avevano ricevuto “il battesimo di Giovanni” (At 19,3) il Battista, vengono perfezionati nella fede dalla predicazione di Paolo; poi essi si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù (At 19,5) e infine: non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare (At 19,6). Abbiamo ricevuto il dono dello Spirito nel battesimo e negli altri sacramenti, con maggiore frequenza nella Riconciliazione e nell’Eucaristia. Impariamo a valorizzare la presenza e l’opera dello Spirito dentro di noi. Lo Spirito ci fa fratelli di Gesù e, attraverso Gesù, vuole portarci al Padre, per farci essere e sentirci Suoi figli. La nostra vita è divina e ci viene dalla nostra famiglia divina.

III – (a) Potremmo vedere anche un implicito riferimento allo Spirito Santo nelle parole di Pietro: adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza ...Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male (15-17). Come insegna Gesù, noi possiamo credere in Lui perché il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto (Gv 14,26), Egli darà testimonianza di me (Gv 15,26), e anche voi date testimonianza (Gv 15,27)appunto questa testimonianza è l’essere pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. D’altra parte anche agire con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, è frutto dello Spirito: in effetti Il frutto dello Spirito… è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (Gal 5,22). Gli Atti ci riferiscono che gli Apostoli, dopo la venuta dello Spirito Santo a Pentecoste, diedero testimonianza a Gesù e poi portarono il Vangelo in tutto il Mediterraneo e zone limitrofe con grande coraggio, anche a costo di dolorose persecuzioni e della perdita della vita. (b) E non solo gli Apostoli, ma anche i discepoli degli Apostoli: Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo. E le folle unanimi prestavano attenzione alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono risanati. E vi fu grande gioia in quella città (5-8)Gesù aveva preannunziato che i predicatori si muovono sotto l’influsso dello Spirito Santo: riceverete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra (At 1,8); raccontano gli Atti che ciò effettivamente avviene: tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza (At 4,31) e d’altronde gli uomini, intanto possono credere, in quanto sono sotto l’influsso dello Spirito: Perciò, io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l'azione dello Spirito di Dio può dire: “Gesù è anatema!”; e nessuno può dire: “Gesù è Signore!” se non sotto l'azione dello Spirito Santo (1Cor 12,3). Lo Spirito vuole servirsi anche di noi per portare il Vangelo nell’ambiente in cui viviamo, anzitutto nelle nostre famiglie e ovunque ci troviamo. Siamo docili alla guida dello Spirito? Abbiamo il coraggio di testimoniare la nostra fede o la nascondiamo per timore di contrasti e di essere presi in giro? Gesù ha dato la vita per noi; e noi siamo disposti almeno a parlare di Lui con coraggio?

Pensiero eucaristico. Abbiamo ascoltato la Parola di Dio e lo Spirito vuole che l’accettiamo con fede e la mettiamo in pratica: Gesù è venuto dentro di noi già con l’ascolto della Sua Parola e ancora di più verrà con l’Eucarestia, nella Comunione, come nostro cibo e bevanda. Finisce la Messa, ma incomincia l’impegno di vivere intensamente la vita cristiana e di diffondere il Vangelo. La nostra Madre del Cielo e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, ci sostengano con la loro preghiera e il loro esempio. (mons. Francesco Spaduzzi)


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